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Intervista a Raoul Moretti: Le intermittenze della vita in 12 brani

by Paola Pagni

“Le Intermittenze della vita” di Raoul Moretti contiene 12 brani di musica strumentale in cui l’artista si propone di ridefinire le frontiere musicali dell’arpa, raccontando il percorso cronologico e l’evoluzione psicologica-emotiva vissuta durante il periodo di lockdown.

L’album

Raoul Moretti, attraverso suoni e tecniche non convenzionali, declina l’utilizzo dell’arpa elettrica come emanazione diretta, per esprimere sé stesso come artista ed essere umano.

L’art-work del disco è a cura di Giada Negri.

Prodotto e scritto dallo stesso Raoul, il disco vanta le preziose collaborazioni con cantante sardo Beppe Dettori, che ricorre a un uso particolare delle corde vocali, e dei musicisti Wan Xing e Chan Shek Ming, che suonano in maniera sperimentale gli strumenti a corde della tradizione cinese, il Guzheng e il Guqin.

Intervista a Raoul Moretti

Raoul Moretti è un arpista italo-svizzero versatile e sperimentale, con un approccio molto originale allo strumento. Oggi è uno degli arpisti più innovatori con una traiettoria artistica internazionale, esibendosi in oltre 20 Paesi in tutto il mondo e portando la sua arpa in differenti generi musicali

Non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di scambiare qualche battuta con lui, per saperne di più di questo modo di fare musica così originale.

Ciao Raoul, benvenuto su Insidemusic. Quali sono per te le intermittenze della vita? Che cosa racconta quindi il tuo album?

Ciao e grazie per l’invito.  Ho preso spunto dal titolo del romanzo di Saramago Le Intermittenze della Morte per raccontare quello che abbiamo vissuto dal lockdown del 9 marzo 2020, quando le nostre routine, le attività quotidiane si sono interrotte o comunque si sono dovute rimodulare.

Sono cambiati i ritmi, sia per chi ha dovuto lavorare di più perché impegnato nell’emergenza, sia per la maggior parte che ha dovuto fermarsi e guardare dalle proprie finestre.  Abbiamo vissuto come in un tempo sospeso, vissuto alla giornata, senza programmazione.  L’album racconta questo periodo nell’evoluzione anche psico-emotiva.

Leggo che nella seconda parte dell’album, lo sguardo si apre al mondo e alla Cina: perché proprio alla Cina? C’è un legame particolare tra te o il tuo strumento e questo paese?

Nel primo periodo proprio Cina e Italia sono stati i primi Paesi interessati dalla pandemia, quindi lo sguardo nel disco si apre dalle immagini iconiche delle nostre strade a quelle provenienti dalla Cina.

Immagini che poi via via sono diventate comuni a buona parte del mondo.  Personalmente sono stato un paio di volte a suonare in Cina e proprio la pandemia ha cancellato un tour previsto nelle principali città cinesi. E’ stato un modo anche di mantenere vivo quel legame ed una visione internazionale.

La collaborazione con Wan Xing e Chan Shek Ming, che suonano in maniera sperimentale gli strumenti a corde della tradizione cinese, il Guzheng e il Guqin, è nata quindi a seguito dell’idea del disco? O viceversa? 

In questo lavoro ho voluto inserire poche collaborazioni e solo di strumenti a corde, quindi nel momento dedicato alla Cina è venuto spontaneo collaborare con loro. Conoscevo Wan Xing da qualche anno.

E’ una straordinaria musicista e virtuosa del guzheng, avevamo collaborato in una produzione a Hong Kong ed in seguito condiviso dei concerti in Sardegna e durante la pandemia abbiamo realizzato anche un video dal forte valore simbolico dove suonavamo un brano tradizionale cinese da me arrangiato. 

E’ stata poi lei ad introdurmi a Chan Shek Ming perché volevo inserire il suono del guqin, strumento di cui mi ero innamorato in Cina.

Invece la collaborazione con Beppe Dettori si articola su un uso molto particolare che lui fa delle corde vocali: puoi spiegarci qualcosa a riguardo?

Beppe è una delle voci più rappresentative della Sardegna. A fianco del percorso cantautorale e pop, come anche ex voce dei Tazenda, ha sempre portato avanti una ricerca sperimentale della vocalità, che peraltro in Sardegna ha grande tradizione. 

Infatti nel brano Il runner solitario collabora non con un canto ma con un utilizzo “strumentale” delle corde vocali.  Con lui poi ho una collaborazione da anni che ha portato ad una intensa attività dal vivo ed alla realizzazione di tre dischi, di cui l’ultimo Animas nel 2021.

Come si riesce ad utilizzare uno strumento come l’arpa elettrica in un contesto attuale, che si discosti da quello classico?

La mia idea è che l’arpa è uno strumento come tutti gli altri. Ha una storia antichissima, ma segue le evoluzioni del tempo nelle sue versioni contemporanee, così deve essere anche nel suo utilizzo. Ho fatto un percorso di studi classico, ma poi i miei interessi musicali erano più ampi ed il desiderio era di interagire con musicisti di altra provenienza e formazione. 

E’ estremamente versatile come strumento e l’arpa elettrica è diventata il mezzo che riesce ad esprimere pienamente me stesso.  L’utilizzo dell’elettronica e di tecniche non convenzionali a supporto amplifica le capacità espressive dell‘arpa, che già sono ampie.

Questo progetto verrà portato live?

Dal vivo saranno portati solo alcuni brani che verranno integrati nel nuovo concerto per arpa elettrica, live electronics e visual “Travelling Colours”. 

Sarà una performance di flusso musicale ininterrotto che passa attraverso brani dei miei quattro lavori solistici, Harpscapes, Harpness, IsolaMenti e quest’ultimo.

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