Era l’otto febbraio e al Moses Live Club di Napoli per Subcava Sonora si esibiva Speranza uno degli artisti più intriganti e chiacchierati della scena rap del momento

Casertano, per metà francese, emigrato al contrario in cerca di un posto per salvarsi da un futuro poco sicuro. Sfrontato, mood aggressivo, testi diretti e flow deciso : TUTTO QUESTO E’ SPERANZA.
Supportato ed apprezzato nella scena per la sua tagliente sincerità, scrive ciò che pensa senza filtri e canta senza censure, combattendo l’etichetta e facendo della musica l’unico modo per sfogare la sua voglia di crescere.
Non lo possiamo considerare un novellino anche se di lui sappiamo ben poco, lingue e dialetti diversi, complicati da decifrare ed associare ad uno stile già presente nel panorama musicale italiano. Dal canale YouTube si può tracciare cronologicamente la sua storia misteriosa, con un video dopo l’altro evidenzia le sue origini ed i suoi disagi. Si fa fatica a dare credibilità al primo ascolto, un pò per la stranezza delle sue scelte stilistiche (chiavt a mammt, sparalo!) ed anche per quelle estetiche (givova, spall a sott).
Disagi sociali, violenza, povertà, urlati senza paura proprio come secondo il rapper si dovrebbe affrontare la vita. La realtà di un contesto periferico rispetto alle aree urbane del rap italiano pone l’artista concretamente proiettato verso un esperimento sociale, ”SPERANZA” per chi vive la povertà e la criminalità del proprio paese, una realtà distante da quella che immaginiamo sia vissuta dai suoi colleghi.
Così come il suo stile e la voce sono riconoscibili, è riconoscibile l’impronta del suo live. Un concerto intenso e pregno di carica emotiva, scandito dalla rabbia e dalla voce graffiante e coinvolgente di Speranza, che riesce a trascinare anche i più scettici e a farli saltare sul tempo di ”CHIAVT A MAMMT” o di “SPALL A SOTT”.
E’ bello sapere che il concerto sia stato realizzato grazie alla collaborazione di due realtà così poco conformi e controcorrente: da un lato c’è SPERANZA, l’artista sui generis, dall’altro Subcava sonora, la prima etichetta italiana a non utilizzare la SIAE dal 2010.