Peligro, all’anagrafe Andrea Mietta, è un rapper milanese classe ’92. Appassionato di musica fin da piccolo, comincia a dedicarvisi all’età di 14 anni.
Respiro è il sesto album di Peligro , che segna un cambiamento rispetto all’ultimo lavoro di Andrea, “Mietta sono io”,
dove le produzioni erano state affidate a Marco Zangirolami (Emis Killa, Jake La Furia, J-Ax, Sfera Ebbasta, Ghali, Mahmood e molti altri):
in “Respiro”, prodotto dal fedele amico Hernan Brando, Peligro mostra il suo lato più pop senza snaturarsi,
dimostrandosi sempre come il “rapper dei buoni sentimenti” con testi non scontati.
Questo album, come lo ha definito Peligro, è “un inno alla libertà, il mio personalissimo modo di prendere una boccata d’aria fresca, di evadere”
Noi, che di aria fresca ne abbiamo sempre bisogno, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui per conoscerlo meglio e per saperne di più su questo suo nuovo lavoro.
INTERVISTA
Respiro ha uno stile bello e tutto sommato positivo: come mai questa scelta forse un po’ in controtendenza?
La mia in realtà non è una scelta consapevole, nel senso che io parlo di quello che vivo e di come lo vivo.
Di solito quando scrivo cerco di descrivere appunto dei sentimenti e degli stati emotivi attraverso una sorta di fotografia: se quello che è venuto fuori da Respiro è in lavoro in generale positivo, è perché le canzoni sono state scritte in un momento che era positivo per me.
E soprattutto l’idea di cimentarmi io stesso a fare, ed esplorare delle sonorità e dei mood positivi, anche diversa dalle mie stesse abitudini.
Si dice che le belle canzoni le scrive solo chi soffre, ecco io ho provato anche a dimostrare a me stesso che poteva essere diverso.
Qual’è stata l’ispirazione seguita per la costruzione di questo album?
La musica di questo album è prodotta da Hernan Brando :ho iniziato a lavorare con lui e mi fa sempre molto piacere farlo.
Diciamo che musicalmente il leitmotiv che ha spinto tutta la creazione di questo lavoro è stata l’esplorazione: abbiamo deciso che saremmo andati in luoghi musicalmente ancora inesplorati nel mio percorso.
Io credo sia l’unico modo per evolversi e crescere: conoscere e scoprire cose, esplorare mondi sconosciuti fino a quel momento per ampliare un bagaglio.
Quindi è stata la curiosità il motore che ha mosso la composizione dal punto di vista musicale.
È autobiografico?
Beh tutte le mie canzoni lo sono, io parlo di quello che conosco: anche quando mi guardo intorno, e descrive altre situazioni lo faccio sempre dal mio punto di vista, sia che sia capitato a me in prima persona che no.
Il narratore è sempre Andrea.
C’è un brano in particolare a cui ti senti più legato?
Guarda, sarò banale ma è veramente difficile dirlo.
Poi la mia esperienza con questo album al momento si limita allo studio di registrazione.
A parte Gemelli, che ho avuto la fortuna di eseguire già dal vivo, gli altri brani non hanno avuto modo di manifestarsi anche live, a causa di tutta la situazione in corso,
Quindi è anche questo un modo per conoscere i brani e per creare un legame con le proprie canzoni.
Questa pagina della mia storia è ancora da scrivere: forse dopo sarò in grado di darti una risposta.
Li amo tutti come si ama qualcosa che si ama con le proprie mani
Allora ti giro la domanda rivolgendola alle esperienze live che hai già avuto: ce n’è una che ti ha lasciato un’emozione addosso più forte delle altre?
Beh sicuramente il mio primo live in assoluto nel 2009.
Era al caffè Atlantic, me lo ricordo in maniera particolare un po’ perché è il primo, un po’ perché quando siamo arrivati al locale non c’era l’impianto.
Allora ne pomeriggio invece di fare il soundcheck siamo corsi a cercare di affittarlo, lo abbiamo montato in fretta e furia.
Partito il live, sul terzo brano BLACK OUT totale. Tutto spento.(ride)
Quindi ci siamo trovati al buio, poi dopo un po’ la luce è tornata ed è stata una bella fortuna, però mi ricordo quei minuti di buio come ETERNI.
Per fortuna erano venuti tantissimi amici e parenti quindi il pubblico mi ha sostenuto lo stesso nonostante questa cosa abbastanza grave. (ride)
Una vera prova del nove ! Tornado a Respiro, ho notato poco autotune e molta attenzione invece alla melodia alla voce, anche qui controtendenza: come mai questa scelta?
Io ho un punto di vista abbastanza neutrale sull’autotune, nel senso che per me non è né buono ne cattivo.
L’autotune è uno strumento bellissimo, ed in realtà è un effetto degli anni 80, che consente di fare delle cose altrettanto belle: io sono il primo a usarlo quando ne ho la necessità espressiva.
Però deve essere uno strumento per creare un colore, non per sopperire ad una mancanza.
Io studio canto in maniera seria e quindi voglio arrivare ad un’autonomia vocale per cui posso decidere di utilizzare l’autotune con una finalità creativa e non riparatoria.
Come ti sei avvicinato alla musica a 14 anni ?
Allora in realtà nella mia vita la musica c’è sempre stata perché mia madre cantava, mio padre suona il basso, mio nonno ascoltava Frank Sinatra.
Diciamo che è stata la musica a venire da me nel momento in cui ho iniziato,
perché io mi sono avvicinato alla musica suonata e cantata quando cominciavano a girare su MTV e in radio i singoli di Fabri Fibra, Mondomarcio, Sottotono,
diciamo la seconda ondata di rap su scala nazionale post Articolo 31.
Quindi direi che è stata fortuna,perché ero la persona giusta al momento giusto.(ride)
C’era questa musica aveva un’energia dirompente che mi ha travolto come un fiume in piena.
Un po’ come negli anni sessanta quando c’è stato Elvis: un linguaggio totalmente nuovo che ha travolto un’intera generazione.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
In questo momento la mia prima e principale preoccupazione è godermi RESPIRO e permettere a questo album di vivere il suo tempo.
Come sarà questo tempo purtroppo però non lo so dire, a causa di questa situazione particolare che stiamo vivendo,
quindi non so se ci saranno live o altre possibilità di esprimersi.
Io comunque non riesco a stare fermo e mi sto adoperando per scrivere, comporre, cercare di evolvermi e inventarmi in maniera diversa.
Però… del doman non v’è certezza.
Ma c’è la certezza che questo Respiro meriti di non passare inosservato : voi che dite?

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)