Intervista a Manfredi: l’amore è una bugia di Hollywood

di InsideMusic

Se siete degli inguaribili amanti dei film romantici non potete rimanere indifferenti ascoltando Hollywood, il nuovo singolo di Antonio Guadagno, alias Manfredi.

Il primo brano , estratto dall’album di Manfredi che uscirà, presumibilmente, nella primavera 2021, è una presa di coscienza, senza filtri, del sentimento ferito e negato, ma anche un inno all’accettazione del fallimento amoroso che ci viene proposto nei film di Hollywood come Notting Hill.

Ciao Manfredi, intanto inizierei col chiederti perché hai scelto questo nome d’arte….

Quando ho iniziato a cantare ho pensato di staccare la persona dall’artista: Manfredi gestisce le cose meglio di Antonio, diciamo che è più comodo avere una doppia possibilità ma non vuole essere affatto una maschera. Il nome Manfredi mi è sempre piaciuto;

quello che mi ha colpito favorevolmente è che uno dei suoi tanti significati sia “amico dell’uomo”. Un artista, attraverso la sua musica, può essere visto come un amico che ti sta vicino in un momento difficile.

Magari ti va storta la giornata, la settimana fa schifo, ma mettendoti le cuffie hai qualcuno che ti capisce, condivide con te il malessere che provi e ti sembra di sentirti meno solo!

Nel tuo nuovo singolo parli dell’amore che crea sofferenza per dimostrare di esistere: Non dovrei guardare troppi film… l’amore una bugia di Hollywood. Secondo te perché, sia gli uomini che le donne, sono così attratti dalle storie romantiche impossibili?

Penso che ci sia un enorme fascino in quello che non possiamo avere. Siamo abituati a dare per scontato quello che abbiamo e una volta che lo raggiungiamo ci poniamo un nuovo obiettivo, ci impuntiamo su ciò che non abbiamo e vorremmo avere.

In amore funziona un po’ allo stesso modo: una relazione che dai per scontata inevitabilmente sarà poco interessante per il semplice fatto che manca il gusto della conquista. Gli amori in cui non hai certezza di avere davvero l’altra persona sono i più intriganti.

Un amore a distanza o innamorarsi di uno che sta già con un’altra, ti crea un ribollio di sentimenti tutt’altro che piacevole, come l’ansia, ma ti fa anche sentire vivo. Sentirsi vivi nella nostra testa viene prima del sentirsi bene… ma siamo fatti così.

Canti sempre di esperienze che ti sono realmente accadute perché hai sviscerato il sentimento che si prova vivendole. Nella vita pensi che aiuti mostrare il proprio lato più vulnerabile?

Dipende: ci sono situazioni in cui, se ti mostri troppo fragile, ti mangiano vivo ma, in generale, penso che si debba sempre fare i conti con i propri sentimenti.

Se sei triste o vulnerabile puoi anche decidere di non mostrarlo a tutti ma solo ad alcuni; l’importante è saper riconoscere le proprie fragilità senza vergogna.

Nel settore artistico penso possa anche aiutare: tutti gli artisti credo siano persone fragili che hanno bisogno di raccontare, di trovare l’approvazione di qualcuno.

Le canzoni non le tieni per te ma le pubblichi proprio per soddisfare questa esigenza.

Come cantava Max Pezzali nella provincia spesso ci si annoia, tu per combattere la noia hai imbracciato la chitarra…. Come è avvenuto il passaggio da hobby a lavoro?

È stato un passaggio molto graduale, nel senso che io ho registrato una canzone sola prima di entrare nella mia etichetta.

Ho detto: questa è la mia canzone, se vi piace possiamo lavorare insieme.

Loro hanno visto che c’era qualcosa nella scrittura che gli piaceva ma io per anni non ci ho creduto…rimanevo molto scettico!

Tutt’ora non me la sento di dire che sono un cantante, sono più loro che ci credono al posto mio; cerco di migliorare, prendendola però con spensieratezza, lo vivo come un lavoro, dando importanza a ciò che faccio e dedicandoci del tempo, riconoscendo che ci sono delle persone che lavorano dietro le quinte per me.

Non sento la pressione per gli ascolti, quello che cerco di fare è essere naturale e vero, come nelle mie canzoni.

Hai detto diverse volte che ingegneria e musica non si sposano bene, ma anche il cantante professionista ha una vita rigorosa, fatta di scadenze, impegni, treni…. Tra qualche anno ti vedi più dietro una scrivania o sul palco?

Mi piace il contatto con le persone, vivere delle esperienze. Il mio desiderio sarebbe stare sul palco ma anche se il mio futuro fosse l’ingegneria, vorrei impegnarmi in qualcosa di mio, da andare a presentare agli altri …. Non mi appartiene stare dietro una scrivania.

Contrariamente a quello che si pensa di chi ha una mente analitica tu mostri anche tanto cuore nelle canzoni, come concili le due cose?

C’è lo stereotipo da telefilm dell’ingegnere freddo calcolatore, che a volte corrisponde alla realtà. Nessuno mi ha mai detto: Ma quanta arte c’è in Analisi 1!

Andare all’università, conoscere persone e far parte di nuovi gruppi ti fa vivere nuove esperienze che ti arricchiscono dal punto di vista umano a prescindere dalla facoltà che frequenti, per questo credo che la vita universitaria sia qualcosa di fondamentale nella crescita, che ti arricchisce sia come persona che come artista.

Sia in Cuffiette che in Hollywood parli di storie d’amore finite, non benissimo…. Nel tuo album in uscita nel 2021 hai lasciato ancora spazio per aggiunte, giusto? Ci sarà spazio per l’happy end?

È un album in cui si parla tanto di amore e di relazioni, ma ho cercato di inserire anche cose che non avessero a che fare con questo. Le canzoni d’amore son bellissime, ma 10 canzoni sull’amore finito male sarebbero state troppe!

Nel disco tratto argomenti come l’adolescenza, i rapporti con i genitori… Questo album rappresenta la mia crescita, partendo da quando ero bambino, arrivando fino all’università e ovviamente ci sarà spazio anche per l’amore, che è la mia fonte di ispirazione maggiore.

Scrivo pensando che devo fare qualcosa di bello, e per fare qualcosa di bello devi dare il panorama completo, farti conoscere, se no sembra che Manfredi sia quello sempre depresso per l’amore, che è vero, ma non è solo questo! (ride)

Se vuoi sapere se l’album è già pronto ti rispondo che sarà definitivo solo una volta che esce. Se pensi che sarebbe dovuto uscire questa estate e Hollywood non c’era ancora ed è stato il primo singolo estratto….

Mi riservo fino all’ultimo di cambiare anche tutte le tracce del disco se non ne sono pienamente convinto o magari scrivo qualcosa che mi piace di più.

Essendo un po’ introspettivo mi aspetto un live intimistico, hai già pensato a qualcosa?

I primi concerti, dato che non sono conosciuto dal grande pubblico, saranno sicuramente molto intimistici, con un contatto col pubblico, per il semplice fatto che chi mi viene a sentire vuole davvero essere lì.

Sono un artista che conosci perché lo vai a cercare, non sono un cantante così main stream!

Il disco esce in primavera anche perché, secondo me, vive di live. Non avrebbe senso farlo uscire per lasciarlo nello streaming insieme agli altri dischi che escono lo stesso giorno.

Per me il concerto è un fare qualcosa insieme al pubblico, non è solo un cantare le canzoni ma anche svelare delle curiosità.

In questo senso mi piace pensare ad una vera interazione.

Il mio obiettivo è far tornare a casa le persone contente di aver partecipato ad un concerto che gli ha regalato un’emozione.

Intervista a cura di Alessia Andreon

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