Zo Vivaldi: dopo 10 anni a scrivere per gli altri è il momento di farlo per me

di Paola Pagni

Rumors(Road Sound Records) è il singolo d’esordio di ZO VIVALDI, giovane e talentuoso cantautore e polistrumentista.

Con questo brano, già disponibile in presave, l’artista, dopo aver firmato brani per nomi del calibro di Fedez e Dark Polo Gang, esordisce ufficialmente nella scena musicale italiana portando una ventata di novità e freschezza.

“Rumors” è un brano che, come suggerisce il titolo, invita a eliminare quei “rumori” nella testa, quelle insicurezze e quelle paranoie che spesso impediscono di mettersi in gioco. È un invito a lasciarsi andare, quello di ZO VIVALDI, uno sprono a navigare in acque inesplorate per non restare fermo in un porto sicuro, senza ambire a qualcosa di più, rischiando che siano gli altri a decidere per te. L’artista esprime con un’agrodolce spensieratezza e una tagliente ironia l’inquietudine, il disagio e l’irrequietezza portati dal lockdown, paragonato a un naufragio improvviso che ti lascia in balìa delle onde.

Con “Rumors” il talentuoso ZO VIVALDI apre quindi un nuovo capitolo della propria storia musicale e passa dall’essere autore a cantautore a tutti gli effetti, mettendo al proprio servizio il talento che lo ha contraddistinto e che lo ha portato a scrivere per alcuni degli artisti più importanti in circolazione.

Abbiamo intervistato Zo Vivaldi, musicista, cantautore e polistrumentista per parlare del suo primo singolo e del perchè ha deciso, proprio ora, di “uscire allo scoperto”

Intervista a Zo Vivaldi

Ciao Lorenzo, benvenuto su Insidemusic. Comincio subito dal tuo nome d’arte: perché Zo Vivaldi?

Ciao e grazie! Zo Vivaldi è l’unione del mio nickname Zo (Lorenzo) con la strada dove sono cresciuto: Via Antonio Vivaldi. Mi piace sia perché unisce (Zo) moderno/urban a (Vivaldi) classico/vintage. É la stessa cosa che faccio con la mia musica.

Sempre a proposito di te, ti definisci 50% Kurt Cobain e 50% Mamma ho perso l’aereo: in entrambi i casi una gatta da pelare? Ovviamente scherzo…puoi spiegarcelo tu il perché?

Perché credo trasmetta un’idea di intensità musicale stile Kurt Cobain e una goffaggine e un sarcasmo che si può trovare in “Mamma ho perso l’aereo”. Questa mio sentire la musica visceralmente per poi comunicarla in modo un po’ goffo credo venga descritto da quella frase.

Sei freschissimo di uscita del tuo primo singolo “Rumors” e ci arrivi dopo aver scritto per altri illustri colleghi come Fedez e Dark Polo Gang: cosa ti ha convinto ad uscire allo scoperto?

Due cose. La prima è stata il desiderio di provare nuovi stimoli creativi. Come autore spesso il tuo apporto creativo finisce una volta che la canzone esce dallo studio, mentre come artista si ha la possibilità di immergersi in molte più strade. La seconda è che scrivo canzoni da 10 anni e non ho mai rilasciato nulla per paura di mettermi in gioco. Non voglio arrivare ad essere anziano con il rimpianto di non averci provato.

Hai vissuto molto all’estero, da Shangai a Los Angeles: quanto ha influito questo sulla tua musica?

Entrambe le città sono state essenziali. I primi anni a Shanghai, da quattordicenne, sono stati tra i più difficili della mia vita. Lì ho davvero contato sulla creazione musicale per stare “bene”, passando le giornate chiuso in casa a fare musica da solo. Los Angeles invece mi ha introdotto alla collaborazione e mi ha permesso di uscire dalla mia bolla musicale rock immergendomi in tutta quella che è la musica e la cultura black.

Tu sai anche un polistrumentista: come ti sei avvicinato alla musica?

Credo di essere “polistrumentista” dai primi anni della mia vita. Provavo a creare con qualsiasi cosa producesse suono: posate percosse su bicchieri, strumenti giocattolo, il flauto usato a scuola o anche semplicemente la mia voce. Tuttora non riesco a trattenermi, figuriamoci un bambino di 5 anni!

Musica, scrittura e canto sono arrivati nello stesso momento?

Sì, ho ancora in mente l’immagine di un bambino seduto per terra in camera sua, arrabbiato a causa i bulli della scuola, che scriveva canzoni sui ronzanti suoni 8bit della tastiera giocattolo di sua nonna. Avevo 7-8 anni e non avevo la minima idea di quello che stavo facendo.

Messa la bandierina del primo singolo, stai già pensando al prossimo passo?

Sì, fortunatamente musica ne ho fin troppa! Ora è il momento di creare una narrazione attorno alle canzoni e trovare un modo coinvolgente per rilasciarle!

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