Sunshine – Rancore e Dj Myke Testo

Dal fruttuoso sodalizio fra il Dj Mike e il rapper Rancore è nata una canzone che Monina definì “il più bel brano rap mai composto in Italia”: S.U.N.S.H.I.N.E.

Ai più nerd di fantascienza di voi può sovvenire un qualche ricordo nascosto, un film che fu già omaggiato dai Linkin Park col videoclip del brano Leave out all the Rest: Sunshine, di Danny Boyle. Film che vide la colonna sonora da parte di John Murphy, fra i più blasonati compositori contemporanei, ed il celebre, ormai, Adagio in Re Minore, rinomato per il suo minimalismo. Film onirico, tratta di una spedizione umana verso il Sole morente: un’astronave, la Icarus, carica di tutto il materiale fissile ancora presente sulla Terra. Non viene mai spiegato il perché una stella di classe G-dunque fra le più longeve dell’universo-stia spegnendosi, dando risalto principalmente a come degli uomini, i componenti dell’equipaggio, reagiscano alla solitudine dello spazio e, soprattutto, all’assistere all’agonia di una Divinità considerata ineluttabile, che brilla sempre più rossa, sempre più flebile.

Rancore, da poeta contemporaneo, ha deciso di analizzare, dal punto di vista teologico ma anche sociologico, il concetto di “Sole”. In senso astronomico: il brano dura otto minuti, ossia il tempo che ci mette la radiazione emessa dalla nostra stella a giungere sulla Terra. Rancore diviene il Sole nella sua Sunshine: ne prende la sconfinata sincerità. È creatore, plasma la lingua italiana in un modo che, fino al terzo millennio, non era ancora stato neppure concepito. Studia la metrica latina, gioca con gli enjambment, si diletta con ardite assonanze e allitterazioni, creando mini-campi semantici in ogni strofa.

Rancore si immedesima nei pensieri di una stella morente, che forse è stata colpita da uno strangelet o forse ha terminato il proprio idrogeno: una stella, come la nostra, che è testimone della nascita, la crescita di una civiltà, e vede tutti quelle piccole creature organiche che si agitano su un minuscolo corpo celeste ricco d’acqua. Un Sole che è conscio della sua finitezza, e che incita i suoi sudditi a non adorare lui, ma i suoi effetti: non devi adorare il Sole, ma la luce che vedi. Gioisci degli effetti, non porti domande a cui non puoi rispondere: vivi nell’immediato, e crea, ridi, come fanno i quanti di luce che colpiscono la clorofilla. Ignora le piogge di meteoriti, pianeti mai nati, e viaggia fino ai confini dell’universo. Nonostante in Italia essere artista non è un mestiere, come ci dice Rancore nell’ultima strofa: si guarda sempre troppo alla persona, e troppo poco alle sue creazioni. Dovremmo essere come la luce, che colpisce le superfici, le attraversa, si lascia deviare e distorcere: eppure è infinita, immortale, energia nella sua forma più pura. Non banale come il calore di un fuoco, come il motore di un’auto. La luce sa sciogliere il ghiaccio: squarcia le nubi, e Tarek descrive questo – apparentemente banale – fenomeno con un’intensità degna di Ungaretti. Si odono le gocce d’acqua della neve che si scioglie, ed il Sole, mortale eppure infinito per la piccolezza della vita umana, si fa strada fra le nubi, dio benevolo, a rinfrancare l’animo umano.

Vi lascio ora a Sunshine, e alla sua opening: il discorso di Palmiro Togliatti nell’ultima sua campagna elettorale. Perché, per dj Mike e Rancore, il Sole è benessere, e tutti ne hanno diritto.

 

Iniziare non vuol dire che dovrai finire
Non mi dire che tu sai predire l’avvenire
L’universo è già nero: non si può annerire
Stupidi, quando ci iniziamo ad avvilire
Eppure quanta merda devi odorare, un mare
Quante piccole bugie devi aderire al fine
Di adorare nuovi soli appassiti di luce
Manichini per chi cuce vestiti da ballerine
Fate ridere, belle rime, ma quand’è che inizi a scrivere?
Anche quando incidi
E’ difficile decidere di uccidere
Con le parole anche se fai omicidi
Difficile che un suono come questo possa vivere
Se non lo vedi come una cosa sola e lo dividi
Ridi, forza, ridi
Ma c’è chi quando guarda il cielo vede pioggia di meteoriti
Cerca nella tua testa quella follia
Senza ipocrisia nel richiamo della foresta
Densa questa tendenza questa mania
Di supremazia, qui nessuno ne vive senza
Morti, siamo rinati nel tempo di una sigaretta
Siamo tornati, c’era la messa
Essere belli come il sole non serve
Se non brilli più di luce riflessa, perché

[Ritornello]
Dopo essere stati in luoghi ormai devastati
Dove non senti i piedi, dove non batte neanche il sole
Dove devi generare il sole che se no non vedi
Essere nati, essere programmati, essere schiavi
Rasserenati dall’amare il sole
Tu non devi venerare il sole, ma la luce che vedi
Luce, tu curi i mali di chi lo vuole
Conduci nei tuoi viali finché si muore
Ti arrampichi all’orizzonte, fai scavalcare il sole
Oltre questi pianeti
Tanto per quanta forza è nella tua voce è lenta
La luce ha fretta ed è più veloce
Chiedi alla luce di spingere il sole oltre queste pareti

[Strofa 2]
Basta un interruttore che vedi un sole, ma
Chiuso dentro le stanze della città
Tanto per quanta fretta hanno le persone qua
Basterà pure un sole fatto a metà
Troppa la depressione, attento prima che ti butti
Meglio che smetti, per carità
Forse ultimamente è drogato anche l’amore, davanti a tutti si fa
Case, chiusi in case, eppure aumenta l’insicurezza e si ruba l’identità
Sai, ogni fase gira seguendo un’onda che tornerà
Perché il mondo è rotondità
Dai, come vivi senza colpevolezza se hai consapevolezza della realtà?
Myke, dammi una base che io ci scrivo un’altezza, li colpiremo in profondità
Scappo nel bene, nuoto tra le balene
Tappo il naso, in verità che nota ha la libertà?
Tanto viene come viene questa vita si sa
Poi con l’età supererà la superficialità
Meglio non vivere una super felicità
Se ti controllano come un computer con facilità
I nostri veri padri chi ce li ridà?
Meglio nulla che ereditare aridità
Urla, non è musica per due scolare
Nella fase del problema cardiovascolare
Questa musica ci fa sgolare
La metrica è la verità
E la tua non merita rapidità
Se le idee non necessitano avidità
Ed un sole non è certo avido di luminosità
Sembriamo frutto di attentati dall’aldilà
Quasi tutti modificati nel DNA

[Ritornello]
Dopo essere stati in luoghi ormai devastati
Dove non senti i piedi, dove non batte neanche il sole
Dove devi generare il sole che se no non vedi
Essere nati, essere programmati, essere schiavi
Rasserenati dall’amare il sole
Tu non devi venerare il sole, ma la luce che vedi
Luce, tu curi i mali di chi lo vuole
Conduci nei tuoi viali finché si muore
Ti arrampichi all’orizzonte, fai scavalcare il sole
Oltre questi pianeti
Tanto per quanta forza è nella tua voce è lenta
La luce ha fretta ed è più veloce
Chiedi alla luce di spingere il sole oltre queste pareti

[Strofa 3]
Iniziare non vuol dire che dovrai finire
Non mi dire che tu sai predire l’avvenire
Solo sangue scende, il cielo nero vinile
Mentre una biro collegata sputa la bile
E sognare non vuol dire che stai lì a dormire
Essere per strada non è stare in un cortile
In fondo noi siamo bravi a farci capire
Tu continua a guardare l’artista e non quanto è abile
A usare puntine, pu-pu-puntare alle rime
Che è come uccidere però non essere mai condannabile
Fino alla fine, per questo fino alla fine
La musica sarà il gonfiabile noi il gas infiammabile
Fuoco oltre le linee, cosa divide un confine?
Cosa deprime le nostre vite?
Un gioco, con due dischi potrà sembrarti
Poco, ma ti porterà in un altro luogo
Dite quello che dite, viviamo come in una giungla
Di deficienti sempre più folta
Da quando la lista dei tuoi sogni è diventata più lunga
Qui la lista della spesa è più corta
Ride la gente ride, non ascolta
Cercano una penombra che nasconda
Si alzano i gradi, la testa è sgombra
Ma è pronta per una protesta perché

[Ritornello]
Dopo essere stati in luoghi ormai devastati
Dove non senti i piedi, dove non batte neanche il sole
Dove devi generare il sole che se no non vedi
Essere nati, essere programmati, essere schiavi
Rasserenati dall’amare il sole
Tu non devi venerare il sole, ma la luce che vedi
Luce, tu curi i mali di chi lo vuole
Conduci nei tuoi viali finché si muore
Ti arrampichi all’orizzonte, fai scavalcare il sole
Oltre questi pianeti
Tanto per quanta forza è nella tua voce è lenta
La luce ha fretta ed è più veloce
Chiedi alla luce di spingere il sole oltre queste pareti

[Bridge]
Ghiaccio sui tetti di questo villaggio
Adagio si scioglie non ne resterà uno stralcio
Squarcio tra nuvole e poi sbuca un raggio
Assumo coraggio per stare quaggiù

Ghiaccio sui tetti di questo villaggio
Adagio si scioglie non ne resterà uno stralcio
Squarcio tra nuvole e poi sbuca un raggio
Assumo coraggio per stare quaggiù…

(Per stare quaggiù…)

Giulia-della-pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-10-11T11:57:59+00:00 8 ottobre 2018|Testi canzoni|0 Commenti