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Il power trio Magazzeno racconta la città con “Milano è pieno di figa” – INTERVISTA

by Alessia Andreon
Magazzeno Marco Carloni b

Quale miglior modo di dimostrare amore per Milano se non mettendo in luce i suoi pregi e i suoi difetti? Ecco quindi il personale omaggio alla città del trio Magazzeno con “Milano è pieno di figa”.

Non lasciatevi incantare dal titolo perché, in realtà, il brano racconta in modo schietto e, a tratti, irriverente, le grandi contraddizioni della città, come solo la band, composta da Huge Magazzeno (basso e voce), Matteo Magazzeno (chitarra elettrica) e Simo Magazzeno (batteria), sa fare.

I Magazzeno sono un power trio che sfida la vita con l’audacia di una party band, l’irriverenza di un gruppo rock demenziale, tenendo come punto di riferimento musicale il sound dance e funk. Il trio ha alle spalle un’enorme gavetta nei locali dei Navigli e, se andate sulla Darsena, ne troverete le prove, anche se loro, per “timidezza”, lasciano tutto sul vago…

Per presentare la canzone che ha entusiasmato il pubblico del Festival di SanNolo abbiamo fatto due chiacchiere con Huge Magazzeno, il frontman e fondatore della band.

INTERVISTA

Ciao Huge!
Ti va di raccontarci il vostro nuovo brano?

“Milano è pieno di figa” è l’ultimo brano che abbiamo prodotto ed è dedicato a una città, abbastanza enigmatica, che non ha nemmeno due milioni di abitanti e che è famosa in tutto il mondo.

È conosciuta al pari di Tokio, New York e Londra quindi ha una duplice identità: da un lato di piccolo paesino, dall’altro di città tra le più conosciute nel mondo. Ovviamente si scherza un po’ anche sulle altre bellissime città dell’Italia e ci si chiede come mai, Milano, sia così importante.

Questo brano è stato presentato al Festival di SanNolo ed è stata una bella avventura!

“Milano è pieno di figa” ha ottenuto, appunto, un ottimo riscontro al Festival di SanNolo, che lo scorso anno ha visto trionfare Francamente. Come erano gli altri concorrenti?

Esatto, infatti Francamente ha partecipato anche alla finale.

SanNolo è una bellissima manifestazione spontanea, nata in una zona che, poco alla volta, sta prendendo un’entità sempre più marcata in città e, devo dire, che è un festival organizzato benissimo, con un fortissimo lato ironico e ci ha fatto piacere essere invitati e anche premiati dal pubblico che ci ha estremamente supportato e, nella finale, ci ha votato.

Per quanto riguarda gli altri concorrenti, dal lato musicale, sono ancora dubbioso sull’utilizzo delle sequenze con le basi, che io trovo contrarie alla musica dal vivo.

Ho visto che molti sono organizzati così, con una band di supporto a un musicista, ma siamo in un periodo dove, effettivamente, i gruppi musicali non esistono più; di solito si fa musica da soli, creando delle basi e, quindi, è difficile trovare una band come noi in queste realtà.

L’essere band che suona dal vivo ci ha differenziato dagli altri concorrenti del Festival.

La canzone è studiata ad arte per attirare l’attenzione sul titolo, ma è un pretesto per fare un giro d’Italia e soffermarsi sulle contraddizioni che popolano le metropoli. Come la vivete voi?

Noi utilizziamo molto l’ironia e, questa volta, l’abbiamo adoperata per evidenziare come Milano stia cambiando faccia.

In realtà ormai sopravvivere a Milano è diventato molto duro: vedi le persone costrette a pagare 1.000 € per una cantina in affitto. Siamo preoccupati da questa speculazione e vogliamo vedere cosa succederà tra qualche anno.

È anche vero che, fortunatamente, ci sono ancora delle sacche di resistenza, però il progetto è quello di farla diventare una di quelle città scintillanti che cancellano la propria identità ed emarginano tutte le persone che non ce la fanno a stare al passo.

Come vi siete avvicinati al rock demenziale?

Noi abbiamo una forte componente dance che poi è stata mischiata con quella che è background punk e heavy metal, quindi ci piace far musica per ballare, anche in condizioni un po’ forti.

Qualche brano può essere definito proprio rock demenziale, però mi spiacerebbe metterci dentro questa casella.

Abbiamo, forse, una certa schizofrenia nel comporre e, nella nostra ampissima produzione puoi trovare una canzone completamente divertente e giocata, e altre canzoni più profonde, un più cantautoriali, dove ci è permesso anche dire altre cose. Dato che sono io a scrivere gran parte dei pezzi, non mi troverei a mio agio nel dover mettere tutto in chiave ironica; si può sempre rimanere coerenti anche approfondendo altri generi e stili, anche più personali.

Nei vostri concerti amate indossare costumi bizzarri e truccarvi da supereroi. L’ironia ci salverà?

La vita è una festa in maschera!

Travestirci da supereroi per i concerti crea molta allegria e usare delle maschere ci permette di fare e dire tutto quello che vogliamo.

È stato fin dall’inizio il marchio del nostro gruppo.

Dietro testi scanzonati c’è una spietata, quanto lucida, analisi della società. Come avviene da secoli, è l’arte a dover risvegliare la coscienza sociale?

Si, ad essere molto gentili nella definizione, è così…. oppure possiamo dire che il buffone di corte può insultare anche il re.

La “casacca” ironica, se così la vogliamo definire, ci consente di essere anche un po’ più acidi su certi aspetti.

Analizzando la musica attuale, penso che si sia accantonata la felicità nel fare musica.

Vedo che i gruppi sono seri, fighi, bravi, interessanti ma la felicità, la spensieratezza, si è veramente persa ed è giusto non essere troppo leggeri, ma la musica deve essere anche ballo e gioia.

Non bisogna soffermarsi troppo sulle cose brutte ma imparare a riderci sopra e continuare ad andare avanti e tenere alta la felicità!

Vi siete cimentati anche nella rivisitazione di brani di altri artisti come “Novembre” di Giusy Ferreri. Avete avuto qualche feedback in merito?

Mi scuso con lei pubblicamente ma il suo tormentone, scritto tra l’altro da Tiziano Ferro, mi ricordava quella canzoncina che si usa per insegnare ai bambini all’asilo la durata dei mesi e quindi si è creata da sola. Non c’è stato bisogno di fare grandi sforzi.

Noi lavoriamo nell’ombra, quindi lo scoprirà adesso con questa intervista!

Dopo il Festival di SanNolo, che programmi avete?

Abbiamo molti brani pronti; quello che ci blocca dal produrli tutti è semplicemente il costo!

Con i nostri sforzi, cercando di racimolare qualche cosa dai concerti, produciamo dei singoli.

A breve uscirà un brano che si intitola “Travolti dalle onde”, che parla di rapporti di coppia e di relazioni tossiche e, nel frattempo, stiamo registrando altri brani, ma manteniamo un po’ di riservatezza sui titoli.

Posso dire che abbiamo preso dei brani sia nuovi, sia del repertorio che portiamo già in concerto da tempo, e che, ovviamente, continueremo tutta l’estate con i nostri live.

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