Se fossimo una produzione televisiva, il tutto dovrebbe aprirsi con un bel disclaimer, pronto a recitare:”ATTENZIONE – Non stiamo per parlare del personaggio, ma della rivista!“.

Questo perché i 70 anni non sono del personaggio (che di anni ne ha ben 91, nato nel 1928 con il corto animato Steambot Willie), ma della rivista, arrivata nel 1949 per la prima volta nello storico formato “libretto” che tutti conosciamo. Prima di allora, infatti, le strisce erano pubblicate in formato “giornale”, attivo fin dal 1932 (una piccola curiosità: durante la Seconda Guerra Mondiale il personaggio, statunitense, venne sostituito da un bambino dai tratti abbastanza simili, dal nome Tuffolino, nonostante la rivista proseguì con lo storico nome).

Generazionale

La storia di Topolino si intreccia inevitabilmente con la storia del fumetto popolare italiano. La rivista diventa uno dei classici delle edicole italiane, insieme a Tex, con il quale raccoglie negli anni un pubblico più che notevole, oltre che affezionato.

Ed è proprio questa una delle caratteristiche più grandi della rivista: una forte fidelizzazione, iniziata con l’essere la prima lettura per moltissimi italiani, e proseguita negli anni, in un passaggio di generazione in generazione, una tradizione radicata nell’immaginario collettivo. Non è raro infatti trovare incredibili collezioni, ereditate di padre in figlio, con una passione inalterata attraverso decenni di storia italiana.

Il valore pedagogico della rivista non è solo forte, ma riconosciuto sia dai lettori che dalla redazione della rivista stessa, la quale presenterà, negli anni, i temi più caldi, evitando la politica, ma non tirandosi indietro di fronte ad argomenti come l’ecologia e il rispetto per l’ambiente. Non solo quindi un modo per coltivare le prime letture, ma anche un mezzo attraverso il quale infondere educazione e cultura, grazie a rubriche e a straordinarie avventure, il tutto condito di parole dal lessico ricercato. Basti pensare alla ormai celebre “Ostentazione di plutocratica sicumera!” o alle molte “parodie” di grandi opere letterarie, come L’Inferno di Topolino, apparsa proprio nel primo anno della rivista.

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Decenni

Il valore educativo è riflesso anche nel presentare una modifica alla sensibilità delle storie raccontate, con l’evolversi della società italiana. Basti pensare come le prime storie presentino atteggiamenti oggi non accettabili, come Paperino che punisce fisicamente i nipotini, e simili altre situazioni. Mentre la società si muove, anche Topolino cresce, modificandosi e risultando attuale di epoca in epoca, come nell’utilizzo delle tecnologie moderne all’interno delle proprie avventure.

Un adattamento che è tra i motivi del successo della rivista, arrivata a superare il milione di copie venute nei migliori periodi della propria storia. Periodi che hanno permesso delle sperimentazioni davvero particolari, radunando intorno a Topolino non solo riviste dedicate a ristampe, come I Classici o il mensile di Paperino, ma anche a riviste ricche di pubblicazioni estere (Zio Paperone ne fu un esempio) e a serie totalmente nuove. Tra queste due meritano una citazione: PK, titolo completo Paperinik New Adventures, portando il personaggio a diventare un supereroe tecnologico molto simile ai suoi colleghi statunitensi, e Mickey Mouse Mistery Magazine, una lunga avventura in cui Topolino viene condotto ad Anderville, ed immerso in una atmosfera cupa e noir. La caratteristica che saltò immediatamente ai lettori fu il formato, un albo “spillato” come i comicbooks americani.

Curiosità

In settant’anni di curiosità da raccontare ce ne sono davvero tante!

Una delle più particolari è l’avventura extraeditoriale di Topolino in Ho sposato una strega. In questa storia il celebre personaggio vive una illusione in cui sposa Samantha, una giovane strega, insieme a una sequenza che mostra i due prima del letto nuziale (senza ovviamente scene di nudo o esplicite). Tutto ciò provocò grande scandalo, raggiungendo anche le pagine giornalistiche. Il risultato fu un rimanere inedita della storia fuori dall’Italia, e l’assoluta assenza di ristampe della stessa.

Della Duck, sorella di Paperino e madre di Qui, Quo e Qua viene citata una sola volta all’interno delle storie italiane, e addirittura fuori da Topolino. La citazione avviene infatti in una avventura di PK, in cui alla domanda se avesse una sorella il papero risponde in maniera affermativa.

Il numero 1370 della rivista non esiste: a causa di uno sciopero non venne stampato, e il volume della settimana successiva è numerato 1371.

Su Topolino 2185 del 1997 è presente un record decisamente insolito: in un’unica pagina è infatti pubblicata la storia a fumetti più piccola del mondo, leggibile grazie alla lente d’ingrandimento regalata proprio con quel numero. Nel numero successivo la storia venne pubblicata nel regolare formato.

Icona

Con 3307 numeri, e 70 anni di attività, Topolino è ormai molto più di una icona statunitense. Il settimanale italiano, costruito da sceneggiatori e disegnatori del Belpaese, è parte di una tradizione decennale che ha costruito una comunità più che forte intorno al personaggio Disney, rendendo l’Italia una della “roccaforti” del fumetto disneyano. Un patrimonio, inestimabile e inossidabile, che fa parte di ognuno di noi, figli di una società che è stata accompagnata dal settimanale, esercito di lettori cresciuti a pane e nuvole. Per questo fare gli auguri a Topolino è festeggiare con qualcuno di famiglia, una famiglia enorme di cui tutti facciamo parte.