Home Interviste In radio e in digitale “UNA NOTTE ETERNA”, il nuovo singolo del cantautore ANDREA PETRUCCI: intervista

In radio e in digitale “UNA NOTTE ETERNA”, il nuovo singolo del cantautore ANDREA PETRUCCI: intervista

by Redazione Web
andrea petrucci

È in radio e in digitale “UNA NOTTE ETERNA“, il nuovo singolo del cantautore ANDREA PETRUCCI (social.tunecore.com/).

Caratterizzato da sonorità pop dance, “Una notte eterna“ (TuneCore) è un brano che segna una rinascita personale e artistica, un inno alla leggerezza e alla felicità riscoperta dopo un periodo difficile. Andrea Petrucci racconta una storia sincera, celebrando la libertà di essere se stessi, senza etichette e senza mettersi in competizione con gli altri. Una traccia che sprigiona vitalità e voglia di ripartire.

Intervista ad Andrea Petrucci

Ciao Andrea! Come ti sei avvicinato alla musica?

Ciao, che piacere ritrovarvi dopo alcuni anni!

Mi sono avvicinato alla musica sicuramente grazie a mia madre, che ascoltava sempre della buona musica. In quell’epoca aveva un bar e, in quegli anni, c’erano i juke box con i dischi. Sì, ero molto piccolo, ma sono figlio degli anni ’80, precisamente dell’81. Ho una certa età, ma fortunatamente non li dimostro… o sì?

Ho ancora tanti dischi da juke box che mia madre ha conservato e sono fiero di ritrovarli dopo tutti questi anni. Lei era poi appassionata di canto, ma sfortunatamente non ha portato avanti questa passione. Si può dire, però, che me l’ha donata, e sicuramente devo ringraziarla già solo per questo.

Molti anni più avanti, con molta naturalezza, le dissi che avevo messo su una mia band. Con naturalezza, perché nessuno mi ha mai fatto pressione per cantare, anche perché ero uno sportivo molto impegnato. Ricordo che mio padre, allora, disse: “Ecco, ci mancava anche il canto!” e il resto è storia.


Da dove è nata l’idea per questo brano?

L’idea per il brano “Una notte eterna” è arrivata per caso. Volevo scrivere una canzone di rinascita, ma che avesse un’impronta notturna, con il fuoco come elemento centrale e del movimento. Poi stava arrivando l’estate, e desideravo qualcosa per ripartire alla grande dopo quattro anni di stop.

In realtà, ero in auto, di notte, e — sono sincero — in radio passavano la mitica canzone dei Litfiba del 2000, “Il mio corpo che cambia”. Ho sentito il riff iniziale del fischio che introduce il brano portando l’ascoltatore verso l’atmosfera del cambiamento e del tempo. Fateci caso, anche io, invece del fischio, introduco una tromba che si sposa bene con le atmosfere dance.

Mentre ero in auto pensavo, fischiavo, e poi mi è arrivata quella tromba introduttiva che si ripete nel brano, mentre andavo poi a dormire ho deciso di appuntarmi quella tromba e poi… è nata la magia. Non ascoltavo quei Litfiba da anni, però dai, mi hanno portato fortuna per scrivere quel brano… anche se non si somigliano per niente, mi sembra ovvio.


È online anche il video del brano, che racconta, con un’estetica potente e simbolica, un viaggio visivo tra fuoco e rinascita, ispirato al mito della Fenice. Le immagini, tra esoterismo e luce interiore, raccontano un percorso di rinascita: la fiamma, che inizialmente brucia con forza, si spegne nel finale in un gesto carico di significato. L’energia è ora interiorizzata, diventando segno di un amore maturo e consapevole.

Chi ha influenzato maggiormente la tua musica? quali sono i riferimenti della tua musica?

Ascolto e ho ascoltato davvero di tutto… come dicevo, sono figlio degli anni ’80. Sul mio braccio, da anni e anni, c’è Freddie Mercury tatuato che mi guarda, ascolta e mi suggerisce tutte le canzoni che scrivo. A parte gli scherzi, amo i Dream Theater, i Queen, i Radiohead, i Metallica, Satriani, Steve Vai. Vado in estasi con Malmsteen, Vinnie Colaiuta. Adoro la batteria e Lars Ulrich, Portnoy e il più grande John Bonham.

Poi, quando passo la palla al mio collaboratore di sempre, il polistrumentista Cristian Regnicoli, gli affido gli arrangiamenti più belli di sempre. Lui ci mette del suo ed è libero di mescolare tutte le influenze che vuole; siamo due mondi che si uniscono. Non lo abbiamo mai detto, ma è come se fossimo una band da sempre, lui per me è il numero uno, zitti non ci facciamo sentire lo dico in silenzio… 🙂


Qual è la lezione più importante che ti ha dato la musica?

La musica mi ha insegnato a non avere paura di mettermi a nudo. È stata il mio rifugio, la mia voce nei momenti in cui non riuscivo a parlare. Mi ha insegnato che anche il dolore può diventare bellezza, che ogni nota può trasformarsi in un abbraccio per qualcuno che ascolta. E soprattutto, mi ha fatto capire che quando canti con il cuore, arrivi al cuore.
Non servono maschere. Solo verità.


Grazie di avervi ritrovato, un saluto agli amici di Inside Music!

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