“Curtain Call” (Black Candy Records) è il nuovo singolo di Pit Coccato, secondo brano estratto da “What I need”, il suo album d’esordio. Un full lenght cantato in inglese, dalle atmosfere cupe e grottesche in cui il cantautore di soli ventitré anni dimostra una sorprendente maturità artistica. In esso si spazia dal folk al post-rock e si rivolge agli ascoltatori più attenti e preparati. Pit Coccato, nel disco, parla di una vera e propria tragedia. Ma in questo pezzo, il concept mostra il proprio lato più dolce. Il videoclip di “Curtain Call”, scritto e diretto da Erika Errante, analizza una serie di immagini poetiche utilizzate per descrivere il concetto di morte. Il protagonista, Pit Coccato, ne indaga ogni punto di vista e possibile risvolto, sperimentandole una ad una come farebbe uno scienziato in laboratorio: dal punto di vista di un assassino, dal punto di vista di chi piange un proprio caro e dal punto di vista del defunto stesso. In questa intervista, Pit Coccato, racconta a Leslie Fadlon questo primo lavoro discografico, un po’ della sua storia e alcune riflessioni su questo particolare periodo storico.

L’intervista a Pit Coccato
Ciao Pit e benvenuto sulle nostre pagine. È da poco uscito “CURTAIN CALL”, come nasce questo tuo singolo?
Curtain Call non ha ispirazioni precise prese direttamente dalla vita vera. È un racconto in prima persona di uomo che uccide la propria amata perché non può farne a meno, nonostante il suo dolore. La musica stessa, che si abbina al testo, ricorda infatti una marcia funebre.
Il brano è estratto da “WHAT I NEED”, il tuo album d’esordio. ‘’Curtain Call’’ è il pezzo più dolce del disco, giusto? Quanto ha in comune con le altre tracce?
Curtain Call è collegata al resto dell’album. In primo luogo per le sonorità sporche ed espressive che caratterizzano “what I need”. In secondo luogo anche per il tema, citato nella domanda precedente, che è in linea con i temi delle altre canzoni: confine tra sanità e follia. Quando ho deciso di fare questo album mi sono dato tra gli obbiettivi che fosse il più compatto possibile, dal sound design al concept.
C’è anche un videoclip di ‘’Curtain Call”, scritto e diretto da Erika Errante. Ce ne racconteresti la genesi?
Premetto che Erika è una regista bravissima. quindi riporto di seguito le sue parole per descrivere il video. “Il video scritto e diretto da Erika Errante analizza una serie di immagini poetiche utilizzate per descrivere il concetto di morte. Il protagonista, Pit Coccato, ne indaga ogni punto di vista e possibile risvolto, sperimentandole una ad una come farebbe uno scienziato in laboratorio: dal punto di vista di un assassino, dal punto di vista di chi piange un proprio caro e dal punto di vista del defunto stesso. Come indica il trucco del volto del protagonista, le 3 differenti “prospettive” si sviluppano contemporaneamente come accadrebbe tecnicamente in un quadro cubista”. Mi sono affidato completamente alla sua creatività e ne sono contento.
‘’What I need” è un bellissimo titolo per un disco. Tu, di cosa senti il bisogno quando scrivi musica?
Grazie mille, sono contento che ti piaccia. Quando scrivo un disco non deve mai mancare la sincerità. quello che suono e registro deve sempre essere quello che voglio davvero fare, senza compromessi. What I Need è davvero un disco che ha tutto quello di cui ho bisogno.
Il tuo album d’esordio è cantato in inglese. Perché questa scelta? E hai mai scritto brani in italiano?
Canto in inglese perché credo che riesca esprimere meglio di qualsiasi altra lingua quello che voglio dire nel modo in cui lo devo dire. Ho anche qualche cosa in italiano, ma la mia scrittura deve ancora maturare molto e non voglio pubblicare cose di cui non sono estremamente sicuro.
Quali artisti ti hanno più influenzato, negli anni?
Sicuramente non posso esimermi dal citare Tom Waits, il modo di scrivere musica e testi che ha lui mi ha fatto quasi da “testo di studio”. Poi io sono un grande fan della musica Grunge e tutta la scena di Seattle degli anni ’90, dagli Alice in Chains a Mark Lanegan. Mi sento in dovere di dire che band pop punk come i Green Day mi hanno tenuto compagnia per tutta la mia adolescenza e hanno tutt’ora un posto speciale nei miei ascolti (e nel cuore).
Personalmente ti ho ascoltato dal vivo durante la serata ‘’Maledetti Cantautori” di gennaio 2020 a Germi (MI). Ci regalasti un bellissimo brano, al fianco di Nicholas Ciuferri e prendendo per un po’ spazio sul palco al posto di The Niro. Che tipo di esperienza è stata per te?
L’esperienza di “Maledetti Cantautori” è spaziale per me. Musicare i racconti di Nicholas è molto stimolante ogni nota deve accompagnare in modo complementare la sua lettura. Oltre a questo a me è sempre piaciuto fare cover (ho iniziato a fare chitarra e voce come piano bar in Irlanda in svariati pub quando avevo 17/18 anni) e trovarmi a reinterpretare maestri del cantautorato mondiale è una sfida che accetto più che volentieri. Il fatto di ritrovarmi a condividere il palco con colossi della musica Alternative Italiana come The Niro (e molti altri che fanno parte del progetto come Moltheni, Riccardo Tesio) mi riempie il cuore di gioia.

E in questo periodo così difficile per i locali, che ne pensi delle dirette sui social cui molti musicisti stanno aderendo?
Penso che sia la prova tangibile che il settore dello spettacolo sia popolato di persone con tanta tanta voglia di lavorare e mandare avanti un mercato che è tutelato sempre meno dalle istituzioni.
Come passi le tue giornate ‘’in isolamento” come tutti noi?
Scrivo nuovo materiale, partecipo alla produzione artistica di qualche disco, perfeziono le perfomances. insomma, non mi fermo!
Ci consiglieresti qualche buon disco (oltre al tuo ovviamente)?
Questa è una domanda che VORREI che mi facessero più spesso. Ne selezionerei tre che per me sono stati decisivi:
1)In The Areoplane Over The Sea – Neutral Milk Hotel; Il disco che mi ha fatto capire l’importanza di ascoltare un album per la sua intera durata, senza staccare andare avanti a canzoni singole. Un album è più della somma delle sue canzoni.
2)Raindogs – Tom Waits; Perchè è stupendo, il mio disco preferito credo.
3)Spiderland – Slint; che mi ha insegnato quanto è importante che la musica sotto il testo amplifichi il messaggio che le parole vogliono trasmettere.
Mi fermo qui perché se no potrei elencarne un centinaio.
Quali sono i progetti per il futuro di Pit Coccato?
I miei prossimi progetti sono di portarvi dal vivo il mio disco facendo un sacco di concerti in tutta italia.

Rock’n’roll lover. Afterhours Lover. Good lyrics lover.