L’energia che caratterizza questo genere musicale, la vivacità dei colori, le coreografie e le performance pirotecniche degli idol, sono i principali ingredienti che hanno reso il K-Pop un fenomeno mondiale così fatale ed esplosivo. Ne parla KBLUE, il primo esponente italiano di musica pop sud coreana.
È bastato il successo della serie cult “Squid game” e la recente vittoria della boy band BTS sul palco degli American Music Awards 2021, per ricordarci che l’onda lunga della cultura coreana, meglio conosciuta come K- culture, ci ha travolti già da un po’, affermandosi in ogni angolo del pianeta e in ogni forma di arte, prima fra tutte la musica.
Ma il K-Pop, abbreviazione di Korean popular music, non è semplicemente musica. Ogni volta che gli idol salgono sul palco, le loro esibizioni si trasformano in vere e proprie performance artistiche, espresse attraverso un mix esplosivo di spettacoli epici, coreografie stravaganti, scenografie surreali, balli coinvolgenti, testi e melodie accattivanti, in un crescendo di energia travolgente.
“Anche in Italia il K-Pop sta via via invadendo la scena musicale – spiega KBLUE, l’artista riconosciuto a livello internazionale come il primo esponente italiano di musica pop sud coreana – e I BTS hanno reso possibile questa impresa. Grazie a loro, anche nel nostro Paese, il K-Pop è diventato lo stile di tendenza tra i teenager. Ci sono centinaia di migliaia di fan e tantissimi gruppi sui vari social che parlano continuamente dei propri bias (il membro preferito del gruppo). Chi non ama le Blackpink? Uno dei gruppi femminili sud coreani più seguiti ed influenti in assoluto. E dopo il debutto come solista di Lisa, una delle componenti della band, i fan del K-Pop in Italia sono aumentati a dismisura”.
Sebbene il K-POP, così come la conosciamo oggi, sia un fenomeno tutto sommato recente, le sue origini vengono fatte risalire al lontano 1880 quando Henry Appenzeller, un missionario americano, insegnò ai suoi studenti canzoni della tradizione popolare britannica ed americana tradotte in lingua coreano. Ma l’anno zero del K-Pop coincide con il 1992 quando il gruppo coreano Seo Taiji and Boys, riesce ad innestare nella loro musica elementi del rap, rock e techno occidentale. E così ha origine l’odierna generazione di gruppi K-Pop.
“L’energia che caratterizza questo genere musicale, la vivacità dei colori, le coreografie e le performance pirotecniche degli idol, sono i principali ingredienti che hanno reso il K-Pop un fenomeno mondiale così fatale ed esplosivo – afferma KBLUE – Inoltre, l’aspetto estetico dei musicisti coreani, ne aumenta ancora di più il fascino!”
Sempre più stelle della scena musicale mondiale infatti sono attratte dal K-Pop e dagli idol. Non è un caso infatti se artisti come Ed Sheeran abbia fatto dei featuring con Sunmi e Jessi, due grandi del K-Pop, nella canzone “Shivers”, Lady Gaga che nel 2020 ha pubblicato il singolo promozionale “Sour Candy” insieme alle Blackpink, i Coldplay che hanno fatto un feat con gli ormai famosissimi BTS, Lisa con DJ SNAKE e OZUNA, e lo stesso KBLUE ha collaborato con Snoop Dogg realizzando il brano “Oh Oh Let Me Go”.
Gli idol coreani vengono considerati artisti a trecentosessanta gradi, sono degli autentici performer, sanno cantare, ballare, stare sul palco, intrattenere centinaia e centinaia di fan, sono stilosi sotto ogni punto di vista, tanto da essere inconfondibili. Soprattutto però conoscono la cultura coreana, e non solo in ambito musicale.

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