Giovanni Truppi al Trianon di Napoli – Live report 16/05/22

di Giusy Alfano

Dopo il grande successo riscosso in occasione del Festival di Sanremo 2022 con il brano Tuo padre, mia madre, Lucia, Giovanni Truppi è tornato a pigiare dal vivo i tasti del pianoforte con la storia più bizzarra al mondo, segato, amplificato e pratico da trasportare: il suo.

Tre date suggestive e speciali che presentano e anticipano il tour estivo: l’altro ieri, 16 Maggio 2022 a Napoli (Teatro Trianon), il 22 maggio a Roma (Auditorium Parco della Musica) e il 31 maggio a Milano (Auditorium di Milano).

Il tour sarà incentrato sull’album-raccolta Tutto L’Universo, una antologia che racchiude l’essenza artistica di dieci anni di musica di Giovanni Truppi.

Live Report “Tutto L’Universo” tour, Napoli – Teatro Trianon

In un fascinoso torpore di luci soffuse, Giovanni Truppi ha fatto il proprio ingresso sul palcoscenico del Teatro Trianon di Napoli, accompagnato soltanto dagli strumenti che lo avevano preceduto in scena.

In quel preciso istante, il brusio di un pubblico, eterogeneo per sesso ed età, è culminato in uno scrosciante e prolungato applauso, che ha tradito tutta l’impazienza e l’aspettativa sperimentata fino a quel momento.

Giovanni, come di consuetudine in canottiera, ha imbracciato la chitarra e, approfittando dell’ouverture, ha voluto ribadire la propria opinione al suo caro amico, esordendo con Conversazione con Marco sui destini dellUmanità.

Dopodiché, con parole crude e ingenue, strizza l’occhio ai meno occasionali in platea e racconta la mente turbata e in conflitto coi propri pensieri e desideri di “Respiro”, un brano pescato dal primo album “C’è un me dentro di me”, orfana della sua sezione elettrica, ma non meno efficace.

Arriva il momento che Giovanni preferisce meno: quello delle parole. L’impianto amplificazione, però, corre in suo soccorso e fa le bizze. Giovanni, a metà tra l’ironico e il rincuorato, scherza: “questo è il segno che non devo parlare!”.
E riprende la sua narrazione di vicende, quelle storie che riguardano tutti noi.

E via, allora, con uno dei brani più melodici che abbia mai scritto: “Quando Ridi” è una poesia d’amore carnale e sensuale che, però, non perde mai la delicatezza.

Il pianoforte e il basso ci informano che è la volta di “L’Unica Oltre L’Amore”, una presa di posizione politica e definitiva, in cui Giovanni riflette e fa riflettere sull’unico punto di rottura e divisione che varrebbe la pena valorizzare: l’empatia nei confronti dei più deboli. Difficile battere l’emozione che trasmette l’appendice strumentale di questo brano.

Non manca la disarmante disamina di virtuoso intimismo de “La Domenica”; né la geniale e beffarda “Nessuno” che scongela gambe e braccia degli spettatori, i quali si muovono adesso al tempo scandito dalle mani del chitarrista.

“Come una cacca secca”
arriva come un pugno allo stomaco e non si può far altro che incassare, chiedendosi se esista una dichiarazione d’amore, e al contempo disamore, più bella.
Definitiva, ma senza un finale.

“Noi due quando scopiamo, sopiamo meglio con altre persone.
Perché, quando scopo con te: non sono più io. Non sono più adulto.
È come essere appena nato, e imparare a respirare…”

Per fortuna, Giovanni e la sua band trovano spazio in scaletta anche per “19 Gennaio” e “Borghesia”, per gli appassionanti acuti di “Superman”; per la delicatezza senza eguali di “Conoscersi in una situazione di difficoltà”, per la lirica di Amici nello spazio” e la suggestiva e contraddittoria “Mia”.

Tempo addietro, in occasione di un concerto di Giovanni Truppi a Bologna, dalla platea gli intimarono di suonare “Hai messo incinta una scema”. Giovanni sorrise, ma non diede speranza. E infatti, non la suonò.
Delusione e incredulità si rincorrsero di volto in volto tra i presenti. Qualcuno affermò addirittura di aver partecipato a quel concerto solo per ascoltare quel brano suonato dal vivo.

Sarà forse per questo che, a metà scaletta, Giovanni Truppi, disponendosi difronte al suo pianoforte, a seguito di una una breve introduzione, ha spiazzato tutti intonando: “Ed è finita così, hai messo incinta una scema…”?
Un pubblico timido e composto, fino a quel momento, si è lasciato andare in un coro catartico e liberatorio. Le vibrazioni adesso sono positivissime.

Giovanni Truppi prosegue pescando dai suoi esordi più pregiati e celebri, come il monologo auto-esortativo Stai andando bene Giovanni o “Il mondo è come te lo metti in testa”, alternando le accelerazioni di “Tutto L’Universo“, alle frenate di “Pirati”, acuti e suoni gravi, mormorii e urla.

Poi, come un fulmine a ciel sereno, canta “Scomparire”. Il brano ammutolisce la platea, facendola piombare in una trance di malinconia. Una delle ragazze accanto a me singhiozza e picchietta le lacrime che le solcano il viso con un fazzolettino. Incrociamo gli sguardi di occhi lucidi, un cenno di empatica intesa vale più di mille parole.

I tasti del pianoforte dipingono una melodia intensa e struggente che tiene col fiato sospeso tutto il quartiere Forcella. A spezzare quella mistica atmosfera ci pensa “Tuo padre, mia madre, Lucia”, che chiude alle 11:15 p.m. la scaletta.

Il pubblico, però, non ci sta. Fischi e proteste impazzano in sala.

Alle 11:17 p.m. la band sale ancora sul palco. Tre brani ancora e poi la standing ovation del parterre e dei loggioni del Teatro Trianon Viviani. Saluti, baci, abbracci, inchini e ancora saluti.

Nonostante la scortesia di qualche “addetto ai lavori“, che ha reso complicato lo svolgimento delle attività degli addetti stampa e dei fotografi presenti all’evento, Giovanni Truppi e la sua band hanno regalato una performance estremamente emozionante e coinvolgente, in grado di cancellare tutti i malumori che hanno accompagnato l’attesa nella hall dal Teatro.
Sei andato alla grande, Giovanni!

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