Intervista a Mudimbi : un nuovo disco tra sperimentazione e irriverenza

di InsideMusic

Nasce da un percorso di sperimentazione Miguel, il nuovo album di Mudimbi, uscito il 6 novembre in coppia con il singolo Parlami.

La particolarità di questo nuovo lavoro discografico sta nel fatto che Mudimbi si è occupato, per la prima volta, oltre che dei testi anche della produzione e dell’arrangiamento, realizzato interamente con la sua voce, senza l’ausilio di strumenti.

Abbiamo fatto due chiacchiere con il rapper di San Benedetto del Tronto che, dopo essersi aggiudicato il terzo posto tra le Nuove Proposte al Festival di Sanremo 2018, con la canzone Il Mago, si è preso del tempo per staccarsi dal circo mediatico conseguente al buon successo sul palco dell’Ariston.

mudimbi

Bentornato Mudimbi! Ti sei preso un po’ di tempo prima del nuovo disco. Dopo l’esperienza di Sanremo sentivi di dover riordinare le idee?

Assolutamente si! Dopo l’esperienza di Sanremo sono entrato in quel turbinio post festival tra ospitate e varie attività. Mi sono reso conto che tutto questo però non mi stava dando una mano a fare quello che dovevo fare, ovvero musica.

Appena ho avuto la possibilità, ho fatto un passo indietro e ho cercato di capire se effettivamente, dopo tutto questo divagare, avessi ancora voglia di fare musica oppure se fosse bastato arrivare sotto i riflettori di una manifestazione così importante, per rendermi conto che non era esattamente il mio posto.

Sono stati due anni che mi sono serviti a riflettere e dedicarmi alla creazione di questo nuovo album.

Il tuo ultimo disco, Miguel, ti rappresenta di più rispetto a quello precedente?

Sicuramente, anche perché il vecchio album era quasi un mix tape (così mi hanno detto, ed è vero effettivamente) nel quale avevo raccolto tracce scritte dai 18 ai 30 anni.

Miguel è invece stato scritto in poco tempo; in due mesi effettivi tutta la parte della scrittura era finita perché avevo veramente il bisogno di esternare quello che avevo dentro, quello che avevo capito, quello che stavo iniziando a capire.

C’è talmente tanto di mio che lo rende davvero un album molto molto personale.

Si rimane subito colpiti al primo ascolto perché hai curato anche l’aspetto della produzione e arrangiamento. 

Ti sei divertito ad utilizzare la voce al posto degli strumenti?

Non ero così entusiasta di fare musica dai tempi in cui la facevo come hobby, ossia prima che diventasse un lavoro!

Mi sono ritrovato a fare qualcosa di nuovo con la musica,  maneggiandola in una maniera nuova, che non sono solo le parole, il rap, le metriche, ma appunto anche con i suoni fatti con la voce, perché, per adesso, quella ho e quella so suonare…

È stato davvero come vivere l’entusiasmo di un ragazzino che si trova a provare una cosa per la prima volta.

Per me è stato doppiamente impattante perché stavo facendo qualcosa a cui già ero affezionato molto e conoscevo bene, però la stavo facendo in una maniera per me totalmente nuova.

Oltretutto hai anche avuto modo di lavorare ad un altro aspetto della tua musica, dato che la parte video è curata dalla tua etichetta BANANA.

Ho visto anche nel profilo di Instagram che ci sono le tue foto di quando eri bambino che richiamano anche le canzoni, tutto contribuisce a creare un puzzle…

A me piacciono le idee, a prescindere dal fatto che siano o meno legate alla promozione del brano, mi piace tanto sviluppare i concetti a 360° perché tutto rispecchia me.

Non vedo per quale motivo un artista non dovrebbe occuparsi di tutto quello che riguarda la sua arte, a meno che non abbia voglia di farlo.

In questo caso, a livello di comunicazione, ci ho tenuto veramente molto a mettere me da bambino in prima linea, anche perché sto seguendo un filo conduttore dall’album precedente e che porterò avanti.

Inoltre volevo rendere tutto più appetibile, interessante e originale possibile, anche a livello visivo, sia con i video che giro con BANANA, sia con la comunicazione social, che la grafica dell’album; cerco di creare un mini mondo a misura di Mudimbi.

In questo momento di difficoltà anche per la promozione dei dischi hai in mente qualche tipo di promozione particolare o alternativa?

Siamo in un periodo in cui anche per un vulcano di idee come me, non è proprio facile eruttare! Ho pensato un paio di cose che sto provando a fare, in gran segreto, con i mezzi che ho, però devo vedere se mi riesce…

Ultimamente stai anche scrivendo per altri cantanti. È più facile scrivere di se stessi, per se stessi, oppure magari scrivere da un punto di vista esterno ti dà uno stimolo in più?

Per quanto mi riguarda è strano scrivere per altri… Parlo per la mia esperienza personale come autore che, ovviamente, è molto limitata; mi trovo in difficoltà nel momento in cui scrivo qualcosa che mi piace, perché mi devo ricordare che non deve piacere solo a me.

Quando scrivi per te stesso se ti piace non devi aggiungere altro, il giudizio finale spetterà al pubblico, però tu sei sicuro perché l’hai creata, sei anche l’utilizzatore finale e la dovrai cantare.

Quando invece scrivi per altri resta sempre un punto interrogativo, quel: piace a me, ma piacerà anche a chi la dovrà cantare?

A volte è stimolante perché ti porta verso orizzonti diversi da quelli che magari andresti a percorrere per la tua musica, tematiche diverse, linguaggi diversi, melodie diverse.

Devo ammettere che entrambe le cose hanno il loro senso e soprattutto come autore sento di poter crescere, di poter imparare tante cose che poi potrò riutilizzare per me.

Il disco è stato preceduto da quattro singoli: Je Suis Désolé, O.M.P. , El Matador, Ballo e Parlami, tutti diversissimi tra loro sia come sound che come ambientazione; mi pare che ogni traccia rispecchi le tue tante anime….

Se prendiamo per esempio El Matador, c’è ben poco di me, a parte l’ironia, il voler far ridere, che è anche quella una mia sfaccettatura.

Come ti dicevo prima è un album molto personale.

In tracce come Parlami si ride poco e invece espongo un aspetto un po’ più intimo che, paradossalmente, ho fatto molta più fatica a tirar fuori, rispetto alla poca fatica e alla molta naturalezza con cui mi sono venute le parole per questo nuovo brano.

Mi sono voluto mettere in gioco: quando stavo scrivendo non pensavo che questi brani sarebbero diventati un album, non c’era dietro un progetto, se non verso il finale, quando ormai avevo capito che le tracce erano abbastanza per poter pensare di raccoglierle.

Scrivevo in libertà, consapevole anche che forse quelle canzoni sarebbero rimaste lì.

Non era affatto scontato quello che poi è stato il risultato.

Se dovessi pensare a un duetto ideale, chi vorresti al tuo fianco?

Sto iniziando a pensare effettivamente al discorso featuring, è qualcosa che non ho mai fatto però adesso inizia ad intrigarmi.

Anche solo per il rapporto, per l’affetto che c’è, ti direi subito Michele Caparezza, perché ci conosciamo e c’è stima reciproca, anche se non so cosa potremmo fare insieme dato che un po’ ci assomigliamo, forse ci potremmo annullare a vicenda…

Mi piacerebbe come esperienza anche solo da tenere nel cassetto senza per forza doverla pubblicare, ma fare qualcosa con Michele mi renderebbe orgoglioso.

A Cura di Alessia Andreon

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