Con “Where The Wind Blows”, Dario Distasi apre una nuova fase del suo percorso artistico, scegliendo di raccontare senza filtri il coraggio di dire “basta” e ricominciare da sé stessi.
Tra influenze internazionali, suggestioni cinematografiche e una scrittura sempre più essenziale, il singolo nasce da un’urgenza personale ma si trasforma in un messaggio universale, capace di parlare a chiunque abbia sentito la necessità di lasciare indietro qualcosa per ritrovare la propria identità.
In questa intervista Distasi racconta il lato più autobiografico del brano, le sfide emotive e artistiche affrontate durante la scrittura, la scelta di sonorità più essenziali e senza tempo e il dialogo creativo con il regista Diego Mercadante per un videoclip dalle suggestioni cinematografiche ispirate all’immaginario di Woody Allen.
INTERVISTA
“Where The Wind Blows” racconta un momento di rottura e di liberazione personale: quanto c’è di autobiografico in questo brano e quanto invece nasce dall’osservazione delle esperienze altrui?
Scrivere per me è sempre un momento di analisi di ciò che mi circonda, ma il passaggio personale è inevitabile. Ho utilizzato una storia d’amore come mezzo per parlare dell’importanza di poter dire basta, a volte. Ci sono stati dei momenti nei quali ho sentito l’esigenza di mettere un punto e intraprendere una strada tutta mia. Ad esempio quando ho deciso di volare verso il Regno Unito per lasciarmi alle spalle un periodo negativo e mettermi alla prova. Questo è però un messaggio universale, perché dover dire “basta” capita a tutti.
Hai raccontato che scrivere questo pezzo ti ha messo quasi “timore”, come se stessi affrontando qualcosa che aspettavi da tempo: qual è stata la sfida più grande, emotiva o artistica, durante la sua composizione?
Entrambe. Dal punto di vista lirico, la sfida è stata quella di affrontare in termini semplici e diretti questo tipo di messaggio. Musicalmente, invece, mi riferisco al cercare di scrivere un brano universale, senza tempo, più asciutto di altri e proprio per questo forse più rischioso.
In questo singolo hai scelto sonorità più classiche e un approccio molto essenziale, quasi “senza filtri”: come è cambiato il tuo modo di intendere la produzione musicale rispetto ai tuoi lavori precedenti?
Il concetto che sta alla base di ciò che faccio rimane lo stesso: è ciò che voglio dire che mi porta in una direzione ed io che voglio e devo essere in grado di rispondere con lo stile di songwriting e di produzione giusto.
Ogni brano è un mondo a sé, proprio per questo la mia ricerca attuale è volta a scrivere brani molto diversi tra loro, ma che conducano immediatamente alla mia firma.
Il videoclip ambientato in una libreria ha un’estetica molto cinematografica e raffinata: com’è nato il dialogo creativo con il regista Diego Mercadante e quanto era importante tradurre visivamente il senso del brano?
Alle volte immagino i videoclip già mentre scrivo. Sono una mia grandissima passione, come quella che ho per il cinema. Proprio i film, in questo caso un’atmosfera molto à la Woody Allen, mi ha ispirato e Diego e il suo team sono stati molto bravi a capire ciò che avevo in mente.
Dopo un percorso internazionale che ti ha portato da Manchester a Nashville, oggi senti di aver trovato una tua identità artistica definitiva oppure pensi che la tua musica sia ancora in piena trasformazione?
La ricerca è tutto. Non so che tipo di canzone sarà la prossima che scriverò, ma so che voglio godermi il viaggio.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)