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The Public Radar e i favolosi anni ’80 in Neon Rain – INTERVISTA

by Alessia Andreon
The Public Radar 3

Se vi piace la musica anni ‘80, rimarrete sicuramente affascinati dalle atmosfere di Neon Rain, il nuovo album della formazione romana The Public Radar.

Un album da ascoltare tutto d’un fiato per immergersi totalmente in quegli anni così vicini ma già così lontani.

La band, nata nel 2012, composta da Max Alto (voce e chitarra) e Francesco Conte (chitarra e synth) torna, a quasi 10 anni dal precedente disco “A new sunrise”, con un lavoro che conferma lo stile e la visione che ha sviluppato negli anni.

Gli arrangiamenti, la scelta dei suoni e il retrogusto malinconico delle linee vocali, indicano la precisa volontà di sviscerare, interpretare e attualizzare l’essenza più profonda degli anni ’80.

Ad impreziosire il disco c’è la collaborazione col produttore inglese Steve Lyon, che ha lavorato per gruppi iconici come Depeche Mode e Cure, e che ha co-prodotto, insieme alla band, tutto il disco.

I testi sono, invece, stati affidati ad Andrew Mecoli, membro della band originaria.  

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesco Conte e di parlare con lui del progetto The Public Radar.

INTERVISTA

Ciao Francesco, è un piacere ospitarti sulla pagina di Inside Music per parlare del nuovo progetto dei The Public Radar, un collettivo nato nel 2012 dall’amore per la musica anni ‘80. Raccontaci un po’ il vostro nuovo lavoro….

Il nostro secondo disco si intitola Neon Rain e, rispetto al disco di debutto, di dieci anni fa, c’è un grande cambiamento dato che nella band, siamo rimasti solo io e Max Alto, il cantante del gruppo, nonché autore e musicista. Questo è, probabilmente, l’elemento più significativo perché da quattro elementi siamo passati a due, il che rende tutto più semplice. Inoltre, il disco è stato coprodotto da noi e da Steve Lyon, fonico dei Depeche Mode e produttore di alcuni dischi dei Cure.

Neon Rain è un lavoro un po’ più maturo e condiviso con   una persona che ha una grande esperienza.

A livello di sonorità, penso che sia sicuramente più definito rispetto sia alle canzoni che al sound, che raccoglie tutto quello che era la musica elettronica, synth pop, new wave anni ’80.

È un disco abbastanza a fuoco, che non lascia dubbi rispetto al tipo di sonorità che volevamo ricreare. 

“Neon Rain” arriva a quasi 10 anni dal precedente “A new sunrise”. Vi siete dedicati ad altri progetti nel frattempo?

Sì, ognuno di noi ha una sua carriera autonoma.

Max è un grande doppiatore, nonché direttore di doppiaggio; un lavoro abbastanza impegnativo, che richiede tempo ed energie.

Per quanto mi riguarda suono, ormai da anni, con gli Spiritual Front, un gruppo tra il new folk e il rock acustico, con cui giro spesso anche per l’Europa. Inoltre lavoro in studio, anche per altre persone.

Entrambi sentivamo il bisogno di cominciare a scrivere e quindi, circa tre/quattro anni fa, abbiamo cominciato a riprendere in mano il progetto The Public Radar e ora siamo qui a parlarne! 

Abbiamo detto che questo album vanta la collaborazione in veste di produttore di Steve Lyon (Depeche Mode e Cure). So tra l’altro che il tramite sei stato proprio tu.

In che modo la sua esperienza ha influenzato il vostro lavoro?

Esatto, sono stato io il tramite. Ci siamo conosciuti grazie a degli amici comuni e lo avevo contattato per mixare il disco degli Spiritual Front, “Spiritual Front plays The Smiths”. Dopo quel lavoro ci siamo risentiti e gli ho proposto di lavorare al disco “Neon Rain”. 

Da un punto di vista artistico, su alcune cose io e Max avevamo una nostra visione e abbiamo cercato di portarla avanti, nonostante magari non fossimo completamente in linea con Stive, però, è chiaro che nel lavoro complessivo c’è stata la sua influenza; per esempio lui non è un grandissimo fan del synth pop, quello, chiamiamolo “più leggero”, di quegli anni. Noi, invece, abbiamo quella matrice e ci teniamo molto a conservarla, quindi, su certe cose, abbiamo dovuto un po’ mediare.  

Senz’altro ci fa piacere che si senta il suo contributo; stiamo parlando di un professionista di tutto rispetto, che ha lavorato con dei monumenti della musica.

Se l’album ci trasporta nelle atmosfere anni 80, il video di Endless è una vera e propria operazione nostalgia.
Come lo avete ideato?

Credo che il disco abbia una matrice chiara e sia la fotografia di quello che piaceva a noi quando eravamo ragazzini. Quel modello musicale veniva promosso anche in televisione con gruppi come i Talk Talk, Tears for Fears, Duran Duran e, ovviamente, i Depeche Mode.

Il nostro intento era ridare vita e conferire un tributo alla musica con cui io e Max siamo cresciuti, la prima tipologia di musica che abbiamo amato e che ci ha appassionato, proprio perché siamo figli di quegli anni.

Nel video ci sono un sacco di riferimenti a quello che andava di pari passo con la musica: videogame, vestiario, riferimenti a film iconici…

Infatti la musica di quegli anni è legata indissolubilmente ai film.

Se ci pensiamo, molti film li identifichiamo, ancora oggi, grazie alla musica che accompagnava le immagini.

Proprio per continuità con il progetto sarebbe bello che l’album fosse pubblicato anche in musicassetta o vinile…

Il disco, per ora, è uscito solo in digitale, proprio perché ultimamente non è facile investire per stampare i vinili, soprattutto per piccole etichette. Però l’idea c’è!

A breve uscirà il cd, più avanti ci piacerebbe anche in cassetta e in vinile, ma le tempistiche sono un po’ più dilatate proprio perché la stampa di vinili ha dei costi molto, molto alti.

The Public Radar è un progetto musicale che ha l’obiettivo, non solo di sviscerare la musica anni 80, ma anche di renderla attuale. In questo senso è difficile ritagliarsi uno spazio nel mercato musicale attuale?

Il paragone degli anni ‘80 con la musica attuale è abbastanza stridente.

Se prendiamo, ad esempio, anche solo gli ultimi vent’anni dello scorso secolo, ci hanno lasciato un livello di musica incredibile…basti pensare alla qualità della musica elettronica, new/dark wave, dell’heavy metal e dell’hip hop anni ‘80 e le grandi rivoluzioni degli anni ‘90, con il metal più estremo, il grunge…sono stati veri e propri fenomeni culturali, che non sono paragonabili a quello che succede oggi nel mercato musicale, dove farsi strada è difficilissimo e la popolarità dura un soffio.

Penso che il discorso ora sia completamente cambiato, non c’è più la grande canzone, iconica, che rappresenta un film, una serie tv… 

Ogni giorno esce talmente tanta musica ed è totalmente cambiato il modo di fruirne… Una volta dovevi andare a comprarla, adesso è tutto a distanza di un click e finisce per avere un valore nullo. Quando le cose sono gratis non gli dai più il giusto valore. 

Sono straconvinto che c’è in giro musica incredibile, fantastica, di grande qualità, ma il problema è che questo tipo di musica difficilmente riesce ad emergere nelle grandi piattaforme.

C’è però, negli ultimi anni, una grande riscoperta della musica di qualità; ci sono anche dei giovanissimi che vanno a vedersi un concerto dei Depeche Mode e non possono che riconoscere in Personal Jesus un gran pezzo, perché quando c’è la qualità è trasversale. Una canzone bellissima rimane bellissima sia che uno abbia quindici anni o settanta. 

Ci sarà un giro di presentazione di Neon Rain?

Si, è una cosa che abbiamo pensato ma, innanzitutto, dobbiamo aspettare che il disco giri un po’ e che escano le copie fisiche dell’album.

Dobbiamo anche capire come suonarle dal vivo, dato che non ci piace suonare con basi e sequenze preimpostate e i pezzi, musicalmente, richiedono delle skills non da poco. Ci terremo in contatto e appena abbiamo le date ve le comunicheremo!

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