OMÄR : non canto più cose che non mi appartengono

di Paola Pagni

Non una canzone d’amore, ma una canzone che parla di amore: ” CI RISIAMO “, il nuovo brano di OMÄR , racconta un momento di indecisione all’interno di una relazione, in cui tutto sembra tornare allo stesso punto come all’interno di un circolo vizioso, senza alcuna possibilità di chiudere definitivamente. 

Questo sentimento è enfatizzato dalle sonorità Dark-Pop e Rock a cui ha lavorato il produttore Etta Matters e che danno al brano un senso di drammaticità.

OMÄR è la sintesi di un lungo percorso musicale, un progetto che scaturisce dall’urgenza espressiva e che affonda le sue radici nell’incontro tra alternative-pop e soul. 

Le sonorità miste sono la naturale evoluzione della sperimentazione negli anni di vari generi musicali, partendo dal pop, passando dalla black music, dal rock e dall’Edm.

Il fine del progetto è la libertà di espressione attraverso la musica, che si traduce nella necessità di comunicare senza essere soggetti a giudizi di tipo estetico o etichette di alcun genere.

Abbiamo intervistato OMÄR sapendo pochissimo su di lei.

Sì, OMÄR è una ragazza e forse è proprio per questo che ha scelto, per adesso, di non svelarsi del tutto.

Ma qualcosa di più su di lei ce l’ha raccontata.

Ciao OMÄR, e grazie per essere su Insidemusic. Dalla scelta del tuo nome, alle tue foto, si capisce che vuoi mantenere una certa sfocatura sulla tua vera identità: perché questa scelta?

Ciao e grazie a voi per l’intervista.

Si, mi piacerebbe per ora mantenere l’anonimato, non tanto riguardante la parte anagrafica, ma vorrei evitare che la mia immagine venga messa in primo piano. Spesso ci si concentra di più su quel lato quando c’è di mezzo una ragazza. 

Quindi qual è il tuo rapporto con la realtà così “social media” di oggi, dove invece l’immagine è la padrona quasi assoluta?

È un rapporto piuttosto complesso, per esempio anche solo comunicare su Instagram mi richiede un po’ di inventiva. È vero che non mostro il viso ma ci tengo comunque all’immagine del progetto, ci tengo che rispecchi la mia musica, non c’è bisogno di mostrarsi per avere un’immagine curata. 

Il tuo ego ti chiede mai di uscire allo scoperto anche con la tua immagine, oltre che con la tua voce?

Assolutamente sì. Ma ho dei piccoli rimedi, altri progetti in cui il mio ego si riesce a sfogare. 

“Ci Risiamo” secondo me è un brano con più livelli di lettura, da quello della storia d’amore che vive di continui “lascia e riprendi” a quello di una relazione tossica da cui non si trova la forza di uscire. O forse ce n’è anche un altro? Qual era il tuo significato originario?

Il significato originario si riferisce semplicemente ad una persona che entra ed esce dalla vita, dalla testa. 

Ma che poi non riesce davvero ad andarsene, sia per colpa di chi la lascia entrare, sia per colpa di un legame poco sano.

Le sonorità miste di questo brano, la sperimentazione, ed il concetto di libertà di espressione che fanno parte del tuo percorso musicale, sono legate anche al tuo percorso personale di “liberazione” da certi circoli viziosi?

Sono forse legate al fatto che non abbia mai avuto un progetto tutto mio dove posso decidere tutto quello che mi riguarda, dalla musica, alla storia dell’immagine, alla comunicazione. In passato ho dovuto scrivere e cantare cose che non mi appartenevano. Ora, semplicemente non lo voglio più fare.

Tu non ami le etichette, questo è chiaro, ma c’è un genere musicale a cui ti senti più vicina o un artista che ti da più ispirazione degli altri?

Amo tantissimo Jon Bellion. Andate a sentirlo, un genio.

Hai già pensato a quando, finalmente, potrai esibirti live? In quell’occasione svelerai qualcosa di più su di te?

Per ora credo che mi esibirò con il viso coperto, ma so che ad un certo punto dovrò svelare tutto. 

Nel frattempo mi godo l’anonimato.

Grazie e in bocca al lupo!

Grazie a voi, un abbraccio virtuale! 

0

Potrebbe interessarti