Zanna : canto di Lucio e degli altri “colpevoli” che mi hanno portato fin qui

di Paola Pagni

Cosimo Zannelli , detto “Zanna”, è uno dei chitarristi italiani più quotati in circolazione, e sono quasi certa che molti di voi lo abbiano già visto su un palco;

al suo attivo vanta infatti collaborazioni con Patty Pravo, Gianni Morandi, Paolo Simoni, Bianca Atzei, e per finire in bellezza con Piero Pelù e i Litfiba.

Un musicista verace, come lo sono un po’ tutti i toscani, con una vena molto rock, che da qualche tempo, praticando il sano esercizio del “rimettersi in discussione”, ha deciso di ampliare la propria carriera artistica con un’esperienza cantautorale.

Ha iniziato dunque a scrivere canzoni, e nel farlo, pubblicando un album dal titolo “Strade secondarie”, si è trovato anche a ripercorrere un po’ i suoi ascolti musicali, quelli che lo hanno formato.

È arrivato così un brano, in cui Zanna fa i nomi dei “colpevoli “, anche se non tutti, che lo hanno portato fin qui.

In questo progetto, Zanna ha coinvolto delle gradite “vecchie conoscenze”, soprattutto per chi mastica live come noi: Luca Martelli, Federico “Sago” Sagona, Franco “Frankie” Li Causi, che hanno tutti in comune di aver suonato con Piero Pelù e nei Litfiba, anche se non sempre contemporaneamente.

Un brano che parte con una batteria inconfondibile, quella di Luca Martelli, e che va avanti con un ritmo incalzante, rock genuino, con pochissimi fronzoli e tanto tanto ritmo.

Completano il tutto, la chitarra tagliente dello stesso Zanna, che coadiuvata dal basso impeccabile di Li Causi e dalla tastiera di Sago, donano pienezza al pezzo, senza mai però coprirne il lato positivamente grezzo.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere proprio con Zanna, per saperne di più su questo suo nuovo progetto, fatto di musica nuova e di strade secondarie.

cosimo zannelli

L’intervista.

Ciao Cosimo ! Benvenuto su Insidemusic e complimenti per questo pezzo bello trascinante!

Si, avevo molta voglia di fare qualcosa un po’ più rock per tornare alle radici, alle cose che più mi rappresentano.

Allora parto subito dal titolo del nuovo singolo , Lucio e gli altri: perché Lucio (Battisti) prima di tutti?

Nel disco in verità i Lucio sono due, perché c’è anche la cover di “Com’è profondo il mare” Dalla, così ho rappresentato i due Lucio più importanti della nostra tradizione cantautorale.

Quando ho scritto questo pezzo, pensato mentre stavo guidando come mi succede molto spesso, la scintilla che ha dato il via a tutto questa sorta di amarcord legato alla mia formazione musicale,

è stata proprio un frase legata a Battisti, che avevo in testa e cioè “Lucio le chiamava emozioni”: da questa frase è partito tutto un mondo legato a queste emozioni, vissute sia da ascoltatore che, come nel mio caso ,da musicista.

C’è qualcuno che avresti voluto citare nel testo ma per esigenze metriche non ci stava?

Assolutamente sì! Le citazioni sarebbero state infinite quindi ho dato la precedenza a quelle più attinenti alla scintilla compositiva ed alle esigenze metriche e melodiche.

Ci mancano tantissimi nomi, perché ho fatto una sorta di bilancio tra artisti con i quali sono cresciuto “mio malgrado ”avendoli , per così dire , “trovati” come ascolti in casa , tipo Claudio Baglioni che era l’idolo si mia sorella ; fino invece alle mie di scelte , che sono quelle su cui mi sono formato :dal rock degli Stones , ai Led Zeppelin fino agli Ac/Dc.

Così ho ripercorso un po’ tutti i nomi dei “colpevoli” che mi hanno portato fin qui, a questa esigenza di scrivere canzoni e fare la mia parte come cantautore.

In questo brano si riconosce da subito l’apertura della batteria di Luca Martelli, ma anche gli altri musicisti sono vecchie conoscenze: come è nata l’idea di questa collaborazione?

La scelta della batteria di Luca all’inizio in effetti è una partenza col botto , ma in questo brano ci sono anche Federico Sagona e Fanco Li Causi, che conosco da anni.

Con Sago ad esempio , oltre alle collaborazioni c’è un’amicizia che dura da quasi 20 anni, con Franco e Luca , ci siamo sempre incrociati ma mai trovati direttamente sul palco: poi però ci sono state un paio di situazioni in cui è scattata l’empatia giusta ed appena si è presentata l’occasione mi ha fatto molto piacere coinvolgerli nel progetto.

Chi ha avuto l’idea del video?

E’ un idea mia, realizzata in mezza giornata , inaspettata come il singolo.

A causa del Covid, i live che avevo in programma con Piero Pelù si sono dovuti fermare ed ho avuto più tempo da dedicare alla mia creatività.

Così ho avuto quest’idea di un video a zero budget con animazioni veramente elementari, ma che mi divertono molto.

Sono appassionato di queste creazioni, e credo che spesso l’importante sia che un’idea riesca ad essere soprattutto comunicativa, specie oggi dove i video ormai hanno già detto tutto.

Penso che paghi anche giocare su un video low budget, purché originale.

Siamo talmente abituati a cose spettacolari che a volte meravigliano di più quelle semplici.

Così ho realizzato questo video clip in poco più di un giorno.

Sono d’accordo, a volte in queste cose premia di più l’originalità che la cosa troppo macchinosa.

Io credo che questa sia la chiave di lettura fondamentale di oggi, della musica e della comunicazione in generale.

Viviamo in un mondo a portata di touch screen, che ha reso un po’ tutto l’intrattenimento a disposizione di tutti, in modo più o meno professionale.

Però ecco, ha anche allargato molto le possibilità: il video ormai è la forma di comunicazione più usata sui social.

Spesso le persone sono più curiose di vedere un video di te che suoni a casa, piuttosto che qualcosa di mirabolante e pieno di effetti.

Forse finalmente conta più il contenuto e la capacità di comunicare della forma, più o meno importante, con cui viene realizzato.

Questo brano fa parte di un tuo progetto da cantautore “Strade secondarie”: quali sono per te queste strade e perché hai deciso di percorrerle?

Ho deciso di percorrerle, arrivato nel mezzo del cammin della mia vita (ride), perché ho sentito di dovermi mettere in discussione,

soprattutto perché non mi sentivo rappresentato dalla musica che ascoltavo in giro, e questo rivedere le mie carte mi ha fatto benissimo.

Penso che anche solo l’ascolto ,per un musicista ,possa essere molto appagante, non solo suonare;

invece io sentivo che intorno le cose non mi piacevano, però, allo stesso tempo ,le cose da dire c’erano,

quindi mi sono ritirato per un annetto a vivere da solo in un borgo medievale in provincia di Arezzo a Lucignano,

e qui sono venuti fuori i pezzi, arrivando quasi alla forma definitiva.

Le strade secondarie sono quelle che percorro spesso vivendo in provincia e che mi hanno insegnato che a volte è meglio prendersi il proprio tempo per godersi il viaggio, piuttosto che percorrere sempre una strada veloce.

Sono la possibilità di vivere più lentamente ed osservare le cose belle.

Una vera e propria pausa di riflessione dalla società, che mostra invece la smania di essere protagonisti a tutti i costi ed a cui sento di non appartenere.

Spesso mi sforzo anche di andare in direzioni che non mi appartengono, in modo da poter fare le mie considerazioni e poi decidere dove e come tornare.

Insomma la strada secondaria è quasi uno stile di vita

Certo, però devi avere anche il coraggio di fare questa scelta.

Il coraggio secondo me si esprime essendo sé stessi, anche e soprattutto musicalmente, in un mondo dove ascolto pezzi in radio e non sento la differenza tra l’una e l’altra canzone.

Musicalmente ci vuole coraggio ad andare contro l’appiattimento a cui stiamo assistendo.

Spiegami meglio questo concetto

Ti faccio un esempio: ho avuto un confronto tempo fa con altri musicisti, più o meno della mia età, in cui ci siamo resi conto di un fatto incontrovertibile che è legato alla realtà di oggi, e cioè che le canzoni realizzate negli ultimi anni non entrano in repertorio.

Questo accade perché le nuove canzoni non lasciano un segno tale da essere reinterpretabili da chi fa piano bar o chi fa cover: gli interpreti continuano a basarsi su cose “vecchie”.

Poi per fortuna ci sono mosche bianche come Ultimo che, nonostante giovanissimo, arriva a fare numeri da capogiro con canzoni scritte voce e pianoforte; canzoni che hanno un’ossatura radicata nella tradizione italiana e dimostrano di avere più efficacia di qualsiasi altro “tentativo di tendenza”.

Questo secondo me è un segnale che va colto, perché la bellezza di qualcosa che si traduce in potenza emotiva, trascende qualsiasi forma e sta nei contenuti,

nella capacità di colpire il cuore, che è una cosa che non conosce mode e non conosce tendenze.

Quella che hai fatto è in effetti una considerazione importante, e speriamo che altri abbiano il coraggio di invertire un po’ questa tendenza all’omologazione musicale.

Tornando a te invece, prossimi impegni?

Quest’estate dovevo essere in tour con Piero Pelù ma purtroppo le circostanze legate al Covid hanno reso impossibile la realizzazione di eventi di un certo calibro,

per cui sto ripartendo dalle piccole cose: mi sto dedicando a questo miei progetti ed il 14 Agosto sarò a Fano a suonare il mio disco live, chitarra e voce

In generale direi quindi piccole cose live nell’attesa di ripartire appieno per trovarci magari nel 2021 col tour che abbiamo dovuto rimandare.

In maniera parallela porta avanti ovviamente la mia attività di chitarrista che in questi anni mi ha accompagnato e dato molte soddisfazioni ovviamente.

Insomma la strada da cantautore è secondaria, ma nel mio cuore in realtà è la principale

0

Potrebbe interessarti