Tutti contro Tutti: l’attualissimo album di Giorgio Canali & Rossofuoco [RECENSIONE]

 Giorgio Canali è una figura fondamentale della musica italiana. Del 2008 è il suo Tutti Contro Tutti assieme ai Rossofuoco, album di protesta dedicato a Federico Aldovrandi.

Capelli ormai grigi, snello, slanciato, fin troppo colto e amante della verità. Misconosciuto ai più, se si comincia ad elencarne il curriculum, comincerà a figurarsi la sua immagine: tecnico del suono per PFM, CCCP, dei Litfiba. Dalle ceneri dei CCCP Fedeli alla linea sono sorte le band CSI e PGR, ed in entrambe Giorgio Canali è stato incluso nella line-up. Produsse poi album dei Verdena, dei Tre Allegri Ragazzi Morti, nonché dei Timoria. Classe ’58, con chitarra come strumento preferito, alcuni potrebbero definirlo di sinistra, ma per se stesso riserva soltanto un certo odio per le derive autoritarie, per il razzismo, per la xenofobia: per l’uso sconsiderato della violenza. Una poetica punk, per così dire, comune alle sue radici musicali e al sottobosco punk italiano che vede i Punkreas al suo apice; voglioso di distruggere la P2 ed ogni società segreta oligarchica con i suoi testi impegnati, con i suoi riff di chitarra, nel 2008 pubblicò Tutti contro Tutti. Tutti contro Tutti, un album che ha incarnato la follia, l’insensata violenza, e la profonda ingiustizia della morte del diciottenne Federico Aldovrandi.

Artwork e Tracklist di Tutti contro Tutti di Giorgio Canali & Rossofuoco (La Tempesta Dischi):

Giorgio Canali & Rossofuoco Tutti Contro Tutti recensione

  1. Verità, la verità
  2. Falso bolero
  3. Alealè (Coule la vie) – (Canali)
  4. Piccoli mostri crescono
  5. Non dormi
  6. Swiss Hyde
  7. Canzone della tolleranza e dell’amore universale
  8. Settembre, aspettando (Septembre, en attendant)
  9. Comequandofuoripiove
  10. Il ballo della tosse

 

Federico, un’altra vittima degli omicidi di Stato come è successo per Stefano Cucchi, è morto per le complicazioni di un pestaggio a Ferrara, nel 2005, il 25 settembre.

Tutti contro tutti è dunque un album di protesta, apparso nel 2008 e rimasto perlopiù nel circuito rock alternativo, per quanto più che ben recensito dalla critica specializzata. Vede la partecipazione dei Rossofuoco, band rock italiana, che all’epoca contava la formazione così composta: Marco Greco, chitarra, Claude Saut, basso, Luca Martelli,batteria; ospiti dell’album sono stati Bugo con armonica a bocca in Settembre, aspettando e Rodrigo D’Erasmo al violino in Canzone della tolleranza e dell’amore universale

È un’epitome di rabbia viscerale, che comincia da Verità, la Verità: semplice accompagnamento rock, ben curato, con riff minimali che lasciano spazio alla parte vocale, in cui Canali urla tutta la rabbia nei confronti degli organi, che siano i pasoliniani Stato, Chiesa, Polizia, o altro, che vogliono imporre la propria verità agli altri. Dopo sei minuti di riscaldamento, di brano di protesta generalizzato, approdiamo alla più calma Falso Bolero, un brano spiccatamente punk e più orecchiabile del precedente. La voce di Canali si snoda sopra l’accompagnamento di chitarra acustica e l’ottima batteria di Luca Martelli, cantando un sensuale bolero, in cui tutti ballano, da skinheads a carabinieri, dai rastafariani ai preti; è già un’accusa alla falsa informazione, alle mezze verità proposte dall’autorità costituita, un falso bolero.

C’è spazio per l’heavy metal in Alè Alè, in cui Canali lascia libera la propria chitarra per un brano up-tempo; il testo è corrosivo, è una colata di acido cloridrico sul razzismo e la xenofobia. Presente è anche il rimando alla sua contrarietà all’ostensione del cadavere di Benito Mussolini.

E così accade che

la libertà futura

è un pompino in tivù

senza censura

è stazioni e parchi liberi

da albanesi, arabi o simili.

 

Piccoli Mostri Crescono presenta sonorità alla Afterhours di Germi, in cui il basso di Claude Saut è importantissima base, ed è, in qualche modo, foriera dei nostri tempi: lo strapotere di internet, la possibilità che tutti possano dire al propria opinione o farsi facilmente influenzare con un topo elettrico in mano: ed ecco, le fake news. Le false verità, che possono smuovere malamente l’opinione pubblica verso direzioni che non esistono. Andiamo su lidi musicalmente meno impegnati con Non Dormi, assimilabile a Falso Bolero, una notturna riflessione, con citazioni dal Nessun Dorma e da Nel blu Dipinto di Blu, sulla mancanza di Dio, sulla Terra, in questo buco di culo di mondo. Nella velocissima Swiss Hyde, brano prettamente punk che è sostanzialmente un lungo monologo, Giorgio Canali si lancia in un’invettiva contro la società moderna, fatta di ignoranti, di casalinghe, di ubriachezza di sabato sera, insomma, contro la gente perbene, onesta finchè gli conviene.

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Giorgio Canali & Rossofuoco, 2015. Thanks to Milano Reporter.

Su tutti i brani di Tutti Contro tutti, però, spicca Canzone della tolleranza e dell’amore universale, ferocissima ballad che tratta esattamente dell’opposto di quanto promesso nel titolo. Musicalmente divertentissima, ricca di cambi di ritmo ed accelerazione, in essa Giorgio Canali si lancia in un’intepretazione teatrale, alla Gaber, in cui la base è una platea su cui esporre il suo manifesto di violenza, che sbugiardia l’ipocrisia, la “caccia all’intruso”, con un’attualità disarmante. Nelle strofe, oltre alla chitarra, un dolente violino soffre assieme all’animo più intimo dell’Italia che ancora non sa odiare.

Campioni del mondo,
l’invidia è mondiale e palese,
la superiorità culturale.
E dove crede di stare questo forestiero
per schiodare giù Gesù Cristo dal muro.
Che comunque abbiamo già i nostri di poveri cristi,
fuoco alzo sugli scafisti!

Cover di Septembre en attendant, è Settembre, Attendendo, originariamente composta dal frontman dei francesi Noir Desir, Bertrand Cantat, peraltro condannato per l’omicidio della compagna. Brano blueseggiante, importantissima è la presenza della fisarmonica: settembre è il lunedì dell’anno, il mesedelle manifestazioni. L’album si chiude con Il Ballo della Tosse, che è di nuovo blueseggiante, in cui il basso ha di nuovo ruolo preponderante, assieme a percussioni leggere, e arpeggi accennati di chitarra: nell’arioso refrain c’è la ribellione della libertà, del far ciò che si vuole nel ritmo delle possiblità, simboleggiata dalla tosse di un fumatore, che continua a godersi ogni boccata di fumo. Della rabbia non mi pento; è rabbia vecchia, non è rabbia passeggera.

Questo album è, dunque, un concept album sulla libertà di essere, ma anche un’attualissima critica alla società italiana. Alle sue ipocrisie, alle sue meschinità e piccolezze: alle lentezze della giustizia, che spesso giusta non è affatto; alla rabbia che questo paese meraviglioso provoca negli intellettuali, in coloro che cercano di essere diversi dalle, tipiche, false, persone “perbene”. Giorgio Canali però non propone un’alternativa: la sua è rabbia nera, non è pioggia di Marzo. È un album di protesta, ma è senza speranza: come lo è stato Federico Aldovrandi, diciottenne massacrato senza ragione.

Attendiamo dunque il 5 ottobre, in cui, sempre per La Tempesta Dischi, uscirà il nuovo album di Giorgio Canali & Rossofuoco, Undici canzoni di merda con la pioggia dentro.

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Artwork di Undici Canzoni di merda con la pioggia dentro, di Giorgio Canali & Rosso fuoco, in uscita il 5 ottobre.

Giulia-della-pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-09-25T15:22:32+00:00 25 settembre 2018|Recensioni|0 Commenti