Il 4 dicembre è entrato in rotazione radiofonica il brano Scopriti con cui Folcast guida la classifica assoluta di AmaSanremo.
Il 17 dicembre ci sarà la finalissima che decreterà chi, tra i dieci cantanti rimasti in gara, potrà partecipare nella categoria delle nuove Proposte al 71° Festival di Sanremo 2021.
Il suo brano ha conquistato, sin dal primo ascolto, i quattro giudici del programma, i cantanti Morgan, Piero Pelù, Luca Barbarossa e la più giovane direttrice d’orchestra d’Europa, Beatrice Venezi.
Mentre chiacchieriamo della sua esperienza ad AmaSanremo, una signora lo ferma per fargli i complimenti, e lui si emoziona, come solo un ragazzo gentile e genuino può fare.
Daniele, siamo arrivati all’uscita in radio di Scopriti e il 17 dicembre ci sarà la finalissima, ti stai preparando? Sei emozionato?
Mi sto preparando, soprattutto tecnicamente, con la vocal coach Marta Gerbi che è un’insegnante di canto molto molto brava e con la quale ho iniziato da poco un percorso.
A livello di emozioni ci si prepara con l’esperienza penso, quindi sto facendo pratica nelle performance live che, per me, sono di grande impatto.
Appena ho finito di cantare, lo scorso 26 novembre, mi son sentito per un paio di giorni sulle nuvole… che poi corri anche il rischio di montarti la testa!
Io voglio stare con i piedi ben saldi per terra e avere accanto persone che mi aiutino a tenere questa dimensione.
Nella semifinale ho chiuso gli occhi dopo la prima parola e me la sono goduta; devo dire quindi che sono felice ed emozionato.
Scopriti è anche un moto di ribellione alla stasi, significa accettarsi e mostrarti per quello che sei, senza barriere e finzioni; in questo frangente la musica aiuta?
Esattamente, il messaggio è quello. Non so se hai notato ma pure sul palco, durante l’esibizione, non mi fermo un attimo, sono veramente così, ipercinetico!
È una mia esigenza muovermi, invece in quel momento stavo vivendo una situazione di immobilità, ero giù di morale.
Credo che ciclicamente possa capitare a tutti di sentirsi un po’ giù, però sappiamo anche che poi subentra una risposta fisica e mentale a quella condizione e quindi facciamo determinate cose per stare meglio.
Sicuramente la canzone è, in questo senso, una risposta alla stasi, ad accettarsi per quello che si è e, se si vuole, condividere tutto quello che c’è di bello fuori col resto del mondo.
La musica è veramente una delle poche certezze che ho nella vita.
Penso che sia anche salvifica, nel senso che io faccio molto affidamento sulla musica per non impazzire quando sarò vecchio, quindi è anche una sorta di investimento, in quel senso, per me.
Faccio musica perché mi piace, mi diverto e tra l’altro la canzone è scaturita naturalmente, è stata una cosa molto intuitiva.
La tua canzone è anche una dichiarazione d’amore, non so se per se stessi o per qualcun altro…
Per me è anche una canzone d’amore; il sentimento che l’ha fatta scaturire era appunto un momento di confusione amorosa.
Sai, è sempre difficile dare un significato univoco ad una canzone. Ognuno di noi, quando ascolta un brano, ha delle sensazioni diverse.
Il senso che io ho ritrovato nel brano è sicuramente di una canzone d’amore e di amore verso se stessi; non sono il primo a dirlo, ma è solo partendo dall’amore verso se stessi e dalla ricerca della propria indipendenza che si può amare qualcun altro.
Quanto lavoro c’è dietro la costruzione di un brano da presentare sul palco dell’Ariston?
Nel testo ci sono cose che ho analizzato solo in un secondo momento: inizialmente mi son messo al piano ed ho deciso quale dovesse essere il messaggio chiaro di apertura, il ritornello; la strofa è nata in contrasto, perché mi piace creare questa ambivalenza anche nella struttura della canzone.
Non mi è mai capitato, almeno finora, di scrivere una canzone per un qualcosa di particolare, che sia una competizione, come in questo caso, o per un film.
Le canzoni solitamente le scrivo di getto e per dedizione, senza nessuna finalità in particolare se non esprimere l’emozione che provo in quel momento.
Quindi quando l’ho scritta non c’era ancora l’idea di presentarla a Sanremo però se sono tra i 10 finalisti, e a dirlo mi vengono i brividi, la canzone vale.
Io ho scritto la canzone e poi, dato che eravamo nel pieno del lockdown, abbiamo lavorato a distanza tra Roma e Milano con Tommaso Colliva.
La chitarra e la voce le ho registrate a casa, mentre Tommaso e Raffaele Scogna hanno lavorato a livello di produzione, quindi piano e basso; Fabio Rondanini ha aggiunto la batteria e poi alla fine, come la ciliegina sulla torta, Rodrigo D’Erasmo, che io ancora non ho avuto il piacere di conoscere, ha inserito gli archi, dando una veste al brano che io non mi sarei mai aspettato… l’ha proprio vestita per Sanremo, da professionista quale è.
Tra i tuoi cantautori di riferimento c’è Daniele Silvestri, del quale hai aperto il concerto a Treviso a Suoni di Marca. Ho notato che nel video compaiono le tessere di scarabeo… in Cafù si sentiva abbastanza che, come Daniele, ti piace giocare con le parole….
Daniele Silvestri è un paroliere incredibile, una fonte d’ispirazione, forse quello mi piace di più in tutto e per tutto, anche a livello di immagine e poi le canzoni so’ tanta roba.
Aprire il suo concerto è stato un traguardo per me e, tra l’altro, sono andato al Barbarossa Social Club e abbiamo suonato Il mio nemico con la Social band.
Daniele Silvestri è nella mia musica, anche se lui non lo sa…. Della così detta scuola romana è quello a cui mi trovo più vicino, ma anche a Fabi e Gazzè.
Per fortuna a Roma c’è molta vivacità da questo punto di vista: oltre ai grandi nomi ci sono una marea di artisti che propongono ottima musica moderna; qui a Roma quest’aria si respira!
Cosa ne pensi del format Ama Sanremo?
Questa nuova formula consente di essere conosciuti dal pubblico con largo anticipo; secondo me hanno fatto un bel lavoro rispetto alle edizioni precedenti.
Per me questo è già un piccolo Sanremo Giovani.
È stata una fortuna per noi venti della prima selezione e ancora di più per i dieci finalisti, perché tra l’altro ti offre una grande vetrina: ci esibiremo su Rai 1, su un palco prestigioso, con l’orchestra… Sarà una cosa incredibile!
Tra i tuoi avversari, c’è qualcuno che conoscevi già e che vorresti al tuo fianco a marzo?
Bella domanda…Tutti noi dieci, o meglio undici perché I Desideri sono in due, abbiamo legato tantissimo.
Conoscevo già Jacopo de Le Larve e Davide Shorty; sembriamo a scuola… abbiamo un gruppo Whatsapp e ci divertiamo, stiamo vivendo una bella esperienza, anche a livello umano, perché impariamo gli uni dagli altri, costantemente.
Intervista a cura di Alessia Andreon

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