Fiorella Mannoia al Vulci Music Fest: report e photogallery

È in questo umido mercoledì di inizio agosto, l’8, che Fiorella Mannoia ci accoglie nel Parco Archeologico di Vulci per questa sua solitaria data estiva.

Rincorro la rossa cantante romana da quando praticamente ho memoria e oggi, sfidando i chilometri e il cielo minaccioso di pioggia, finalmente riesco a togliermi l’enorme soddisfazione di vedere dal vivo in un concerto intero quella che, probabilmente, è la più grande interprete ancora in attività della musica italiana.

Tra uno spruzzo di Autan e un pizzico di zanzara qua e là, poco prima dell’inizio scende una leggera e piacevole brezza che spazza via i nuvoloni neri sopra la nostra testa, facendoci tirare un sospiro di sollievo.

Passato il pericolo del temporale (o almeno così sembra), sono i tuoni della batteria e delle percussioni che squarciano il cielo e annunciano l’ingresso della Fiorella nazionale sul palco, iniziando il live con I miei passi.

Dopo aver ringraziato tutti per essere qui nonostante la bufera che si era abbattuta sulle rovine etrusche nel pomeriggio, risuonano nell’aria le dolci e soavi note di uno dei tanti capolavori scritti da Fossati e da lei interpretati egregiamente, tanto da strappare qualche brivido, con I treni a vapore.

Dopo questo brano, è il momento di fare un bel salto indietro nel tempo fino al 1981 con la canzone con cui è andata a Sanremo per la prima volta (no, io non c’ero, ma la so comunque, grazie mamma), Caffè nero bollente, sul cui finale comincia a scendere qualche goccia di quella temutissima pioggia, ma che, per fortuna, dura solo qualche attimo senza mai minacciare seriamente l’andamento dello spettacolo.

E dal 1981 facciamo un salto in avanti per tornare a cantare i pezzi del suo ultimo album, Combattente, dedicato a tutte le donne, in particolare a quelle vittima di ogni tipo di violenza, sia fisica che psicologica, e in cui tutti brani, nonostante siano stati scritti da autori diversi, si fondono immensamente bene tanto da creare un tutt’uno che sembra scritto dalla stessa mano.

Quello che vuole dirci la Mannoia è che noi tutti combattiamo per qualcosa, nel nostro piccolo siamo tutti dei combattenti che passano la vita a cadere e a trovare la forza per rialzarsi per raggiungere il nostro vero grande scopo: il diritto di essere felici, e lo fa in maniera divina con quell’inno alla vita e quell’esplosione di positività che è Che sia benedetta, nelle cui parole si sente tutta questa forza di volersi rialzare per raggiungere quella felicità che così tanto ci spetta.

È sempre stata un’interprete, la Mannoia, ma ad un certo punto ha sentito il bisogno e l’esigenza di scrivere dei pezzi interamente suoi, tra cui In viaggio, che racconta tutte le parole che le madri vorrebbero dire ai figli nel momento in cui prendono il largo da soli verso quella terra inesplorata che è la loro vita, e che non ci riescono, vuoi per l’emozione, vuoi per l’orgoglio (anche qui, sempre grazie mamma, ma soprattutto grazie Fiorella perché l’esperienza di piangere a dirotto durante un concerto ancora mi mancava).

La cosa bella dell’essere un’interprete è che si dà un valore aggiunto ai pezzi che si vanno a cantare, prendendoli e rendendoli propri, a volte riuscendo addirittura a farceli piacere e farli arrivare più direttamente degli originali, e stasera ne ha dato piena dimostrazione, spaziando tra Mina, Battisti, Niccolò Fabi, Vasco Rossi, Renato Zero e Lucio Dalla.

Senza neanche accorgercene siamo arrivati alla fine di questo incredibile viaggio così, dopo la finta uscita di scena di rito (“Si fa così da sempre, chi sono io per spezzarlo?” ci dice Fiorella con tutta la sua romanità con cui ci ha intrattenuto durante la serata) riprende possesso del palco per chiudere in bellezza con l’omaggio al grande Lucio Dalla sulle note di Felicità, seguita dal più grande classico della Mannoia, Quello che le donne non dicono, per chiudere con un arrangiamento tutto diverso de Il cielo d’Irlanda dove Fiorella rimane sul palco a ballare e interagire con il suo pubblico che piano piano l’ha raggiunta lì sotto palco.

È una perla rara della musica italiana, Fiorella Mannoia, un esempio del Made in Italy di cui andare fieri e che bisognerebbe esportare da ogni parte del mondo. Ma prima di tutto la dobbiamo tutelare e apprezzare qui in casa nostra, alcuni testi andrebbero fatti studiare nelle scuole fin da piccoli, onde evitare di ripetere l’errore “di farsi fregare da una scimmia” il gradino più alto del podio del Festival della Canzone Italiana.

È un’artista che ha attraversato generazioni (ancora una volta, grazie mamma) e che mi auguro continui a farlo con quelle future, perché questo cambio generazionale mi spaventa non poco e i ragazzini di oggi hanno davvero bisogno di capire cosa sia la vera musica e la vera interpretazione.

Grazie, Fiorella.

Camilla Sabatini

Photogallery a cura di Giusy Chiumenti

Di seguito la scaletta di Fiorella Mannoia – Vulci Music Fest :
  • I miei passi
  • I treni a vapore
  • Caffè nero bollente
  • Nessuna conseguenza
  • I pensieri di Zo
  • Combattente
  • In viaggio
  • Le notti di maggio
  • Insieme (Mina cover)
  • E penso a te (Battisti cover)
  • Come si cambia
  • Che sia benedetta
  • Oh, che sarà che sarà
  • Offeso (Niccolò Fabi cover)
  • Cercami (Renato Zero cover)
  • Sally (Vasco Rossi cover)
  • Siamo ancora qui
  • Le parole perdute

Encore:

  • Felicità (Lucio Dalla cover)
  • Quello che le donne non dicono
  • Il cielo d’Irlanda
2018-08-09T13:27:50+00:00 9 agosto 2018|Live Report|0 Commenti