Wrongonyou al Concertone: “Rebirth tratta della mia rinascita spirituale”

Il più giovane cantautore folk italiano, Wrongonyou, è stato presente al Concertone del Primo Maggio a Roma, ed abbiamo colto l’occasione per fare quattro chiacchiere. Il 9 marzo è uscito Rebirth, suo secondo album dopo The Mountain Man. Legatissimo al mondo naturale, viene definito il Bon Iver italiano, ed ora sta indubbiamente partecipando alla rinascita del folk in Italia. Inoltre a lui si deve, in collaborazione con Maurizio Filardo, la colonna sonora del film “Il Premio”, di Alessandro Gassmann, del 2017.

Parlaci del nuovo album, Rebirth, che stai portando in tour sia in Italia che all’estero fino al 26 maggio ad Ascoli Piceno. Ci sarà anche un tour estivo?

Sì, ci sarà un tour estivo, ma prima di Ascoli ci sarà il tour europeo. Praticamente ripasso per casa, faccio lo zaino, e si riparte per l’Italia nell’estate.

Il titolo del tuo nuovo album non lascia dubbi, si parla di rinascita. Per te cosa incarna questa rinascita?

E’ una cosa molto personale. È stata una mia effettiva rinascita. A volte parlo di me al passato e mi sembra di parlare di un’altra persona. Aver cantato Rebirth in quel modo è stato importantissimo, tanto da dare il titolo all’album. Una sorta di rinascita spirituale.

Ormai ti possiamo considerare il Bon Iver italiano. Tra le altre cose, credo che il folk non sia fra i generi più apprezzati in Italia, anzi, ha uno scarso seguito. Credi che la tua musica possa trovare più fortuna all’estero, dato che fra l’altro canti in inglese?

In realtà vedo molta risposta al mio genere in Italia, nonostante sia stato l’unico ad aver cantato in inglese stasera. Ed è bello che ci sia questa risposta. Fra poco inizierà il tour europeo, e vedremo che succederà.

Osservando la risposta del pubblico, e  vedendo che nel caso del folk, i media potrebbero definire inaspettata, pensi che si possa parlare di “risveglio” da parte del pubblico italiano, che si stia spostando verso nuove frontiere estere finora sottovalutate ed ignorate?

In generale si è riaperta la scena dei live in Italia, e si dà spazio a folk, ed anche alla trap, a qualunque cosa giri ora. Quindi sì, si dà molto spazio ai nuovi talenti, agli indipendenti, e questo Primo Maggio ne è la prova.

Oggi si parla di lavoro. Rimanendo nel tema del lavoro, cosa diresti a quelle persone che ritengono la musica non un lavoro bensì un hobby, anche se fatta a livelli professionali? O a quelli che la considerano solo un mezzo per fare soldi e notorietà, tralasciando il voler trasmettere un messaggio?

Adesso la musica sta facendo girare parecchi soldi, quindi dà lavoro a parecchie persone, non solo ai musicisti ma anche ai tecnici, come quelli che stanno lavorando oggi. È un lavoro al 100%. Il pubblico non lo sa, ma dietro c’è una grande fatica. Poi ovvio, c’è quella parte che fa solo questo per moda e soldi, e ciò fa cadere il mito della musica come mezzo d’espressione.

A cura di Beatrice Sacco, Lorenzo Natali 

2018-05-02T13:26:45+00:00 1 Maggio 2018|Interviste|0 Commenti