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Salutami tuo Fratello : Marco Ligabue ci presenta il suo libro

by Paola Pagni
marco ligabue

Marco Ligabue è per noi una gradita conoscenza, ed in questo ultimo anno ha avuto molte cose da dire su di sé. I sui primi 50 anni infatti sono coincisi con l’uscita di un album, che alla fine ha visto la luce in piena pandemia, e adesso con un libro.

Salutami tuo Fratello è un libro speciale, perché Marco decide di donarci un po’ dei suoi ricordi più belli e di farci partecipi, anche se a morsi, di questa sua vita vissuta intorno alla musica a 360 gradi.

Inoltre nella scrittura di questo libro Marco, con la sua “sana incoscienza”, ha tracciato uno spaccato di quello che possiamo definire come “Emilianeità” di 3 generazioni.

Da queste pagine capiamo molto di questa gente, e leggiamo la storia di un artista in perenne evoluzione.

In tutto questo non poteva mancare ovviamente Luciano, che è stato dapprima un fratello protettivo e poi un padre, quando il loro è venuto a mancare.

Un Luciano che firma una “lettera” in quarta copertina che farebbe sciogliere un iceberg, e rivela tutto l’ammirazione per il fratello minore.

Qual è stato il motivo di questo libro?

Questo libro non era in programma – Dice Marco Ligabue – È stato un modo di aprirmi di più, perché con tante pagine bianche ho potuto approfondire altrettante pagine della mia vita.

Di queste pagine, ce n’è anche qualcuna che ti emoziona più delle altre

Quando leggo il capitolo della maratona mi emoziono sempre perché quella gara l’avevo dedicata a mio padre. Perché era uno che non mollava mai e io volevo concludere questa maratona per lui, per fargli vedere che ero arrivato al traguardo.

Questo non mollare mai che a volte può sembrare testardaggine

A me piacciono le sfide: non sempre sto bene nella comfort zone. Un esempio su tutti: ho deciso di lanciarmi come cantautore a 40 anni con un cognome decisamente pesante. Mi dicono che non sono pronto, ma io ci provo lo stesso. Ho ricevuto delle risposte che chiunque altro si sarebbe dato al giardinaggio. Ma io ci credevo talmente tanto che ho resistito.

Anche quando, aprendo un concerto non tuo, 60.000 persone gli hanno urlato contro di andarsene

Li mi sono venuti fuori la tenacia e l’orgoglio ed ho detto “silenzio tutti, io devo fare mezz’ora di concerto. Dopo che avrò cantato potrete anche fischiarmi, ma giudicarmi prima per partito preso non è giusto”. Sono seguiti 5 secondi di pausa e dopo un boato generale la serata è cambiata radicalmente a mio favore. Alla fine tutti cantavano insieme a me, e per me è stato proprio il primo big bang da frontman.

La scrittura di questo libro è stata immediata?

Sono stati più veloci e di getto gli episodi brevi di cui mi ricordavo. Mentre raccontando le cose avvenute nel corso di anni, ecco lì ho dovuto pensarci di più. Quando ho parlato dell’Emilia per esempio, ho dovuto rivedere il capitolo più volte perché volevo rendere bene l’idea. Avevo paura di non essere all’altezza, la amo così tanto che volevo rendergli il giusto merito.

E poi i nomi e cognomi delle ex fidanzate…

 È stato il primo problema che mi ha posto l’editore! (Ride). Ma la vita è fatta così, l’ho capito negli anni: perché io sono uno che va dritto nelle decisioni ma nel tempo mi è piaciuto molto andare a recuperare alcuni rapporti, mi è sembrato importante. A volte bisogna fare dei passi indietro e mettere avanti altre cose.

Comunque la vita di Marco è stata pressoché “normale” fin quando tutta la famiglia non è stata travolta dal successo di Luciano

Devo dire che soprattutto il primo periodo è stato fantastico. Quando Luciano ha fatto i primi concerti io ho cercato subito di supportarlo, facevo il butta dentro: raccoglievo la gente dai bar e li invitavo alle serate. Poi con Balliamo sul Mondo, a Correggio hanno iniziato ad arrivare fan da tutti Italia.

È stato un momento magico e tra le cose curiose che succedevano, c’era che Luciano spesso portava a casa giornalisti e radiofonici dopo le interviste. Così ci si è aperta questa finestra gigante sulla musica, direttamente in casa.

L’ essere “Fratello di” – Continua Marco Ligabue – ho sempre cercato di viverlo nel migliore dei modi. Magari quando sei in giornata no, o te lo chiedono troppo spesso può pesare. Tipo se faccio un concerto, riesco a riempire la piazza, a coinvolgere il pubblico: in quel momento mi sento il più bravo del mondo ma appena scendo sento dire “oh salutami tuo fratello “. Ecco, li mi urta, perché mi sono appena fatto un mazzo così. (ride)

Eppure Marco non ha mai sentito il bisogno di staccarsi da suo fratello, magari cambiando anche cognome

Questa è una riflessione che ho fatto quando sono diventato cantautore. In realtà mi sembrava un modo di scappare e non era quello che volevo. Io sono orgoglioso del mio cognome, e di quello che sono: non posso essere diverso da così.

Ed è per questo che la sincerità di questo libro, come quella della sua musica, fanno di Marco Ligabue non solo il fratello di Luciano, ma di tutti quelli che hanno la fortuna di scambiare un po’ di vita con lui.

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