Intervista a Daniele De Gemini della Beat Records Company

“Siamo passati dai romantici supporti analogici al potenziale dell’era digitale”, l’intervista al direttore artistico della Beat Records Company

La Beat Records Company è la più antica, nonché praticamente unica, casa discografica italiana specializzata in colonne sonore. Abbiamo incontrato Daniele De Gemini, direttore artistico e figlio del fondatore Franco De Gemini.

Fondata da Franco De Gemini – padre dell’attuale proprietario e protagonista della nostra intervista, Daniele de Gemini-, armonicista dalla luminosa carriera musicale nel 1966, deve il suo nome al fatto che, inizialmente, i dischi pubblicati erano prevalentemente beat music (da non confondersi con la Beat Generation). L’attenzione all’estero viene dunque da lontano; a ciò viene però affiancata, nel corso degli anni, una certosina opera di recupero di quelle colonne sonore-spesso vere e proprie piccole perle-che venivano commissionate ai compositori negli anni ’70 e ’80, e andate perdute. Vintage e modernità si coniugano perfettamente nella Beat Records Company.

In questa puntata di Fra Note & Popcorn, dunque, vi proponiamo una poliedrica chiacchierata con Daniele di Gemini, attuale direttore artistico della Beat Records Company nonché musicista egli stesso.

 

Innanzitutto, salve signor De Gemini, grazie per il tempo concessoci per lo spazio di “Fra Note e Popcorn”. La sua è un’azienda storica, fondata da suo padre Franco De Gemini nel 1966. Siamo dunque a 52 anni di attività. Suo padre era un armonicista, anche lei è un musicista?

Salve a voi! Mio padre nacque come esecutore di Armonica a bocca, la sua passione ha una genesi molto singolare in quanto iniziò a praticare quello strumento da giovanissimo, essendo un oggetto tascabile era semplice da portare in giro. Erano gli anni della guerra, la generazione del mio vecchio patì cose come la fame, le deportazioni, i bombardamenti, quest’ultima cosa terribilmente vera nei ricordi di Franco, che era stato anche tra le fila dei partigiani (non schierati politicamente), e spesso vedeva le fiamme alte decine di metri divampare dai palazzi di Torino, durante la notte. Voglio immaginare che qualche nota suonata da quel piccolo strumento potesse a quel tempo essere anche un rifugio.
La mia storia è per ovvi motivi diversa, sono stato un dj da club, ora mi occupo di produzioni: con un padre del genere mettersi a suonare il suo strumento sarebbe stato un autogoal enorme [ride]!

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Domanda delle domande: come vede cambiato, in questi 52 anni, il mercato delle colonne sonore?

Il mercato delle colonne sonore è cambiato profondamente, dai supporti su cui vengono vendute, allo stato liquido odierno della musica. Siamo passati dai romantici supporti analogici all’incredibile potenziale (mi perdoni la rima…) dell’era digitale, e di tutto ciò che ne consegue.

Ultimamente il supporto del vinile ha avuto un inaspettato ed imprevisto boom, ed il vostro catalogo online ne è pieno. Dai vostri dati di mercato, si può individuare la ragione di tale rinascimento? Si tratta di vacuo intellettualismo o sincero amore per la musica “tangibile”?

C’è un rinascimento intellettuale nella misura in cui chi è veramente amante della musica riconosce nell’acquisto di un vinile un gesto di estremo rispetto nei confronti del suo contenuto, questo si sposa a fenomeni di collezionismo che vedono nella possessione di questo oggetto un momento di appagamento delle proprie velleità. Il vinile oramai è un oggetto da salotto, da esporre, fieri della propria collezione e del suo contenuto. E la cosa è da apprezzare, profondamente.

Eccoci ora a qualche aspetto tecnico. Qual è l’iter per cui una colonna sonora venga pubblicata da voi? Vi occupate anche di nuove uscite? Ho visto che finalmente, dopo tanti anni, siete riusciti a pubblicare la colonna sonore de “L’allenatore nel pallone”, in gennaio.

Diciamo che non c’è un iter standardizzato. Ci sono delle farfalle che inseguiamo, armati di retino, da tanti anni e delle rigide routine di uscite, ben pianificate nel corso del tempo, dipende esclusivamente dai materiali che abbiamo a disposizione, dalla loro qualità e ovviamente dalle questioni legali.
In questa pianificazione ogni tanto capita che il tizio preposto dalla Beat, con retino in mano, riesca ad acchiappare qualche farfalla che si pensava sublimata nell’etere, in questi casi si interrompe la routine e si trova subito un posto per quelle pubblicazioni. Con quest’ultima frase le ho spiegato la genesi della pubblicazione de L’ALLENATORE NEL PALLONE per le miliari musiche dei Maestri Guido Maurizio De Angelis (fondatori degli Oliver Onions, NdR).

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I fratelli De Angelis, Terence Hill e Bud Spencer. Thanks to @guidoemauriziodeangelis on Facebook

Sony, Universal, EMI, Warner. Alcuni nomi delle più grandi major attuali. Capita spesso alla Beat Records di incrociarne la strada?

Collaboriamo con loro da molti anni, molte delle nostre pubblicazioni appartengono di fatto ai loro cataloghi, molte altre sono in comproprietà.

Immagino che ciascun settore della Beat Records sia specializzato in un determinato aspetto della pubblicazione finale. Il più intrigante, per un ascoltatore appassionato, è quello, mi si passi il termine, archeologico. Come funziona la “ricerca” di una colonna sonora inedita?

Si parte dall’editore, per passare al compositore, agli eredi, agli studi di registrazione, alla produzione, ai fonici, alla vicina di casa, il lattaio… ok, gli ultimi due sono un’iperbole.
La ricerca ad ogni modo può prendere strade incredibili, alcune colonne le abbiamo recuperate in situazioni estremamente  rocambolesche ed in posti molto evocativi come magazzini, scatole in vecchie cantine, copie di studio su musicassetta, soffitte polverose, fondazioni, angoli polverosi di archivi dimenticati, etc etc etc

E’ inoltre cosa risaputa che, purtroppo, durante gli anni ’70, molte delle splendide colonne sonore dei film italiani dell’epoca sono andate perdute, i master irreperibili. Vi capita spesso di riscoprire piccole perle?

Sì, spesso, ultimamente ad esempio abbiamo ritrovato circa 15 colonne sonore composte dal Maestro Vasco Vassil Kojucharov, materiale splendido di un grande musicista che ora avrà la possibilità di venire riscoperto in modo più significativo.

Può raccontarci qualche aneddoto “scabroso” avvenuto durante tali ricerche?

A seguito del ritrovamento di una colonna sonora che amo moltissimo, per motivi personali, quando mi recai dal compositore per cercare di ottenere la sua benedizione per una stampa integrale, venni ricoperto di insulti hehe, salvo poi, al termine dell’incontro, essere salutato con molto affetto con un:
– E mi raccomando salutami Franco e Luciana (Luciana era mia madre).
Giobbe aiutami tu!

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Franco De Gemini, fondatore della Beat Records e padre di Daniele.

Suo padre, Franco De Gemini, recentemente scomparso, è stato armonicista anche per compositori del calibro di Ennio Morricone, Alessandro Cicognini (Pane, amore e fantasia) e Armando Trovajoli. Quale grande figura suo padre ricordava con maggior affetto?

Mio padre ricordava con estremo affetto e stima moltissimi Maestri ma sicuramente Morricone, De Masi e Trovajoli erano per lui indiscutibili. L’amore e la stima che aveva per questi artisti era qualcosa di inossidabile, resisteva, integro e inscalfibile come granito all’attacco di qualunque cosa.

Siamo nell’epoca dell’iperconnessione, in cui digitando una keyword su un motore di ricerca si accede facilmente a tutto lo scibile umano a riguardo; questo dà ampie possibilità anche all’arricchimento personale dell’ascoltatore, dandogli modo di scoprire nuovi autori e compositori. Crede che il mercato digitale possa contribuire alla valorizzazione di questo settore? Avete mai avuto in progetto di convertirvi al digitale?

Noi realizziamo ancora molte stampe da collezione, cerchiamo ancora di tramandare questa cultura dell’oggetto fisico, della fisicità della musica.
Lungi da noi l’essere contrari ai tempi che si evolvono nella fruibilità liquida della musica, abbiamo in progetto la liquefazione (mi perdoni questo quasi neologismo) di alcuni dei nostri cataloghi, tra cui la serie Jazz su etichetta Pentaflowers, piena di bellissime musiche composte ed eseguite da artisti notevoli.

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Logo della Pentaflowers, serie di Jazz italiano realizzata a partire dagli anni ’80.

In campo hollywoodiano, i compositori, attualmente, sono delle rockstar. Si pensi a mostri sacri quali Hans Zimmer, John Williams, ed il ben più giovane Ramin Djawadi. Ritiene che costoro possano considerarsi gli eredi dei compositori classici?

Nelle loro istanze artistiche sono c’è moltissimo del mondo classico, d’altronde chi ama la musica non può non rimanerne affascinato e tramandarne un certo retaggio.

Una figura affascinante è indubbiamente John Carpenter, regista, compositore, e produttore, fra le altre cose. Un artista che ha contribuito a forgiare uno stile nelle colonne sonore, tipico degli anni ’80, minimalista, sintetico ed evocativo allo stesso tempo. Crede che attualmente esistano figure simili, nel campo delle colonne sonore?

Beh, l’influenza di Carpenter musicalmente è stata come quella di Gengis Khan biologicamente: i suoi eredi potrebbero popolare una nazione.

Torniamo ora nel Belpaese. Proprio in quegli anni, ‘70/ ’80, vi fu un fiorire di compositori e colonne sonore, spesso, purtroppo, abbinate a film di serie B. Mi vengono in mente Franco Micalizzi, Armando Trovajoli (che comunque musicò un capolavoro come “La Ciociara”), Riz Ortolani, il geniale quanto precursore Pietro Umiliani. Fra i compositori italiani moderni, chi crede che siano gli eredi? Può farci qualche nome? A me ne sovviene uno soltanto: Teho Teardo.

Sono cambiati di molto i processi produttivi che portano una colonna sonora al completamento. Questo crea delle differenze notevoli nel risultato finale di produzioni di 40/50 anni fa e quelle contemporanee.  Ciononostante io penso che tutta l’attuale rosa di musicisti italiani per musica da film non possa esimersi dall’affermare di essere stata enormemente influenzata da artisti di questo calibro.

Proprio in Italia, in questo periodo storico e culturale, si parla tanto di indie. Questa “concezione” di musica come può rientrare nel vostro campo? Retrospettivamente, alcuni dei compositori cui avete dato spazio possono essere definiti “indie”?

Direi di sì, specialmente per le produzioni con budget molto ridotti, pratica abbastanza standard dai primi anni ’80. Mi vengono in mente geniacci come Piero Umiliani, Fabio Frizzi, ad esempio, musicisti di ampio respiro capaci di scrivere partiture sinfoniche per grandi orchestre, nonché artigiani di estremo talento, quando chiusi nei loro studi fumosi generavano album clamorosamente innovativi, tutt’altro che mainstream.

Infine, le colonne sonore dal vostro catalogo che preferisce, che hanno un posto nel cuore.

Gliene potrei nominare a decine ma voglio risponderle in questo modo:

Un posto nel mio cuore ce l’ha  sempre quella colonna sonora che non avevo mai sentito ed in cui sento il mio vecchio soffiare nella sua armonica. Un’emozione molto forte, come l’avere notizie di qualcuno che purtroppo non c’è più: sembra di averlo di nuovo vivo, accanto a te, per qualche istante per poter assaporare quella quotidianità splendidamente scontata di un incontro fortuito, nel momento in cui una persona ancora tangibile si presenta di fronte a noi.

 

Giulia Della Pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-10-10T19:34:52+00:00 8 ottobre 2018|Fra note e Pop-corn, Interviste|0 Commenti