Gli Haken tornano “fuori asse” con Vector

Nel panorama Progressive Metal mondiale, da qualche anno a questa parte, una sola band ha fatto da padrona conquistandosi, meritatamente, il titolo di milgior esponente del genere sulla scena. A forza di orchestrazioni maniacali, intelaiature musicali di qualità e capacità di story telling emotivo/musicale impressionanti (il tutto con la non banale capacità de reinventarsi sempre di album in album) gli Haken hanno brillantemente scalato il monte del prog metal moderno piazzando, sulla sua vetta, la bandiera della vittoria.

Dopo il mix tra contemporaneo e retrò di Affinity, gli Haken tornano sulle scene con Vector, album che, ancora una volta, rimescola con estrema disinvoltura (o quasi) le carte in tavola.

In uscita il prossimo 26 ottobre sotto l’egida della Inside Out Music, Vector è uno dei più coraggiosi esperimenti della band britannica che decide, in modo repentino e quasi traumatico, di sondare nuovi nevrotici e tecnici territori musicali.

Di fatto, con Vector, gli Haken si proiettano in un panorama musicale estremamente duro dove la traccia riff based ruba il posto a una maggiore concentrazione sull’intelaiatura di orchestrazioni strumentali e melodie.

La dichiarazione di intenti arrivò già quando, mesi fa, annunciando il nuovo lavoro (dopo solo due anni dal precedente) marcarono a fuoco la loro collaborazione con Adam “Nolly” Getgood, bassista e produttore ex Periphery molto noto nell’ambiente. Adam, questa volta alle prese dietro al banco del mixing, ha portato nella produzione dell’album tutta la durezza figlia del metal contemporaneo di cui lui, negli anni, si è reso tra i massimi esponenti.

Un album dalle tinte fosche, oscuro, dal sound granitico e spedito, nevrotico, perfettamente in linea con il concept selezionato. Dalle poche informazioni dateci dalla band e dai testi possiamo capire come la storia si srotoli intorno all’immagine di un “inquietante” dottore pazzo e dei suoi esperimenti sui suoi pazienti. Non molto altro, al momento, ci è dato sapere. Un approfondimento verrà, naturalmente, dalle liriche dell’album che non sto qui a spoilerare (perché privarvi di uno dei lati più belli dell’ascolto musicale?).

L’apertura è affidata alla breve Clean, pezzo trascurabile e dalla natura piuttosto accademica e priva di personalità, tutt’altro che memorabile anche nel suo solo ruolo di intro. La seguente The Good Doctor è forse il pezzo più vicino, nel sound, ai vecchi Haken. Breve, intenso, di facile piglio con le sue strofe groovy e un ritornello slanciato impossibile da dimenticare.

Haken - Vector

Con Puzzle Box, uno dei momenti migliori dell’album, ci proiettiamo subito in un panorama fatto di riff duri, bassi sovraccarichi e atmosfere frenetiche e ansiogene. Pezzo dinamico dotato di un ritornello corale e slanciato, scandito da sincopati e rapidi riff di chitarra, che emerge tra fughe frenetiche ed estremamente groovy. Notevole la parte centrale dove un sound prettamente elettronico prende il sopravvento, conducendo l’ascoltatore in soundscape glitch e futureggianti prima di concludere su toni duri e slanciati.

Veil, nei suoi dodici minuti, sembra mostrare meno di quanto ci si aspetterebbe da una band di questo calibro. L’intro strizza l’occhio ai Queen prima di riversarsi nella totale frenesia chitarristica. Riprendendo la struttura di Puzzle Box la traccia si srotola tra ritornelli slanciati, strofe rabbiose, intricati giochi chitarristici e sezioni sincopate rocciose. Una breve pausa intorno ai sette minuti ci ricorda i Between The Buried And Me di Parallax II salvo poi concludere tra lo slancio del chorus e la pesantezza del riffing di chitarra.

Nil By Mouth è un episodio strumentale estremamente interessante nonostante la sua natura espressamente espositiva e tecnica. Le tastiere, finalmente, tornano a farsi sentire e mostrarsi preponderanti incastrandosi in sonorità dove la durezza metal la fa da padrona. Pezzo nevrotico, rabbioso, dotato di assoluto carisma nonostante la sua natura “esibizionistica” .

Host, ballata necessaria in ogni album (specie se dopato di caffè e nevrosi coatte come in questo caso) è un pezzo dal sound malinconico e conturbante. Nel suo incipit ci riporta alla vecchia Sun, salvo poi concludersi poderosamente dopo un climax ascendente ben gestito.

A chiudere troviamo A Cell Divides, pezzo sostenuto e dal sound sofferente che, però, fatica a prendere il volo risultando in una closure sbiadita e priva di impatto.

Una sensazione riscontrabile, sinceramente, durante tutti i quarantaquattro minuti di esecuzione di Vector. Di fatto, gli Haken, con il loro ritorno deludono e danno l’idea di aver portato avanti un lavoro frettoloso, approssimativo, forzato e confuso. Primo elemento notevole è la scarsa dinamica delle canzoni dovuta all’impostazione prettamente riff based dei pezzi. Un difetto necessario e previsto già partendo dall’intenzione musicale della band. Al di la di ciò, però, il lavoro poteva sicuramente avere esiti ben più felici e attenti.

Il povero Diego Tejeida viene tenuto, con le sue mirabolanti tastiere, in quarto piano durante la produzione, regalandoci un lavoro dove la band viene privata proprio di uno dei suoi elementi caratteristici, risultando poi in una finale egemonia chitarristica che non aiuta nella definizione di una personalità musicale.

Non solo, però, la produzione di Getgood sembra aver “fallito” sotto alcuni aspetti, ma lo stesso concepimento dei pezzi appare frettoloso e poco ispirato. Carente da un punto di vista emotivo, alle volte scontato nelle melodie, talvolta monotono e concentrato molto più sulla pompa chitarristica e tecnica che sul carisma e sullo story telling musicale, con Vector, gli Haken, per la prima volta rilasciano un album traballante.

Il ritorno degli inglesi non è, senza ombra di dubbio, una bocciatura in tronco. Stiamo pur sempre parlando di sei dei migliori musicisti della scena mondiale, in grado di produrre composizioni ben al di la della media anche nei loro episodi meno felici. La natura prettamente sperimentale è evidente. I pezzi riescono a essere, nelle loro fasi più dure, coinvolgenti e rabbiosi. I ritornelli, per fortuna, in molti casi mantengono la loro teatralità corale e trascinante. Sembra però, ancora dopo numerosi ascolti, che l’opera sia stata conclusa in breve tempo e lasciata a metà, risultando quindi carente di anima e lasciando nell’ascoltatore un senso di insoddisfazione.

Con un anno in più e con un produttore un tantino meno Djent/orientato, forse, avremmo avuto tra le mani l’ennesimo capolavoro. Per citare però un uomo dai lunghi capelli e dalla folta barba di nome Aragorn “Non è questo il giorno”.   Voto – 7

Artwork e Tracklist

Haken - vector

1. Clear

2. The Good Doctor

3. Puzzle Box

4. Veil

5. Nil By Mouth

6. Host

7. A Cell Divides

Lorenzo Natali

 

Lorenzo Natali

Amante della musica e dell’arte in tutte le sue forme. Studente di lettere, musicista e compositore (forse un giorno anche in modo professionale) ma, soprattutto, eterno eccessivo pensatore. Tendenzialmente bonario ed aperto ad ogni sound, raramente critico in modo cinico e accanito tanto da doversi sottoporre a censura. Forse, però, è meglio così….

2018-10-16T17:34:10+00:00 10 ottobre 2018|Recensioni|0 Commenti