Sette anni dopo gli ultimi due live, il cuore sabaudo batte ancora fortissimo al ritmo della musica dei Depeche Mode, che sabato 23 marzo sono tornati sul palco dell’Arena Inalpi di Torino con il loro “Memento Mori”, la tournée mondiale legata all’ultimo, omonimo album, uscito esattamente un anno fa.
La data è sold out da mesi e il pubblico -di una fascia di età medio-alta- è quello delle grandi occasioni; scenografia assai minimale e nessun vezzo da rockstar. L’unica richiesta pervenuta dal gruppo è stata quella di rendere il concerto “plastic free”.
Ad aprire la serata sono i Deeper, una band americana indie-rock che intrattiene gli spettatori fino alle 21 circa, quando Dave Gahan e Martin Lee Gore si materializzano sul palco in compagnia del resto della band; ad aprire le danze, in un’atmosfera cupa resa tale anche dal buio che permane durante l’esecuzione dei brani, sono due pezzi estratti dalla loro ultima fatica discografica, “My cosmos is mine” e “Wagging Tongue”, a ricordarci che sì, siamo lì per far festa, ma che questo non deve impedirci di scordare che siamo destinati al trapasso, come ci ricordano il titolo del disco e del tour, nonché l’improvvisa e sconvolgente scomparsa dei Andrew Fletcher, che i due musicisti ricorderanno più avanti nel corso della serata.
È da “Walking in My Shoes” in avanti che le atmosfere cambiano e si fanno gioiose e festanti, con Dave a farla da padrone tra mimiche teatrali, rotazioni da derviscio, passi di danza, ammiccamenti e cambi d’abito e Martin a reggergli il passo, al punto da prendersi il palco per intonare da solo ben due brani, tra cui la bellissima “Strangelove”.
La rockband snocciola uno dietro l’altro molti dei suoi grandi successi, tra i quali “Everything Counts”, “My Favourite Stranger” e “Enjoy The Silence”, in quel misto tra new wave ed elettronica che ne ha decretato il successo planetario.
I Depeche Mode, a sessant’anni suonati, si dimostrano ancora una volta delle vere e proprie macchine da guerra, dei mostri sacri della musica -come quella grossa “m” stagliata in fondo al palco sembra stare a indicare- capaci di dare filo da torcere anche ai più talentuosi dei ventenni.
Si chiude con un bis composto da quattro canzoni, tra le quali “ Just Can’t Get Enough” e il loro maggiore cavallo di battaglia, l’irraggiungibile “Personal Jesus”: poco più di due ore di musica ad altissimi livelli, con un Dave stratosferico e magnetico, capace di inchiodarti con gli occhi fissi sul palcoscenico e sulla sua esile figura, dalla quale esce una voce che l’età ha reso ancora più profonda e suadente. Chapeau.

Appassionata di musica, giornalismo, scrittura e danza, ama vivere nella sua riservata Torino, ma adora il Sud Italia, nel quale affondano le sue origini.