Le acrobazie soul-step di Venerus nel debutto “A Che Punto è la Notte” [Recensione]

L’EP A che Punto è la Notte di Venerus è una gradevolissima sorpresa. Uscito il 16 novembre per Asian Fake, è un debutto esaltante, per il giovane cantautore milanese adottato da Roma.

Venerus – al secolo Andrea Venerus – viaggia a Londra a diciotto anni per imparare la musica del mondo. Ma quando torna si innamora della Capitale d’Italia.

Partiamo però dal tentativo di inquadrare la musica di Venerus. Si tratta di soul-step, ossia un forbito incrocio fra dubstep e musica soul: la componente elettronica è ovviamente fortissima. Ed è da ciò che si nota l’influenza londinese: la scena elettronica fiorente fondata da innovatori quali James Blake e del duo Mount Kimbie, sebbene quest’ultimo sia più orientato all’ambient. E Jamie Woon nel 2011 avrebbe rilasciato il suo debutto, Mirrorwriting. Non vanno poi dimenticate le grandiose operazioni di rinnovamento del pop elettronico compiute da Sophie, col suo ultimo LP Oil of Every Pearl’s Un-insides.

Insomma, il periodo in cui Venerus scelse di divenire un expat era decisamente fiorente e le influenze non mancavano. Rimaneva solo una cosa da fare: adattare le sonorità di Brixton alla lingua italiana, rendere appetibile al pubblico dell’antica Enotria la raffinatezza e la complessità d’oltremanica.

“Per la prima volta scrivo e canto in italiano, posso esprimermi nella mia lingua e questo significa molto. Negli anni dello studio al conservatorio, In Inghilterra, la mia testa pensava “Musica – Musica – Musica”, il suono era tutto. Adesso posso raccontare, raccontarmi: era il tassello mancante.”

Ad inizio anno uscì dunque Non ti conosco, singolo prodotto dal collettivo artistico romano Disco Mame: e fu un successo – nei limiti della diffusione della musica underground. Un’incredibile eleganza ed un’ottima padronanza vocale ne fanno un brano evocativo, ambient ma orecchiabile allo stesso tempo. Ed ecco che si va a formare -pixel dopo pixel- un tassello mancante che, nella musica italiana, non c’era.

Seguì, poi, Dreamliner, stavolta per Asian Fake. Asian fake, una piccola casa etichetta che però pensa in grande: mostra i propri artisti e dipendenti come un manga, e si lancia nella promozione di quanto potrebbe già camminare con le proprie gambe, ma non nell’accidentato terreno artistico italiano. A Venerus sono dunque affiancati due producer già rodati: Mace, anima musicale dietro successi quali Nero Bali e Pamplona di Fabri Fibra, e Frenetic & Orang3, anche loro fumettizzati in stile Asian Fake e cuore produttore di freschezza nell’ultima fatica di Salmo, Playlist.

Dunque, le premesse sono concluse. Insomma, vi ho spiegato tutto, per presentarvi la persona di Andrea Venerus ed il suo EP A che punto è la notte. Non resta che parlare dei cinque raffinatissimi brani.

Ioxte è una freschissima e lenta ballad soul-step, ritmata al punto giusto, evocativa: quel sound un po’ Hollywood retrò, un po’ da attrice dimenticata, sigarette spente e rossetto sbavato; eppure senza lascività. L’intensità che, invece, mancava a Ioxte è aggiunta da Senzasonno, beat cyber su cui si sovrappongono orchestrazioni più tradizionali quali archi distorti e pianoforte, andando a creare una ritmica ossessiva e claustrofobica – ma nel senso buono del termine. Come una stanza troppo ricca di dettagli, dalla quale ci si dimentica di uscire. Brano estremamente complesso e sperimentale.

Note Audio si apre, invece, più danzereccia e più pop, ma è impreziosita dai synth pregevoli e dall’espressiva performance vocale di Venerus: la struttura del refrain è lievemente straniante, ondeggiante, in quanto sorretta da un unico accordo, che cambia poi nel finale, andando a sorprendere come una stoccata.

Sindrome è un’ulteriore sorpresa-nella-sorpresa. Una scatola cinese, che ricorda Imogen Heap e Bjork ma travestite da dubstepper. Un brano più minimal degli altri, ma allo stesso tempo intensissimo grazie alla scelta dei deep synth a spezzare il ritmo.

A che punto è la notte di Venerus si chiude con Altrove, gradevole ballad più soul che step, lounge, malinconica, retrò: sentitissima, parla di vita vissuta e relazioni infrante. Dolore onesto, vero, anche se colorato di sfavillanti luci viola e crema pasticcera fluo.

In conclusione, l’EP di Venerus ci si augura divenga un LP. Perché questo artista è qualcosa che mancava nel nostro paese, e che si va a inserire in una scena totalmente vergine: prende le ispirazini british ma le veste dei sentimenti e della malinconia tipica dell’Italia, con classe e raffinatezza.

Artwork e tracklist di A che punto è la notte di Venerus (Asian Fake)

 

a che punto è la notte venerus recensioneIoXTe (prod. Venerus, Frnkbrt, Frenetik&Orang3)
Senzasonno (prod. Venerus, Frnkbrt, Frenetik&Orang3)
Note Audio feat. Mace (prod. Venerus, Mace)
Sindrome feat. Mace (prod. Venerus, Mace)
Altrove (prod. Venerus, Not for climbing, aLean)

Giulia-della-pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-11-27T13:06:22+00:00 27 novembre 2018|Sottotraccia|0 Commenti