Un disco di contrapposizioni per Ghemon: “E vissero feriti e contenti”

di Alessia Andreon

Abbiamo partecipato alla conferenza stampa di presentazione di “E vissero feriti e contenti“, il nuovo disco di Ghemon, in uscita venerdì 19 marzo ma di cui è già possibile fare il presave e il preorder. La copia fisica sarà disponibile in CD, LP nero e nella versione speciale LP rossa e autografata.

Nell’album sarà presente anche Momento Perfetto, brano con il quale l’artista parteciperà alla 71° edizione del Festival di Sanremo nella Categoria Campioni.

L’album rappresenta una fase molto viva della carriera del cantante, in cui Ghemon abbraccia totalmente il “nuovo” e pubblica il progetto discografico che rispecchia la sua identità musicale e personale proprio ora, nel suo “momento perfetto”.

E vissero feriti e contenti è un titolo che colpisce, soprattutto se, come succede al mondo nell’ultimo anno, ci siamo ritrovati sotto un incantesimo che ha paralizzato le nostre vite.

Ghemon ha saputo trasformare il famoso blocco, che ha colpito quasi tutti gli artisti, iniziando ad osservare cosa gli succedeva intorno e la voglia di vivere che ha accompagnato e scandito ogni fase dello scorso anno.

Nonostante avessi appena finito il disco avevo voglia di fare musica e, a tempo di record, è venuto fuori un altro disco, fortemente voluto.

Di solito sono i concerti che ti ricaricano le pile e malgrado non ci sia stato il tour abbiamo comunque fatto un altro disco che non sono sicuro ci sarebbe stato in condizioni normali.

È un album che si basa sulla contrapposizione tra la forte individualità di Ghemon e la coralità; In momento perfetto, per esempio, c’è il contributo di tutti i collaboratori che hanno preso parte all’album e che hanno anche preso parte alla stesura di alcuni testi come Piccoli brividi.

Nell’anno delle grandi distanze ho fatto un disco di gruppo, rispettando le norme anticovid e lavorando sia da remoto che in studio.

L’immagine che Ghemon ci offre in copertina è del tutto nuova e pone degli interrogativi a chi la osserva. Simbolicamente rappresenta un gatto sulla spalla di Ghemon, in posizione rampante, pronto a scattare, come in questo momento si sente l’artista.

Essendo il settimo album, il gatto rappresenta anche le sette vite che Ghemon ha vissuto in questi anni di carriera. All’interno dell’album si parla di cambiamento e la parola è trattata, come sempre, con estrema cura, esulando dalla metrica. L’incipit del disco è una un’idea fiabesca del percorso del cantante, narrato da una voce fuori campo (l’attrice Chiara Francese).

Spesso nei dischi uso la prima persona, ma la musica è comunicazione in senso ampio; i miei brani sono figli dell’esperienza ma, se io non fossi un osservatore e un ascoltatore, non potrei scrivere, quindi devo “sentire” l’esperienza delle persone attorno a me e quello che mi circonda per poterlo fare.

Il titolo “E vissero feriti e contenti” riguarda la mia esperienza e quella della mia generazione; capisco che la vita è questa, quando finisce una fiaba inizia qualcos’altro.

Questo disco rappresenta le contrapposizioni: nelle relazioni, nei generi musicali, ma anche, la distanza generazionale.

La prima parte della mia carriera era da poeta da biblioteca, annoiato, un po’ Pascoli; mentre ora devo dare ritmo, melodia e poesia a quello che mi succede in casa. Ho scoperto che tutte queste cose le posso inserire in una canzone, avendo un approccio più immediato alle idee; c’è una parte ironica e una divertita, che guarda con spirito alla vita come in Infinito. “Tigre” è per esempio un brano afro-bit house e “Difficile” invece è un brano regge.

E ancora, riferendosi al suo perimetro musicale dice:

C’è sempre una lotta tra Gianluca ascoltatore e Ghemon artista, sono tutti generi che mastico come ascoltatore ma finché non mi sono entrate sotto pelle non le faccio.

Io ci penso troppo probabilmente, però vorrei come risultato un disco che parlerà ancora di me, anche tra quindici anni; non voglio che parli solo di un momento della mia vita da mettere poi nel cassetto. Quando mi sono approcciato al rap ero molto piccolo e se mi fossi fermato a quello che ascoltavo, senza informarmi, non avrei fatto altro nella mia vita; invece sono cresciuto con la libertà di ascoltare Pino Daniele, Lucio Dalla, Elio e le storie tese, che riescono a spaziare dentro tante cose mettendoci la loro cifra, la riconoscibilità, l’unicità, ed è quello a cui ho sempre puntato anche io. Per molto tempo, infatti, è stato difficile incasellarmi in un genere preciso: ambisco a fare una cosa a parte, tutta mia.

L’album ha visto Ghemon impegnato sotto ogni aspetto: dalla composizione alla produzione, dall’arrangiamento alla scelta dei cori, con un team di musicisti e produttori che lo hanno accompagnato nel processo creativo: Simone Privitera, Claudio La Rocca, Fabio Brignone e Giuseppe Seccia.

Nella serata dei duetti a Sanremo, Ghemon duetterà con i Neri per caso, con cui canterà un medley di Le ragazze, Donne, Acqua e sapone e La canzone del sole. I Neri per caso sono stati scelti da Ghemon per il loro inconfondibile sound, non certo per la fede calcistica:

Li ho sempre trovati eccezionali! Mi hanno sempre messo di buonumore e, sentirli cantare, mi ha fatto sorridere il cuore. Il resto si riduce a normalissimi sfottò sportivi. Nel corso delle prove gli ho detto: “siete 6 contro 1, ma mi faccio valere”. Il calcio è bello anche per questo e a noi piace scherzarci su.

– riferendosi al derby tra Salernitana e Avellino che si consumerà sul palco dell’Ariston dato che Ghemon è da sempre sostenitore dell’Avellino, mentre i componenti dei Neri Per Caso sono noti sostenitori della Ternana.

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