Mirror è il secondo album di Yung Belial, artista che unisce i suoni contemporanei della trap al mondo metal e industrial.
Prodotto da Luciano Lamanna, musicista da anni attivo nella scena techno, rap e metal underground con vari alias e diversi progetti (Scuderia, Ministero Dell’Inferno, Tekno Mobil Squad, Intolerant fra gli altri), il disco segue il percorso mentale di un soggetto che nel suo riflesso nello specchio piuttosto che un’immagine, vede specchiate le sue angosce, paranoie e paure, portandolo a una riflessione sulla cinica realtà con la quale ci troviamo ad avere a che fare quotidianamente.
Abbiamo intervistato Yung Belial , incuriositi dalla sua musica e dal suo originale processo creativo.
In che modo nasce la tua musica e quali sono le sue fasi di composizione?
La mia musica nasce semplicemente dalla mia necessità di farla. Nonostante sia il mio lavoro per me andare in studio tutti i giorni è terapeutico, non riesco a farne a meno. Ci sono periodi più floridi ma ogni volta che mi trovo nello studio ho sempre qualcosa da buttar giù o da registrare.
Da quali artisti trai ispirazione per le tue canzoni?
Principalmente da gruppi come Nine Inch Nails, Marilyn Manson, Deftones. Sono sempre stato un grande fan dei gruppi metal e industrial degli anni 90 e man mano che procedo con il mio percorso riesco sempre più ad incorporare un sound simile nella mia musica. Sul versante rap invece sono sempre stato molto ispirato dai rapper underground della scena della Florida, come Bones, Pouya, Suicideboys ed altri.
Hai già pensato a come portare live questo tuo ultimo lavoro? (con che formazione ecc)
La mia intenzione con il progetto Yung Belial è sempre stata di suonare con una band, non sopporto i live rap dove la gente salta da sola sul palco cantando in playback. Precedentemente al covid avevo una formazione live con DJ, chitarrista e batterista pronta da sfoderare per i live di “Mirror”, che per ovvi motivi non si sono potuti fare. Intendo comunque fare dei live intensi e violenti e appena questa epidemia lo permetterà tornerò sul palco con la band al completo.
Cosa vuoi comunicare con questo disco?
Il mio dolore e il mio disagio, nei confronti di me stesso e anche degli altri. Ho scritto “Mirror”, in un periodo difficile, anche guardarmi allo specchio era diventato strano ed è da lì che ho tratto il titolo e il concept del disco. Le canzoni seguono un processo di autodistruzione, seguono lo svilupparsi dell’odio e delle proprie insicurezze, ma penso che in fondo il messaggio sia positivo, voglio solo spingere chi mi ascolta ad essere forte e a riuscire ad essere sé stesso ed affrontare i propri problemi.
In base a cosa scrivi in italiano o inglese?
Non è una decisione conscia ormai. Sapendolo parlare molto bene, capita spesso che semplicemente nello scrivere il testo mi esca qualcosa in inglese, per me è normale, e in futuro farò uscire molti più pezzi così.
Penso sia un bene anche per i miei fan, essendo per la maggior parte stranieri finalmente potranno capire cosa dico.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Di far uscire tutto il materiale che ho accumulato nell’ultimo anno. Ho molti EP e singoli pronti, e sto ultimando il mio prossimo disco, quindi nel 2021 sarò decisamente molto impegnato. Diciamo che la quarantena nonostante sia stata terribile, mi ha spinto a concentrarmi al 100% sulla musica, e mi è servito molto, non ho mai fatto tante canzoni in così poco tempo e sono molto curioso di vedere che succederà.
A Cura di Giulia Marcuzzi

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