Paolo Simoni è un cantautore emiliano-romagnolo nato a Comacchio (FE) l’8 gennaio 1985. Ha frequentato il Conservatorio di Ferrara dove ha studiato pianoforte e teoria musicale.
Interrotto il tour con Roberto Vecchioni causa pandemia, Paolo si è dedicato anima e corpo alla realizzazione del suo nuovo album.
Un lavoro che spogliandosi del superfluo, è riuscito a portare in primo piano quello che è lo scheletro di ogni canzone: testo e musica.
Ci siamo fatti una chiacchierata con Paolo Simoni su PORNO SOCIETÀ”, il singolo di che anticipa “ANIMA”, il suo nuovo album di inediti,piano e voce, in uscita il 5 febbraio (pubblicato da RiservarossaRecords e distribuito da Warner Music).
Così, partendo dalle sue canzoni, ci ha descritto bene il suo pensiero sulla condizione della società attuale.

Ciao Paolo, benvenuto su insidemusic. Immagino tu sia a casa giusto?
Eh già, la mia macchina, che di solito è abituata a macinare centinaia di km l’anno, ormai mi guarda e si chiede “ma che è successo?” (ride)
Credo che molte auto si stiano facendo questa domanda…
Ma torniamo a noi, ad al tuo ultimo singolo Porno Società. Questo brano è una descrizione seria, a tratti forse anche preoccupante, della società di oggi. Perché la definisci porno?
Innanzi tutto devo dirti che per me ogni canzone è seria, nel senso che, almeno per quanto mi riguarda, le canzoni non sono mai state un gioco. La canzone è una forma espressiva importantissima. Che poi purtroppo ancora non sia considerata come tale e venga bistrattata è un altro discorso.
Nella porno società che descrivo, noi, da soggetti consumatori siamo diventati consumati.
Basta vedere come vengono utilizzati i nostri dati e le nostre vite per poter dare benzina alle grandi multinazionali, alle agenzie che vendono le nostre informazioni.
Porno Società prende spunto da una una mail che ho ricevuto tempo fa che diceva “vuoi diventare un influencer? Abbiamo aperto un corso universitario a distanza”
Così sono andato a controllare ed ho scoperto che quel corso universitario esiste davvero.
Da lì sono partito, insieme ad altri appunti che avevo annotato del diario, pensando di avere abbastanza materiale per poter scattare una fotografia eloquente.
Porno società è una condizione in cui prima o poi cadiamo tutti. Viviamo in questo mondo della plastica, dei finti like, del consumismo, delle curve di gradimento che si alzano sui social a seconda di quale nostro lato facciamo vedere.
La condizione per cui per essere qualcuno oggi devi avere tanti like, viene iniettata nelle nuove generazioni e spesso si vedono infatti le pessime reazioni che arrivano dagli adolescenti.
Porno Società è un mondo di finzione dove non divento qualcuno per quello che so fare ma per quello che faccio vedere: tutto questo per me è prostituzione, da qui Porno Società.
L’altro aspetto porno è la continua immondizia televisiva: commentatori seriali, opinionisti senza cognizione di causa o di grammatica.
Tutto questo calderone che ho osservato in questi anni.
Credo poi che il mestiere di un cantautore sia proprio quello di raccontare la propria contemporaneità nella maniera più onesta possibile: per tutti questi motivi è nata la mia canzone.
Poi ho messo in sottofondo un giochetto Jazz ironico che mostra una mia caratteristica principale: l’ironia è la forma di distacco più intelligente che conosco.
Ecco questo è il sunto della porno società che ho cercato di cantare.
Una cosa che stupisce, e che forse non dovrebbe stupire così tanto, è l’uso consapevole che tu fai delle parole, la ricercatezza del contenuto che è tipica di un cantautorato di alto livello, ma che ad oggi è molto difficile da trovare. Da cosa viene questa tua attenzione per le parole?
Io studio musica da quando ero piccolo, quindi sono partito come musicista.
Questa attenzione per la parola si è manifestata dai 13/14 anni, anche grazie ai maestri che ho avuto.
Mi sono appassionato tantissimo alla poesia, da Quasimodo a Montale a Alda Merini a Tonino Guerra.
Poi mi sono dato alla lettura di Kerouac, Wilde: mi sono nutrito molto di buone letture anche perché non avevamo il telefonino: internet al mio paese ce l’aveva solo il figlio del dottore, che sembra una barzelletta ma è così (ride)
Quindi il tempo si spendeva anche leggendo.
Più tardi ho iniziato ad ascoltare i dischi dei cantautori, così ho capito che la parola poteva essere cantata, messa in rima. Per questo per me il testo ha un ruolo molto importante per la canzone.
Altrimenti meglio fare solo musica, senza parole.
La canzone invece è un componimento fatto di parole e musica e per cui entrambe le cose devono viaggiare di pari passo.
Io in alcune canzoni che sento scorgo degli errori di sintassi drammatici e non riesco proprio a capire come siano ammessi.
Ci sono dei testi oggi addirittura con errori grammaticali fuori da qualsiasi logica, figure retoriche sbagliate, ellissi sbagliate, per non parlare poi del congiuntivo che ormai non esiste più: queste cose per me in una canzone sono inconcepibili.
Tempo fa ho letto che noi usiamo in media 700-800 parole del vocabolario. Le nuove generazioni ne usano al massimo 200/300.
Secondo te perché succede questo?
Questa mancanza di testo è spesso causa e conseguenza anche di una mancanza di contenuti.
Spesso manca l’approfondimento necessario, non ci si concede il tempo, viene fatto tutto di fretta.
Tutta questa carenza di tempo, dimenticandoci che siamo esseri mortali, che per certi versi è assurdo, si ripercuote anche sui contenuti e sui testi delle canzoni.
Purtroppo a parer mio i migliori testi che possiamo trovare sono dei grandi cantautori che hanno fatto vera letteratura: per il resto siamo andati avanti molto col suono, ma come qualità della parola siamo rimasti fermi a fine anni 90.
Rimanendo su questo argomento, ed anche con riferimento al testo di Porno Società: sei tu ad essere una mosca bianca o sono gli altri ad essere fuori luogo?
(ride) Questa domanda andrebbe fatta ad uno psicologo forse. Io in questo senso sono sicuramente un salmone, perché vado controcorrente anche se la maggior parte della gente va da un’altra parte.
E ti dirò, questo non mi fa soffrire proprio per niente ecco.
Da un certo punto di vista mi domando solo se questo tempo si modificherà, se ci saranno dei cambiamenti o se sarà sempre così.
Io di mio sto semplicemente rispondendo a quella che è la mia inclinazione spirituale, e soprattutto quello che mi è stato consegnato ed insegnato dai miei maestri.
Guardo con stupore, con incanto ed a volte anche con rabbia, a quello che succede intorno; ma per fortuna io ho gli strumenti necessari per distaccarmi e dedicarmi magari ad un libro o ad attività stimolanti, lontane dal trash.
Lasciami dire poi che se ci fossero proposte più stimolanti anche in tv per esempio, ne godrebbero sia i giovani, che inizierebbero a farsi qualche domanda in più, sia gli anziani, che invece di ascoltare chiacchiere a vanvera avrebbero stimoli più interessanti.
Qui torniamo un po’ a descrivere la tua Porno Società quindi
Beh sai, Proprio ieri ho letto su un quotidiano che sta arrivando in Italia un programma dove si va nudi in onda, per cercare un partner: oltre questo cosa ci sarà? Non ci rendiamo proprio conto di quanto stiamo offendendo noi stessi.
Senza contare che così facendo stiamo privando le nuove generazioni dell’eros e dell’amore.
Ecco che torniamo al concetto della Porno Società che descrivo nella mia canzone.
Chissà cosa avrebbero scritto oggi Gaber, De André o Dalla di tutto questo… chissà, è una cosa a cui penso spesso.
Il 5 Febbraio comunque uscirà il tuo album “ANIMA”: cosa dobbiamo aspettarci?
Sarà un disco di canzoni d’autore, quindi si palerà di vita. La cosa particolare di questo lavoro è come l’ho realizzato.
Spiegaci meglio
È un disco completamente piano e voce, non ci sono plug in, non ci sono altri musicisti, solo io, il piano e la voce.
In pratica ho lavorato per sottrazione, e contrariamente a quanto si potrebbe pensare è stato anche più dispendioso: oggi con un computer da mille euro si possono creare suoni da orchestra e far credere di aver registrato a NY.
Io invece sono stato in studio per un mese, con un pianoforte a gran coda, ho perfezionato i microfoni, fatto delle prove e registrato ogni brano fino a 20-25 volte: fino a quando non sono riuscito ad arrivare a quell’enfasi bella che volevo io.
Senza reinciderla, senza interrompere niente.
Bisogna quindi aspettarsi un ascolto diverso a quello di cui si è abituati: niente effetti speciali o fuochi d’artificio. Qui ci sono delle canzoni da ascoltare in relax, cercando anche di prendere un respiro più umano.
Per quello si chiama Anima: sarà un disco un po’ svestito, come una bella donna spettinata e struccata la sera prima di andare a letto.
Ci sarà anche la versione in vinile.
Insomma è stata proprio una scelta ponderata per arrivare ad un determinato risultato, ed ho sentito che questo era il momento di farlo così.
Tu hai già avuto esperienze live, negli stadi con Ligabue, poi con de Gregori, Vecchioni etc. In un mondo perfetto, dove si potranno di nuovo fare live, quale pensi sia la situazione che si abbina meglio alla tua musica?
Il Teatro. Assolutamente. I teatri sono i luoghi che io prediligo e preferisco da tutti i punti di vista: io non amo le grandi masse. Non sono uno da stadi, preferisco gli ascolti dove il pubblico è dosato, curato, magari meno persone ma tanta qualità, quindi teatro tutta la vita.
Con Vecchioni ho girato in tutti questi teatri: mi sono divertito immensamente, ma soprattutto ho goduto della qualità sia dell’audio che del pubblico, che ascoltava con una certa delicatezza le canzoni, cosa non comune.
Mi piace tutto dei teatri: dal sipario, al legno del palco, mi piace guardare i palchetti lassù in alto.
Per me è il luogo perfetto dove un artista può mettere in piedi la sua opera.

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)