Olodramma, primo album di Barriera in uscita su tutte le piattaforme di streaming dal 29 novembre, prodotto da Blindur e Stefanelli.
Olodramma è un break-up album nell’epoca della rivoluzione digitale. È la storia di tutte le persone che, pur di non sentire il dolore e la solitudine, provano ad abbandonare il corpo per diventare immagine virtuale.
Le 10 tracce si muovono in un mondo di fantasmi digitali e attraverso l’elaborazione della fine di un amore, si interrogano sulle dinamiche delle relazioni umane nell’era di internet, fino a raggiungere le profondità del cyberspazio.
Olodramma ci è piaciuto dal primo ascolto e per questo abbiamo deciso di scambiare qualche battuta con Barriera, che ce lo ha spiegato meglio :
Intervista a Barriera
Che cos’è per te un Olodramma? Un dramma virtuale?
È come uno psicodramma, ma fatto di immagini digitali e fantasmatiche. Con questo disco ho messo in scena tante cose che mi sono successe e che sono rimaste in qualche modo irrisolte. Diciamo che ho provato a farle interagire tra di loro in un mondo virtuale per arrivare a una specie di catarsi. Mi sembrava un titolo adatto.
Da dove arrivano le ispirazioni per i tuoi brani?
Passo moltissimo tempo a pensare. Dal video youtube di 40 minuti su cui sono finito alle tre di notte, al modo giusto di definire l’esperienza semitraumatica che ho vissuto l’anno scorso in questo stesso giorno. Quando penso qualcosa che mi sembra utile, la segno tra le note del telefono. Se mi viene voglia di scrivere una canzone, di solito parto da una di queste note.
Come si conciliano suoni elettronici col cantautorato?
Non credo ci sia bisogno sempre di conciliare le cose. I suoni e i concetti a volte possono anche farsi la guerra, e il risultato secondo me è molto interessante. È un’idea che di sicuro condivido con Blindur e Stefanelli, che hanno prodotto questo disco. Spesso ci siamo trovati davanti a dei suoni che potevano essere fastidiosi, ma che proprio per questo ci dicevano qualcosa. Siccome però partivamo sempre dalla canzone, ci è sembrato importante che la voce fosse comunque al centro di tutto, avanti nel mix anche quando è stata effettata.
Nella tua bio dici che 20 anni fa hai perso tutto e che queste parole sono ciò che ti è rimasto: troppo personale per spiegarci a cosa ti riferisci?
C’è una canzone nel disco che si chiama Deserto Rosso. È una canzone d’amore e di violenza, e quella frase viene da lì. Volevo raccontare una sensazione che mi appartiene molto, quella di sentirsi alla perenne ricerca di qualcosa che un tempo avevamo e che però è andato perduto. Nel disco c’è anche una canzone dove parlo del rapporto difficile con mio padre (Dovehomessomiopadre?), e in effetti la mia sensazione è sempre stata che questo dono misterioso io l’abbia perduto a un certo punto della mia infanzia. Non credo però di poter individuare con precisione ciò che mi manca, so solo che questa “cosa perduta”, come quella delle poesie di Caproni, mi ha regalato una perenne nostalgia. Ecco, l’amore per come l’ho vissuto io è una cosa del genere: incontrare una persona che forse ha trovato la cosa preziosa che avevi perduto chissà dove.
Questo album verrà portato live?
Sto lavorando per riuscire ad avere il liveset giusto per queste canzoni. A un certo punto succederà senza dubbio, e a quel punto lo annuncerò a voce fortissima su instagram (@barriera__) e tiktok (@barrierasogna).

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)