Onde di Sealow : una concept-intervista per il suo nuovo album

di Paola Pagni

Sealow, al secolo Simone Patti, è un’artista romano fortemente influenzato dal movimento Afrobeat, che propone queste sonorità in una sua personale chiave:

tende a giocare molto sulle immagini, con una vena quasi cantautorale, ma nei termini di un non ancora 30enne. 

Dal 25 Settembre è fuori il suo Onde, un concept album con brani scritti negli ultimi due anni, fino allo scorso lockdown, in cui, dice lo stesso Sealow:

“L’oceano rappresenta la sensazione di disorientamento che provo di fronte la musica, che però, tra le tempeste di istinti e di consapevolezze che mi portano a generare le mie onde, è anche un po’ la mia stella polare.”

Abbiamo intervistato Simone alias Sealow, per navigare un po’ nelle sue acque, con le sue istruzioni.

Intervista a Sealow

Ciao Simone, benvenuto su Insidemusic. Fresco di pubblicazione di nuovo album: quanto ti ha emozionato raggiungere questa meta?

Molto, Onde è per me sia un punto di partenza che un punto di arrivo, dopo più di due anni di produzione e di lavoro, è emozionante pensare che chiunque può ascoltarlo in qualsiasi momento.

Parliamo proprio del tuo”Onde”, un album che sicuramente spicca per le sue influenze afrobeat, e che proprio per questo si fa notare.

Ma quale è stato il tuo “porto musicale” di partenza e come sei approdato a queste musicalità?

Sono partito dalla mia grande passione per la musica giamaicana, nata sicuramente dalle dancehall della scena romana dove andavo a ballare con i miei amici.

Devo molto alle persone che si impegnavano in quegli anni a organizzare quel tipo di serate, il tutto mi ha spinto a mettermi in gioco fin da quei tempi con la mia prima crew (Villa Pamphili).

Questa passione non si è mai fermata e mi ha portato a produrre un disco come Onde, con il quale cerco di farmi portavoce di questo mondo sonoro anche se ancora poco esplorato nella nostra lingua mi rappresenta artisticamente alla perfezione.

Restando sul viaggio musicale, questo album è nato pian piano nel corso degli ultimi due anni: qual è stato il filo conduttore che ti ha fatto “pescare” questi brani?

Alcune emozioni sono maturate nel corso della produzione e l’hanno accompagnata fino in fondo.

Qualcosa ho scartato, ma non ho scritto “all’ingrosso” per poi selezionare, avevo una visione che mi mandava avanti più o meno consciamente ed a posteriori credo sia ben rappresentata dalle sonorità del disco e dalla mia scrittura.

Mi piace restare sul tema “mare”, perché le tue parole sembrano galleggiare leggere sulle note e perché questo elemento è spesso presente nelle tue canzoni:

ti senti a tuo agio nel mare musicale di oggi o ti è capitato di sentirti un pesce fuor d’acqua?

Mi ci sono sentito spesso, soprattutto a livello di contenuti. Ma è stato quando mi sono sentito veramente a mio agio in questa differenza che sono riuscito a sentirmi parte di questo mare musicale.

Credo sia importantissimo rimanere a contatto con quello che succede accanto a noi, sia musicalmente che più in generale per noi stessi, lasciarci ispirare di continuo.

Una domanda un po’ Marzulliana ispirata proprio dai tuoi testi: per te la musica è più stare a galla o esplorare i fondali?

Un’immersione in corrente.

Quale sarà la tua “rotta” per i prossimi progetti musicali?

Non vedo l’ora di portare il disco live.

Aspettiamo scalpitando come tutti gli altri e con la mascherina sopra il naso. Sto scrivendo quindi non ci fermeremo nemmeno da questo punto si vista.

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