Non capita spesso e non capita a tutti, in un’assolata mattina di maggio, di avere la fortuna di scambiare due chiacchiere al telefono con Federico Poggipollini : si, QUEL Federico Poggipollini.
Capitan Fede, quello al fianco di Ligabue dal 1994, quello che, come se non bastasse, prima ha fatto anche parte dei Litfiba e che ora, tra gli altri impegni, porta avanti una carriera solista all’altezza delle altre due.
Tutto questo è successo in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo, Il Chiodo, rivisitazione in chiave “poggipolliniana” di un brano degli Skiantos, che sorprende per la nuova ed inaspettata forma che assume.
Tanto per cominciare, dovete ascoltare la canzone: eccola
Magnetica, ipnotizzante, suono essenziale ma avvolgente, voce e testo che invitano a chiudere gli occhi e ad immaginare il mondo da un altro punto di vista, quello di un chiodo appunto.
Così prende forma una sorta di paradosso: quello di una cosa così piccola da passare inosservata,
e proprio per questo capace di attraversare il tempo indisturbata, testimone di eventi che si perdono nella storia, spettatore muto del mondo e dell’uomo, dal suo esclusivo punto di vista.
Un chiodo che a tratti si permette anche di accennare con un certo disprezzo a ciò che forse gli è più simile, ma comunque diverso: non vi ricorda qualcosa?
Insomma una canzone che in questa versione mostra il suo lato profondo, e si presta a più di una riflessione.
Di questo e non solo, ne abbiamo parlato con chi ha deciso di mostrarcela così: Federico Poggipollini.
-L’intervista-
Il Chiodo: perché proprio questa canzone?
In realtà io sono nato seguendo tutta l’ondata musicale legata a quel periodo che si chiamava rock ottanta.
Essendo appassionato di musica ero affascinato da quel mondo, e gli Skiantos sono stati uno dei gruppi più importanti della mia vita, non solo come ispirazione ma perché io vivevo proprio l’atmosfera che circondava quel periodo.
Addirittura io credo d’aver fatto il musicista anche per loro.
Il mondo della musica ,le band, l’idea di raccontare delle cose in maniera diversa: gli Skiantos sono famosi per essere coloro che hanno portato la musica demenziale, ma intesa come ironica, in cui c’erano poi dei grossi fondi di verità e di spessore.
Il Chiodo degli Skiantos è una canzone poco famosa, ed in un certo senso l’ho scelta anche per quello : perché mi sembrava assurdo rifare delle canzoni che erano già conosciute.
Questo è un tipo di ricerca che ho fatto anche per gli altri brani presenti nel disco;
quindi è frutto di un ripescaggio di brani su cui ho un po’giocato sperimentando, cercando di riarrangiare, perché non potevo fare una semplice copia, specialmente de Il Chiodo.
Sia perché per me non è facile riprodurre Freak Antoni, che ha un suo modo molto particolare, una voce tagliente e metallica, e sia per questa forma di follia che c’era nell’originale, che non mi sembrava proprio il caso neanche di provare ad imitare.
Infatti scegliendo una versione intima ed acustica hai dato un’impronta alla canzone spostando il focus sul testo
Quando all’interno di questo mio disco mancava una canzone intima ,
io avevo già “provinato” il Chiodo nella versione più originale possibile ma non mi piaceva, quindi ho detto: ok , provo a farla in una versione completamente diversa,
cercando di avvicinarmi il più possibile al mondo di Johnny Cash, puntando sul portare alla luce un testo con tanto spessore, quasi una poesia se vogliamo.
La cosa che mi ha sempre colpito è che oltra all’ironia c’è tanta forza.
La frase in particolare: “posto c’è stato che non mi è piaciuto, quando mi hanno piantato nel corpo umiliato di un povero Cristo, che poi era giusto e dopo si è visto” , ecco, questa è una frase molto forte che mi ha colpito, all’interno di un brano che invece ironizza l’idea di essere un chiodo.
C’è una grande forza di originalità legata a questo brano.
Devo dire che mi hanno chiamato anche gli Skiantos proprio, per dirmi che questa versione gli è piaciuta molto, e questo mi ha fatto molto piacere.
In effetti si nota su questo brano un lavoro piuttosto profondo …
Sì, Il mio lavoro su questo brano è abbastanza grosso, ne ho cambiato l’atmosfera.
Non dico gli accordi però ho spostato l’arrangiamento chitarristico portandolo in un mondo molto diverso, ho armonizzato in maniera diversa gli accordi,
ho cercato proprio di riscostruire una cosa che fosse più intensa. Con pochissimi elementi.
Ed anche l’uso e l’editing che ho fatto sulle parole, è diverso dall’originale.
In alcuni momenti ho anche tolto delle frasi che mi sembravano doppie, perché volevo proprio un brano molto corto.
Ho riletto questo brano cercando di mantenere tutto quello che era importante, adattandolo però alla mia esigenza di avere un brano molto stringato.
L’idea di un video così, è stata dettata dall’esigenza della quarantena o era nel progetto originale?
È un video che io ho fatto nel primo momento della quarantena, non pensando che non potessi farne un altro, ed infatti è stato comunque fatto da un regista.
È stato una sorta di esperimento, quindi volendo avremmo potuto rilavorarlo o rifarlo : l’ho fatta alla prima, in alcuni punti ci sono anche forse degli errori di Playback, però quando l’ho rivisto ho pensato che per un brano così era proprio come lo sentivo, e questa cosa credo che si percepisca.
Quindi dopo potevo o tenere questo o rifarne uno simile, sempre in casa.
Se tu vedi c’è una sorta di carrello che va avanti e indietro e c’è l’idea di una camera che si apre, da bianco e nero diventa a colori, ed è una cosa che è stata proprio fatta così, un esperimento.
In pratica poi mi sono detto: se va bene la lascio così.
L’ho fatta vedere in giro e tutti, mi hanno detto che aveva un suo perché.
Devo dirti che per come vivo il brano io, mi sembra adatto.
Magari è monocorde, ma lo è anche la canzone, non potevo certo fare una cosa troppo esaltata o anche troppo didascalica.
È sicuramente un video a basso budget, ma è anche una scelta,infatti non avrei mai accettato una cosa che non mi avesse soddisfatto
Mi è piaciuto molto il fatto che abbiamo sempre bisogno di tanto lavoro di postproduzione, invece qui sia il video che il brano sono proprio liberi da queste dinamiche.
Mi sembrava che, in un momento in cui eravamo così spogliati da tutte le cose, mettere la verità e tirar fuori quello che si crea con la magia della prima volta, fosse giusto.
Se ci fai caso non ha neanche tagli.
Ho notato anche tua figlia ad un certo punto nel riflesso infatti
SI esatto, brava (Ride)

Il chiodo è il primo estratto da Canzoni Rubate: rubate perchè? E si presuppone quindi sia un album di cover, come hai anticipato.
Canzoni rubate perché quando rubi una cosa diventa tua, questa idea mi sembrava giusta per poter raccontare un disco di cover ma senza dover dire che per forza è una cover:
perché le ho talmente fatte mie, che è come se avessi ricomposto una canzone.
Sono andato a toccare vari artisti e quindi ho cercato di rispettare al mio massimo il loro mondo cercando di rileggerli dandogli qualcosa in più,
che magari essendo canzoni non famosissime era rimasto un po’ nascosto .
Sono molto contento perché sta piacendo, anche se quando l’ho fatto ho pensato più ad un fattore mio e di grande amore della musica.
Il mio lavoro è stato sul selezionare brani, sceglierli ma anche di arrangiamento e stile.
Sarà un disco con un bellissimo suono generale dove c’è un collante tra i pezzi;ho cercato di mantenere un filo conduttore stilistico come se si trattasse di un unico autore.
Un grande esercizio per me se vogliamo, veramente molto dettagliato, fatto cercando appunto di attualizzare questi brani, e soprattutto guidato da due elementi: la chitarra acustica e la sonorità un po’ vintage che ha questo disco.
Quindi musicalmente come sono unite tra loro queste canzoni?
Diciamo che son partito da questa ritmica, che è la batteria ’70-’80 e poi c’è appunto questa acustica che ne completa l’ossatura proprio.
E con quale criterio hai scelto i brani?
Una scelta che ho fatto piano piano, tra cose che ovviamente potessi cantare e testi che potessero essere attuali, in modo da poterli rimettere in gioco.
Per prima cosa doveva comunque colpirmi la canzone, il suo suono, e poi mettere insieme questi altri fattori.
Ci saranno collaborazioni in questo nuovo album?
Si ho collaborato con molte persone, tra gli altri, possiamo già dirlo, con Eugenio Finardi, Gianni Morandi e Federico Cimini che è un cantautore italiano giovane, della nuova leva.
A proposito del video ,Nel periodo di lockdown abbiamo dovuto per forza di cose un po’ tutti reinventarci in qualche modo, o comunque interfacciarsi con nuovi metodi di comunicazione, anche musicali. Tu come hai reagito e come ti sei trovato con questa nuova comunicazione?
Io sono stato forse il primo, motivato dal fatto che intorno a me ci sono dei musicisti, a fare il flash mob, e l’ho messa sui social.
Il riscontro è stato pauroso, mai avuto così tante visualizzazioni, proprio inaspettato.
Quindi tutti giorni, per una settimana circa, ho suonato dei brani anche un po’ per alleggerire questa grande tensione.
Sai, Il mio stato d’animo era molto preoccupato, perché la situazione non era ancora chiara, sapevamo solo che era molto pericoloso.
Comunque ho sentito che era una cosa che piaceva, e piaceva a me anche impegnarmi su qualcosa:
a volte passavano dei signori e mi chiedevano “lei è quello che suona, mi fa qualcosa “(ride) e cose così, che comunque mi facevano molto piacere.
E non era una cosa buttata lì eh, mi sono impegnato molto, perché era anche uno stimolo e spero di aver fatto anche del bene a chi mi ha seguito.
Ho ascoltato molto i commenti, i suggerimenti, i ringraziamenti: alla fine mi è sembrato utile per creare una vicinanza con chi come me stava vivendo quel momento.
Insomma non mi sono sentito di isolarmi.
Parlando quindi del futuro, per molti le misure da adottare sono risultate impossibili da applicare ,ed infatti i grandi eventi sono passati direttamente al 2021… quali sono il tuo pensiero ed il tuo il tuo stato d’animo a riguardo?
Quello che è stato deciso è stato fatto sicuramente con grande intelligenza: i grossi spazi, i concerti che hanno una grande aspettativa, un costo elevato di produzione ed anche un certo costo di biglietto , non potevano essere penalizzati con certe limitazioni.
Per quanto riguarda invece i concerti più piccoli dove gli spazi sono ridotti e l’aspettativa è diversa, magari a volte non si paga nemmeno un biglietto, ci si dovrà accontentare forse, ma è comunque un momento di musica a cui vale la pena non rinunciare.
Nel caso del Campovolo ad esempio, che è stato rimandato, si era anche pensato di farlo in maniera diversa, ma sarebbe andato a penalizzare troppo lo spettacolo vero e proprio: la gente si ricorda gli spettacoli precedenti , ed il rischio sarebbe stato deluderne tanta.
Campovolo è una magia che deve rimanere tale.

Per quanto mi riguarda poi, mi sono reso disponibile per fare cose più piccole, prendendo tutte le precauzioni del caso.
Io credo ne valga comunque la pena, almeno per sdrammatizzare questa situazione.
Dicevamo appunto del reinventarsi : tu hai mai pensato ad un piano B se non avessi vissuto di musica?
Mio padre aveva uno studio dentistico quindi ho fatto l’odontotecnico, per poi prendere più o meno quella strada.
Ed è un lavoro che in realtà non mi dispiace, ma non era adatto a me.
Appena ho capito che la musica era la cosa più importante, ed ho avuto la fortuna di riuscire a mantenermi fin da subito, ho deciso di impegnarmi in maniera molto seria per poter portare avanti questa passione che poi è diventato un lavoro.
Però se ci penso, tra le cose che mi hanno sempre affascinato c’è lo sport, quindi avrei fatto qualcosa legato allo sport, e poi anche tutta la forma di liuteria che riguarda invece lo strumento.
Anzi più che liuteria anche l’idea di avere un negozio, un posto, dove avere tutti strumenti d’epoca, perché mi appassiona la ricerca sullo strumento vintage.
Beh, sarebbe stata anche quella una bella alternativa direi…
Chiudo con una piccola digressione (perché questa occasione non me la potevo perdere n.d.r.): tu hai fatto parte dei Litfiba, poi dal ’94 della band di Ligabue in pianta stabile, quindi praticamente nella colonna sonora della mia vita ci sei sempre tu che suoni, anzi diciamo pure che a cose normali ora ti avrei chiesto un autografo …
Che io ti farò molto volentieri presto, magari proprio sul nuovo album!(ride)
Ottimo, missione compiuta! (Ridiamo)
Ti dico questo perché io sono appunto della generazione degli autografi e degli accendini sugli spalti: ma gli autografi te li chiedono ancora?
Sì, e gli autografi mi piacciono, ma mi chiedono più i selfie …e mi piacciono molto meno, per diversi motivi.
Ad esempio perché a volte puoi venire con una faccia orribile che poi mi riguardo e dico: ma perché?
Poi perché è un martello pneumatico di flash che ti arrivano costantemente dopo lo show,
e poi forse con l’autografo hai un contatto un po’ diverso: il selfie è molto veloce, è un’interazione di un attimo proprio, a volte nemmeno te ne accorgi.
Ovviamente fa comunque molto piacere, ed io cerco di essere sempre disponibile in questo senso, perché se una persona viene, si congratula e mi chiede un selfie, è comunque bello.
Però ecco, tra i due, rimango sulla tua onda, preferisco l’autografo.
OK, me lo ricorderò! (Ma tanto lo so che faremo anche il selfie, che tanto uno più o uno meno …n.d.r.)
Intanto mi ascolto un’altra volta Il Chiodo, e se il buongiorno si vede dal mattino, in autunno avremo un album di cui sentiremo molto parlare.
A Presto!

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)