Da venerdì 1 marzo è disponibile su store e piattaforme di streaming “Original Terron”, il nuovo singolo dei Tarantola feat. Sabaman che anticipa il nuovo album One Blood in uscita il prossimo autunno. Il brano, pubblicato da The Sound of Everything, è distribuito da The Orchard.
Sonorità reggae dancehall ed un testo cantato in inglese e dialetto salentino celebrano quel legame indissolubile con la terra natale che accomuna chi, per ragioni diverse, è dovuto emigrare. Un’identità forte, quella meridionale salentina, che si preserva anche a centinaia di km di distanza grazie a solide radici culturali e all’ amore incondizionato per la propria terra. “Original Terron” racconta dell’orgoglio di essere “terroni” e di quanto questo sentimento accomuni chi è partito per seguire un sogno nonostante le difficoltà.
“Original Terron” è il risultato di un’amicizia tra Mauro Lacandia, fondatore dei TARANTOLA e SABAMAN che affonda le sue radici in una tradizione culturale comune ed è la storia di due meridionali che con orgoglio, cazzima, grinta e passione trovano il modo di affrontare le difficoltà e dimostrare la loro forza unendo i talenti
Il TarantolaLab, quartier generale della band, è diventato un crocevia di culture e sonorità. Qui sono nati successi come “Estate in Salento”, “You Are not Alone”, “Stay Home” e la cover di “Ma il Cielo è Sempre più Blu” (licenza Universal Music), trasmessi da reti nazionali come Rai 2 e Rai 3 oltre che da centinaia di radio nazionali e locali, in Italia e Inghilterra.
“Original Terron” è il primo di una serie di singoli che vedranno la luce in questi mesi e che sveleranno, poco alla volta, quello che sarà One Blood, il nuovo album dei Tarantola che vanta una serie di collaborazioni con artisti della scena nazione e internazionale.
Abbiamo chiesto a Mauro Lacandia, fondatore dei TARANTOLA che ora vive e lavora a Londra, di parlarci delle diverse sfumature di ORIGINAL TERRON.
Ciao Mauro, benvenuto sulle pagine di InsideMusic! ORIGINAL TERRON è il vostro ultimo singolo, uscito il 1 Marzo, intanto come sta andando e come ha reagito il vostro pubblico?
“Original Terron” ha avuto una reazione inaspettata. Molto supporto dal Sud ma ancora di più dal Nord Italia, Francia e Inghilterra. Sono contento, perché lo scopo della canzone non è che la cantino gli abitanti del sud Italia ma è rivolta ad un pubblico più vasto. E così il mio obbiettivo di portare la nostra musica lontana sta ottenendo l’effetto desiderato.
Il brano oltre avere delle sonorità molto potenti porta con sé un concetto che non lascia spazio ad ambiguità: l’orgoglio di essere “terroni”. Da dove nasce questa esigenza di dichiararlo così forte? È una risposta a degli attacchi/ senso di discriminazione o nasce proprio spontaneo come orgoglio a prescindere?
Io la parola terrone l’ho subita molto, sia a Bologna quando mi sono trasferito per i miei primi studi musicali che a Londra, dove magari non venivo chiamato “terrone”, ma discriminato in luoghi lavorativi in moltissime situazioni. La canzone non vuole essere né polemica né arrogante ma è solo un modo per raccontare la nostra storia che, nel bene e nel male, è questa e non può cambiare. La discriminazione diventa motivo di orgoglio ad un certo punto. Il termine terrone non è molto utilizzato tra la gente del sud, è un termine che ci è stato affibbiato. Qui a Londra noi italiani la usiamo di più perchè ci fa sentire più uniti.
Com’è nata la collaborazione con SABAMAN?
Ci siamo incontrati per puro caso ad un concerto reggae/dancehall dove l’ospite speciale era Brusco. Quella sera Sabaman si è esibito sul palco improvvisando una serie di fantastiche rime in dialetto salentino ed li ho capito che saremmo diventati grandi amici
Per quanto riguarda il sound la vostra fonte è sempre il folclore non solo italiano. Come avete incontrato e incorporato le influenze più “esotiche” del vostro sound?
Ogni membro della band, ma è sempre stato così, viene da nazioni e anche continenti diversi. Abbiamo cercato di inglobare ed aprire le porte alle diverse sonorità tradizionali provenienti dai diversi angoli del mondo. Questo è uno dei motivi per il quale faccio musica: unione, condivisione, scambio culturale.
Spesso avere uno stile così marcatamente “territoriale” è un’arma a doppio taglio, può penalizzare perché esclude automaticamente una parte di pubblico più “mainstream” oppure può aiutare a spiccare nella scena generale. Cosa ne pensate sulla base della vostra esperienza?
Al momento “Original Terron” viene ascoltata più al nord che al sud Italia. Anche noi abbiamo sempre ascoltato musica inglese sin da bambini, senza capire mezza parola. Abbiamo anche ascoltato tantissime hit giamaicane con slang patois che a mala pena capivamo ma ci hanno trasmesso qualcosa perchè sono vere, dirette, diverse. Nel nostro nuovo album alcune canzoni saranno in dialetto, altre in inglese e dialetto, altre solo in inglese. Dipende dalla canzone, dal messaggio e dall’ artista con cui collaboriamo.
ORIGINAL TERRON anticipa l’album ONE BLOOD che vedrà la luce quest’autunno, cosa potete anticiparci di questo disco? Sarà un concept album?
One Blood e’ una raccolta di pezzi che esplorano differenti sonorità reggae dalla dancehall, al reggae roots, reggae ballads, dub, modern reggae ecc..
Il nome One Blood (un sangue), è una metafora per invitare le persone a riconoscere ciò che rende simili tutti gli essere umani, se questo avvenisse il nostro desiderio di discriminare e fare la guerra sarebbe diminuirebbe in maniera sensibile. Ogni canzone esplora e celebra le diversità culturali e la connessione umana come forma essenziale di vita o almeno come la “mia forma essenziale di vita”. Vivo a Londra principalmente per questo, non perchè sia il posto migliore al mondo (infatti non lo è affatto), ma per le connessioni e le tantissime culture diverse
Che estate vi aspetta per quanto riguarda i live?
Abbiamo già delle date in programma qui a Londra, e stiamo lavorando anche sull’ Italia. Non vogliamo suonare troppo spesso, vogliamo suonare nel posto giusto al momento giusto e in posti dove la nostra musica può essere accettata nel migliore dei modi. Amiamo suonare live ma vogliamo realizzare uno show pieno di emozioni ed interazioni con il pubblico, non solo un concerto.
Mentre in un futuro più ampio come vi vedete?
Continueremo a scrivere canzoni costantemente, collaborando con artisti sempre più grandi, allargando le nostre connessioni, suonando in festival sempre più grandi. Stiamo creando uno studio chiamato Tarantolab dove produrremo e scriveremo i nostri brani e inviteremo artisti internazionali a collaborare e creare una famiglia sempre più ampia.
Finally dandy with the me inside