La Stand Up Comedy, il “cabaret” Americano (la definizione è oggetto di profondo dibattito) pare sia arrivata anche a Napoli. Cioè, in realtà non è apparsa oggi, ma l’eco di Netflix, dei tanti giovani comici che vivono l’ambiente e l’arrivo in città di chi ha fatto e continua a fare la storia di questo genere in Italia, sta facendo scoprire ai più la presenza di un genere alternativo alla comicità di massa che trova nell’impianto culturale napoletano un terreno sempre fertile per attecchire

La Stand Up Comedy sta diventando un’alternativa concreta di intrattenimento in città, con realtà consolidate e un movimento sempre più attivo e conosciuto. Un movimento in sinergia, a partire dal progetto Stand Up Comedy Napoli e il suo Lab di comici emergenti, con la direzione di Vincenzo De Luca Bossa e Fausto Rio e le tantissime serate che riempiono il Kesté, dove quest’anno si sono esibiti in tanti tra i migliori d’Italia. Con tantissime realtà connesse e in sinergia come Allert Comedy e tanti comedian che trasformano sempre più locali in Comedy Club per qualche ora al mese: come il Factory, il Club Etnie, lo Slash+, l’Ennò e tanti altri. Napoli, la città di Pulcinella, dei programmi televisivi di tormentoni e stereotipi, sta diventando davvero un polo per una nuova comicità, invece, fatta di archetipi, coraggio e sfrontatezza? Per farci un’idea, abbiamo deciso di fare qualche domanda ad uno di questi comedian emergenti: Davide DDL.

Ciao Davide, benvenuto su Inside Music and Movies, raccontaci un po’ chi sei e come hai iniziato questo percorso?
Sono Davide Di Lorenzo, per gli amici DDL, che poi sono le mie iniziali. Amici in cui è incluso il caporedattore di questa testata. Sì, questa intervista non è meritocratica! Esattamente come ogni altra intervista nella storia. In sintesi ho passato gli anni compresi tra i 18 e i 24 a studiare Relazioni Internazionali. Mi diedero anche una borsa di studio, confondendomi con un altro ragazzo bravo che mi somigliava ai colloqui. Contemporaneamente ho scritto tanto, su vari giornali online. Prevalentemente satira. Articoli che mi fecero guadagnare, in quei due anni: circa 600 euro, un’intervista a Ignazio La Russa e una querela per diffamazione. Fu proprio da quel momento che decisi di scrivere in modo anonimo aprendo il blog Il Porco. Lì le cose sono migliorate, e in 3 anni ho ottenuto: 0 euro, le avances di una ragazza che aveva solo foto con filtri Snapchat, e nessuna querela. Nel 2016, proprio tramite il blog, fui contattato da Vincenzo De Luca per provare la prima volta a salire su un palco con i ragazzi di Satirarum. Il mio primo pensiero fu: ma perché la Regione Campania organizza serate di Stand Up Comedy? Poi scoprì che il gestore del Kesté era un suo omonimo. E segretamente gestiva la Regione usando l’altro De Luca come una marionetta. Dopo quel periodo c’è stato un grande buco nero, nella mia vita e nella Stand Up in generale a Napoli. Sino allo scorso Maggio, quando con gli amici Vincenzo Comunale e Adriano Sacchettini mi hanno introdotto nel nostro gruppo Allert Comedy e poi con Stand Up Comedy Napoli da Gennaio, la mia vera prima volta. Dove ho conosciuto persone fantastiche, ma anche orribili come Fausto Rio e Flavio Verdino.

Chi è il tuo punto di riferimento e qual è lo stile che cerchi di portare sul palco?
Non credo di avere un idolo specifico. Amo i monologhi dei grandi della Stand Up Americana: Bill Hicks, George Carlin, Daniele Luttazzi e più recentemente Louis CK , Jeselnik, per cui ho un vero debole, e insomma tutti gli altri che trovate su Netflix. In Italia abbiamo la fortuna di poter lavorare e confrontarci con i più grandi con grandissima frequenza, anche noi “apprendisti”. E’ stato proprio dopo un’apertura andata male a Filippo Giardina che, grazie ai suoi consigli, e una bella e giusta cazziata, ho intrapreso la strada per una voce comica che sento molto più mia rispetto alle One Line, con uno stile molto grezzo, con cui ho cominciato. Di base, semplicemente, non si dovrebbe fare un cammino verso qualcuno, ma tradurre in chiave comica se stessi e le proprie attitudini, studiando tecnica, dizione, luci, scrittura, per renderli sempre migliori e più credibili sul palco. Di base mi piace la sensazione che si prova quando la gente ride. Parlo di me, parlo tanto di politica perché è quello che ho studiato di più, ma anche di animali grassi. Ecco, si. Credo che gli animali grassi siano proprio la chiave gnoseologica del discorso.

Ultimamente nella cultura italiana si sta inserendo prepotentemente anche lo Stand Up comedy. Ci sono tanti giovani che cominciano questo percorso, ma manca sempre quel “passo avanti”. Quale dovrebbe essere secondo te quel grande passo ?
Secondo me abbiamo già allungato la gamba, tipo quando vuoi fare 6 gradini in una sola volta per sfidare tuo cugino. E proprio come in quel caso, gli esiti saranno solo due: la gloria o una risonanza magnetica al ginocchio. Tutti ci conosciamo, collaboriamo, ci diamo consigli. Voglio bene praticamente tutti. Tranne Flavio, che spero di accoltellare presto. Nel rispetto dell’unicità di ogni autore e del percorso, che per talento e circostanze, porterà inevitabilmente solo alcuni di noi a farcela. La Stand Up Comedy è in tantissimi club in tutta Italia, con frequenza e qualità, e artisti giovani, ma già ad altissimo livello e con un seguito stabile e in crescita. Ormai non c’è più sol O l’avanspettacolo, la gente ha voglia di ridere in modo nuovo. Anche per merito del fatto che la cultura si sta internazionalizzando, grazie anche a Netflix che sta contribuendo a farci ridere in modo nuovo, ridoppiando Evangelion in modo ridicolo, e introducendo sempre più Stand Up, finalmente anche italiana.

Mi ritrovo spesso a vedere ( che sia tramite un video o dal vivo ) spettacoli di Stand Up, ma spesso la maggior parte della gente è molto giovane e soprattutto di un certo ceto sociale ( questo però l’ho notato solo in alcuni spettacoli ). Lo Stand Up comedy, è una cosa per pochi oppure è una categoria di spettacolo dove tutti dovrebbero avere accesso ?
Non sono d’accordo sul ceto sociale. Se sommiamo i fatturati dei miei compari di palco e del pubblico che ci segue, potremmo comunque ottenere il reddito di cittadinanza. Piuttosto si potrebbe parlare di endogamia culturale. Il rischio è di finire a parlare a sé stessi, per piacersi e compiacersi delle risate di chi è già nella nostra stessa bolla culturale. Quando forse il vero scopo è di raccontare attraverso la risata temi altrimenti complessi, come il razzismo, l’odio, i paradossi del capitalismo, i dilemmi emotivi della società post-moderna in cui viviamo, le tragedie contemporanee: l’inquinamento, le guerre, la fine di Tinder Premium pezzotto da Desktop. Cercando di farli arrivare anche a chi altrimenti non avrebbe voglia di ascoltarli.

Rifacendomi alle due domande precedenti. Ho notato che in Italia molti comici s ritrovano ad esibirsi in un certo tipo di locali, che ovviamente portano ad avere un certo tipo di pubblico. Secondo te uno dei tanti “passi avanti” potrebbe essere quello di cominciare a portare lo Stand Up nei teatri più grandi o in luoghi più “popolari” ?
Speriamo. Per ora basta la passione. Il successo i soldi e i grandi palchi, se verranno, bene.

Quali sono i tuoi progetti per la prossima stagione?
Allora, anzitutto alimentare una faida tra me e Flavio Verdino attraverso interviste artate, finalizzate a creare Hype sulla vicenda, facendo venire sempre più gente ai nostri spettacoli, nella speranza che ci sia una mattanza. In realtà gli voglio benissimo e lo stimo molto come comico. Poi, con un altro po’ di palco, vorrei che in questa stagione uscisse fuori il mio primo spettacolo. Che ho da poco finito di scrivere. Insomma è un anno decisivo. Ci saranno molti palchi, moltissime serate, tanti monologhi nuovi. Posso andare? Abbiamo finito? Cristo, che palle sta cosa che dovevo fare il simpatico. Ma poi tutte cazzate, qua la gente si copia le battute, litiga per serate da quattro soldi. No, non hai idea, ti giuro. Ma poi secondo te è credibile quella cacata che lo faccio per passione? Cioé dici che non si vede che voglio solo i soldi? Menomale dai. Allora come eravamo rimasti d’accordo? Un buono da 30 euro su Amazon? Da 50…ma chi me l’ha fatto fare.