Thirty Second to Mars: il “Monolith tour” a Roma. Live report!

I californiani Thirty Second to Mars sono giunti a Roma, al Palalottomatica, per una serata all’insegna della comunione con i fan.

Il Monolith Tour, iniziato il 12 marzo a Basilea, vedrà, dopo la data di Roma, anche un’altra in Italia (da sempre roccaforte dei fan) all’Unipol Arena a Casalecchio di Reno. Il nuovo singolo, A Dangerouos Night, è da pochissimo in rotazione radiofonica, ed è stato caricato solamente il 25 gennaio su YouTube, mentre ad agosto risale Walk on Water. Il 6 aprile uscirà il nuovo, ed ancora innominati, album dei Thirty Second to Mars. Che si prospetta, come gli altri, come un originale concept album.

Una formazione ridotta dall’assenza di Tomo Milicevich, che, come scritto su Twitter dall’account della band stessa, aveva necessità di una pausa dal tour per alcune faccende personali. L’assenza improvvisa di Tomo, polistrumentalista a chitarra solista, acustica, basso, e violino, ha dunque costretto gli altri due componenti della band, Jared e Shannon Leto, rispettivamente cantante, polistrumentista, compositore e l’altro un dotato batterista, ad utilizzare basi pre-registrate e ad usufruire di turnisti accuratamente nascosti dietro il palco.

L’arena del Palalottomatica è splendidamente preparata. Un grande palco illuminato, al cui centro campeggia l’enorme batteria di Shannon, ed un grande maxischermo per non far perder nulla neanche agli sfortunati (quali la scrivente) del terzo anello. O, forse, per ricordare il famoso monolito al centro della complessa trama di 2001 Odissea nello Spazio. A quanto pare, però, la scenografia originale del tour avrebbe dovuto essere molto più complessa: oltre al grande maxischermo, anche dei pannelli illuminati avrebbero dovuto completare il tutto. Niente band d’apertura, alle 21:15 parte Monolith intro, brano dai suoni duri e cyberpunk che molto deve al compositore Hans Zimmer, autore della colonna sonora di Blade Runner 2049. Bandiere con il logo dei Thirty Second to Mars, la Triad, che Jared porta anche tatuata su un braccio, iniziano a sventolare tra la folla nel parterre.

La Triad, il simbolo alchemico associato a This is War, reinterpretato per il Monolith Tour.

Sale il premio Oscar Jared con un boato della folla, abbigliato di uno smoking di lustrini: uno scintillio dorato nel buio. Capelli lunghi e barba lunga come sempre, un po’ vichingo, un po’ hippie, ma sempre originale e soprendente. Un pesante mantello dai motivi floreali stilizzati gli appesantisce le spalle. Grossi occhiali neri. Deliziosamente tamarro. Shannon sceglie un look più sobrio: pantaloni con la gigantesca effige MOSCHINO, una t-shirt con scritto Bowie.

Si parte fortissimo. Up in the air, fra le canzoni più note di Love, Lust, Faith, Dreams, cui una copia del singolo è stata lanciata assieme al Falcon9 della Space X, viene cantata praticamente dal pubblico. Anche perché Jared è amplificato malissimo. Probabilmente non riesce neppure a sentire la propria voce in quanto spesso sbaglia gli attacchi. La situazione migliorerà leggermente durante il concerto, ma probabilmente l’utilizzo di basi pre-registrate non aiuta una band abituata a suonare dal vivo.

Ad ogni modo, l’ovazione del pubblico è totale. I Thirty Second to Mars mancavano dal 2014 da Roma, in occasione del tour promozionale proprio di LLFD, ed hanno sempre trovato, nell’Italia, un paese pronto ad accoglierli. Sempre sul filo dell’adrenalina si susseguono King and Queens, Search and Destroy, e la grandiosa This is War. Dall’omonimo album del 2009, una delle più belle canzoni della band. Purtroppo registrata la gradevole intro di chitarra, ma l’energia di Jared riesce comunque a trasformare una perfomance che poteva essere non una delle migliori in un bellissimo momento di comunione: salta sul palco, rivolge il microfono al parterre, riesce a mantenere un’ottima intonazione nonostante gli evidenti problemi tecnici, mentre Shannon compie un ottimo lavoro scandendo meravigliosamente il tempo della canzone. Il coro di This is War è cantato dall’intero Palalottomatica: una canzone estremamente significativa, dato il momento storico in cui l’umanità si sta trovando. It’s a Brave New World, diceva Prospero nella Tempesta. O Jared Leto.

Le luci si spengono dopo quella canzone, e c’è un tentativo di selfie andato a vuoto. Jared ci scherza su un attimo, il tempo per riprendere fiato per la grande sorpresa della serata: il romantico singolo A Dangerous Night. E sale Elisa, capelli cortissimi e vestita di nero, sul palco. Lei, Jared, e tutto il pubblico, cantano il ritornello: il brano, molto orecchiabile, infatti, resta subito impresso. Di nuovo, data l’assenza di Tomo, una canzone rock elettronico diviene soltanto elettronica, in quanto si perde il tappeto musicale dato dalla chitarra elettrica. What a dangerous night to fall in love!

Elisa scompare dopo pochi attimi, ma non c’è tempo di fermarsi. Subito parte Do or Die, sempre da LLFD, e soffre degli stessi problemi di cui sopra; il brano, ad ogni modo, scritto proprio per gli stadi e i concerti, contiene un bellissimo coro, che coinvolge tutto il pubblico, grazie anche all’istrionismo dello strabiliante Jared.

Segue Pyres of Varanasi, fra le canzoni più oscure di LLFD: le pire funebri di Varanasi, nell’Uttar Pradesh, che è la città sacra degli Indù, ed uno dei luoghi dove vengono celebrati, al mondo, più funerali. Le luci si abbassano, organo sintetico distorto che fa tremare la cassa toracica. Un viaggio nella reincarnazione, come concepita dai Thirty Second to Mars.

Jared e Shannon Leto credono nello’ecumenismo musicale, e non hanno mai disdegnato proporre cover di canzoni mainstream, oltre che di grandi classici del rock. E si passa infatti in una piccola ed originale porzione di concerto: il momento degli omaggi. Parte Stay di Rihanna, un’ottima intepretazione vocale, che ne fa apprezzare tutta l’estensione e la bravura. L’attore si fonde col musicista.

Segue poi, senza un attimo di pausa, un bel medley di grandi successi di artisti prematuramente scomparsi: Purple Rain di Prince, Heros di Bowie, Crawling di Chester Bennington, Black Hole sun di Chris Cornell e  Freedom! ’90 di George Michael, ben armonizzati, in un bel lavoro di studio e tecnica e musicale.

Si sta entrando nel cuore del concerto. Jared si drappeggia con una bandiera italiana, e dal pubblico del terzo anello parte un saluto/fanaction organizzato dal fanclub con dei fogli bianchi, rossi, e verdi, a formare il tricolore italiano. È un bel momento, traspare l’amore per i fan da parte del duo. Jared imbraccia poi una chitarra acustica, lanciandosi in una delle più discusse canzoni di sempre dei Thirty Second to Mars, la lunghissima Hurricane. Brano che tratta velatamente di società segrete e di terrorismo sotterraneo, dell’orrore celato nel nostro mondo patinato; un violento videoclip, includente scene di sesso, nudità, esoterismo, venne pesantemente criticato e censurato. E fa uno strano effetto veder Jared Leto cantare quelle strofe proprio con la bandiera italiana sulle spalle.

Tralasciando poi, abbastanza bruscamente, la serietà di Hurricane, Jared prende la parola, senza lasciar la chitarra, annunciando The Kill, vecchio brano con cui i (emo) fan di quindici anni fa impararono a conoscere i Thirty Second to Mars: ed è un grande grazie, cantato in coro con il pubblico.

Segue The City of Angels, altro trascinante brano da LLFD, ma arricchito nell’intro di suoni cyperbunk debitori della colonna sonora di Blade Runner 2049; Night of the Hunter, poco conosciuto da LLFD, ma che ci fornisce una delle migliori interpretazioni alla batteria dell’instacabile Shannon Leto. Jared chiama poi sul palco un uomo della produzione, facendogli annunciare Conquistador, fra i brani più squisitamente rock di LLFD. Anche questo brano contiene un bel chorus, cantato dal pubblico con una sola voce.

Viene poi presentato, con Leto con chitarra elettrica, un nuovo brano dal sapore hollywood retrò: Rider, dal nuovo album. E c’è il falso finale.

Si spengono le luci, ma dopo qualche attimo la band è di nuovo sul palco, e parte Walk on Water. Bel brano, contenente l’azzeccata formula del chorus da stadio. Nel finale, Jared fa salire sul palco tantissimi fan del parterre: ed è subito Closer to the Edge, fra le più emozionanti di This is War. Ed è amore puro sul palco, esplosioni di coriandoli, nonostante i problemi tecnici, le barriere linguistiche, l’assenza di Tomo. L’elettricità che staturisce dai fratelli Leto riempie il Palalottomatica, e Jared si conferma una rockstar intellettuale, lontanissimo dal ragazzino col frangettone nero che era ad inizio carriera, che cantava di solipsismi ed autodeterminazione. Un ragazzino che, per umiltà, tenne ben separate le sue due carriere, attoriale e musicale, per far vedere quanto valeva nelle due singole discipline, senza influenzare positivamente la critica. I Thirty Second to Mars sono fra i migliori prodotti pop rock dei nostri tempi, specchio del bello che il Terzo Millennio ha da offrire.

Scaletta dei Thirty Second to Mars, Palalottomatica, 16/03/2018:

Monolith intro

Up in the air

Kings and queens

Search and destroy

This is war

Dangerous night” (con Elisa)

Do or die

Stay” (cover di Rihanna)

Medley: Purple rain / Imagine / Heroes / Freedom! ’90 / Crawling / Black hole sun

Pyres of Varanasi

Hurricane

The kill

City of angels

Night of the hunter

Conquistador

Rider

Walk on water

Closer to the edge

Giulia Della Pelle

Giulia-della-pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-03-17T12:25:08+00:00 17 marzo 2018|Live Report|0 Commenti