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SANTI FRANCESI a Sanremo: la nostra intervista prima del festival

by Paola Pagni
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Mancano pochi giorni alla partenza della 74° edizione del Festival della Canzone Italiana che vedrà, tra i 30 artisti in gara, il duo dei SANTI FRANCESI con l’inedita “L’AMORE IN BOCCA” (Epic Records/Sony Music Italy).

I SANTI FRANCESI hanno conquistato l’accesso al palco dei BIG dopo aver superato lo scorso dicembre la selezione finale di Sanremo Giovani con il brano Occhi Tristi (https://epic.lnk.to/OcchiTristi) e come già annunciato per la serata delle cover (9 febbraio) si esibiranno con l’artista inglese SKIN, anche frontwoman degli Skuk Anansie, sulle note di “Hallelujah” di Leonard Cohen.

Abbiamo intervistato i Santi Francesi incuriositi dal loro pezzo, che loro stessi hanno definito ” un Bignami della loro musica” a Sanremo. Per praticità, le risposte sono state date in gran parte da Alessandro (De Santis), ma Mario (Francese) ha sapute mettere qualche chiosa decisamente niente male.

INTERVISTA A I SANTI FRANCESI

Salve ragazzi, intanto grazie per il vostro tempo e complimenti per l’imminente partecipazione a Sanremo. Voi siete un poi degli abituè della gara sul palco: da Amici, a Musicultura fino a vincere X- Factor. Ed anche l’iconico palco di Sanremo è, a tutti gli effetti, una gara. Come vi approcciate a questa nuova sfida?

Innanzi tutto c’è da dire che noi di base non ci precludiamo mai nulla: non abbiamo rinunciato a partecipare ad un talent pur volendo fare anche la gavetta vecchio stile e viceversa. Detto questo, il nostro modo per affrontare la gara in realtà è pensare di non essere in gara, nonostante tutto intorno ci dica effettivamente il contrario. In questo caso specifico poi, credo che sentiremo meno questo peso, perché dopo aver fatto Sanremo Giovani, dove se non arrivi nei primi tre sei fuori, qui siamo più che mai interessati prima di tutto a salire sul palco, suonare e vedere se qualcuno ha intenzione di iniziare a seguirci.

Il vostro pezzo, “L’amore in bocca”, nasce prima o dopo la decisione di partecipare a Sanremo?

Il pezzo nasce prima di aver deciso l’eventuale partecipazione a Sanremo. Come sempre è una cosa che abbiamo iniziato senza aspettative: l’anno scorso abbiamo partecipato ad un camp di Sony, con molti autori ed autrici riuniti, ed abbiamo conosciuto Cecilia Del Bono, con cui abbiamo deciso di vederci successivamente per collaborare. Lo raccontiamo sempre perché la mattina in cui ci siamo trovati ci siamo detti: ok iniziamo, ma senza fretta. Ed invece poi in due ore avevamo già la canzone, L’amore in bocca, che quindi è scritto al 50% anche da una penna femminile.

Il pezzo poi è stato riadattato quindi per la partecipazione al festival?

Sì, nonostante sia nato in un giorno, poi ha avuto bisogno di molto più tempo per la produzione.(Mario)

Cosa vi ha fatto pensare quindi che fosse il pezzo giusto da giocarsi in questo contesto?

Sicuramente lo consideriamo un buon biglietto da visita. Il brano rispecchia molto le nostre atmosfere e quello che cerchiamo di fare in ogni canzone, cioè aggiungere “elementi sbagliati”: questo pezzo ad esempio nasce come una ballad a tutti gli effetti per poi avere un risvolto assurdo dalla seconda strofa in poi, dove diventa tutt’altro. Insomma il concetto per noi è sempre quello di rompere le aspettative. E per noi questo pezzo le frantuma tutte.

In più (aggiunge Mario) valorizza molto quello che noi siamo musicalmente, quindi è una parte importante da mostrare. Una sorta di “Bignami” di noi stessi.

Oltre al fatto di avere il pezzo giusto, cosa vi ha fatto decidere di partecipare a Sanremo?

C’è da dire che questa è la terza volta che ci proviamo, passando per Sanremo Giovani: la prima volta non siamo rientrati nemmeno nei primi sessantaquattro, la seconda volta siamo entrati ma poi non siamo passati per la finale, e la terza volta è questa. Sanremo quindi era un’idea già dall’inizio per noi; poi bisogna anche rappresentare qualcosa per qualcuno, ma al momento giusto. Credo che quest’anno ci sia la possibilità di farlo e più il mondo intorno inizia a somigliarci, più troveremo persone disposte ad ascoltarci. È tutto molto in flusso, in divenire, per quanto ci riguarda. E sicuramente non consideriamo Sanremo né come l’inizio né come la fine di nulla, ma semplicemente un passo necessario per il nostro percorso. Un bel passo a dire il vero, che comunque ci darà anche più consapevolezza: mia nonna ad esempio, adesso sa che sono un artista.(Mario)

C’è qualcosa che temete in modo particolare per questa partecipazione?

Forse tutto quello che ci sarà intorno, ma che è comunque parte del gioco: in quel periodo c’è un’attenzione talmente grande a quello che viene detto e fatto, per cui bisogna arrivarci concentrati su tutto ciò che si dice o che si fa, soprattutto se non si vogliono combattere battaglie che non ti appartengono. Non abbiamo nessuna voglia di fornire spunti per meme ecco, allontanandoci da tutto questo ed indirizzando tutti verso la musica e niente altro.

Avete un rituale scaramantico prima di salire sul palco?

Purtroppo la risposta è molto deludente, perché noi in certi momenti siamo così concentrati che non ci guardiamo nemmeno in faccia! Non vediamo solo l’ora di salire sul palco, non facciamo nient’altro.(Mario)

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