Simona Severini è una giovane cantautrice milanese che a gennaio ha pubblicato il suo nuovo brano “Non faccio niente” per Virgin records/Universal music.
Scritto dalla stessa Simona Severini e composto insieme al produttore Luca Mattioni, “NON FACCIO NIENTE” è un brano che parla del fascino dei sogni, del valore del tempo passato nei propri pensieri.
Un elegante viaggio introspettivo fatto di vocalità soul e giochi ritmici, in equilibrio tra cantautorato pop e le sonorità della nuova scena urban e R’n’b internazionale, l’inizio di un nuovo percorso per Simona che la vede affiancata da alcuni dei musicisti più importanti della scena italiana come Giorgio Secco alle chitarre, Diego Corradin alla batteria, Andrea Torresani al basso, e Luca Mattioni a synth, tastiere e produzione artistica.
Abbiamo deciso di scambiare qualche battuta con Simona Severini, che ci ha parlato di questo suo nuovo percorso artistico, ma anche di Sanremo. Curiosi?
Intervista a Simona Severini.
Ciao Simona, benvenuta su Inside.
“Non faccio niente” parla di quando sembra che una persona non faccia niente, invece magari con la testa sta facendo tanto: quali sono questi momenti per te?
A me piace tanto coltivare la mia interiorità, pensare riflettere. Dal mio punto di vista sono tra i momenti più importanti che ho. Io ho la tendenza a fare questa cosa molto di frequente, diciamo appena posso. A volte lo faccio anche in studio, su un divano comodo se ci sono momenti di pausa. La stessa cosa vale per casa, addirittura ho un divano che ho preso apposta. Non ho un momento preciso in cui mi dedico a riflettere, ma posso dirti che succede spesso.
Avevi voglia di provare a fare musica non solo acustica, che avesse sia groove che testo: perché hai sentito questa esigenza?
È una cosa che ho sempre desiderato. Negli anni passati ho sempre girato chitarra e voce da sola, fatto tanti concerti così, scrivendo anche in gran parte sempre da sola. Da un certo punto in poi ho sentito il desiderio di allargarmi, per quanto la dimensione che mi ero creata non mi dispiacesse. Quindi ho voluto fare qualcosa con una band e produrre dei brani con più sound: lo considero un po’ il prolungamento naturale di quello che c’è stato prima. Non un distacco.
Ti sei ispirata a qualche artista in particolare nel coltivare questo cambiamento?
Ci sono artisti vari a cui mi sono un po’ ispirata: sicuramente una di queste è Emily King. Io amo molto la musica che fa, ed anche il fatto che anche lei sperimenta più generi. Un altro grande riferimento che ho, ma proprio come fosse il faro della mia vita, è Johnny Mitchell.
Pensi di continuare in questa direzione?
Assolutamente sì, penso di andare avanti in questa direzione e fare concerti con una band.
Ti piace sperimentare, hai provato varie esperienze artistiche, hai debuttato in teatro, hai cantato in un duo: quanto sono importanti questo tipo di esperienze nella formazione di un artista secondo te?
Col senno di poi ti dico molto. Io le ho fatte perché mi andava, essendo una persona molto curiosa. Se una cosa mi piace gli vado incontro. Di certo questo ti aiuta ad avere un approccio a 360°, anche se devo dire che non è necessario, perché ci sono cantanti e musicisti bravissimi che fanno una cosa molto precisa, e la fanno benissimo. Per me invece è stato importante imparare da tanti settori diversi, tanti generi, cercando di mantenere comunque una mia personalità. Che proprio questo percorso è servito a tirare fuori.
Leggo tra le altre cose che nel 2019, in occasione della festa della donna, hai cantato al Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica. Sei stata anche nominata Cavaliere. Complimenti! Ce ne vuoi parlare?
È stato molto emozionante, anche molto più di quanto io mi aspettassi. Sono andata a cantare a questo cerimoniale al Quirinale, in occasione della festa della donna appunto. Quell’anno il cerimoniale era dedicato alla violenza sulle donne. Tendenzialmente sono abituata a fare concerti, ma in quell’occasione ero veramente molto emozionata. Vedere il presidente della repubblica è stato molto toccante, cosa che non mi aspettavo. Non saprei dire perché ma è stato così.
Torniamo a questioni più musicali: hai visto Sanremo? Pensi sia stato meritocratico?
Sono riuscita a vedere per intero solo la finale, che tra l’altro è stata la serata più lunga. Secondo me è stato meritocratico nel senso che tutti dal primo ascolto del brano di Mahmood e Blanco abbiamo pensato che avrebbero vinto. Sicuramente, a parer mio, avrebbe meritato di più Giovanni Truppi con la sua bellissima canzone, ed anche La Rappresentante di Lista: io sinceramente pensavo che potesse salire sul podio.
Ti vedremo presto live?
Il primo live sarà il 10 Marzo qua a Milano. Poi stiamo programmando altre cose con un pochino di ritardo, a causa della situazione. E poi c’è l’idea di far uscire anche un altro brano, per il quale però non abbiamo ancora una data. Dopo il tour estivo sono stata ferma diversi mesi, ed adesso non vedo l’ora di ricominciare.

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)