Le pacate emozioni di Sleeping Eyes dei The Wingman

I The Wingman sono cinque ragazzi vicentini con la passione per la musica, e, soprattutto, un’indiscutibile cultura musicale. Propongono, col loro nuovo (e primo), promettente, EP, un indie folk orecchiabilissimo, dal respiro internazionale.

Il fulcro iniziale della band è rappresentato dai gemelli De Marchi, Umberto e Alessandro, rispettivamente voce e chitarra; si aggiungono poi Andrea Buson (basso), Francesco De Marchi(batteria) e Niccolò Dal Barco (chitarra, tastiere). Le radici musicali dei ragazzi vicentini, che hanno raggiunto la finale in numerosi contest locali, affondano nei Radiohead, nei Mumford and Sons, negli Oasis. La genesi di questo primo EP, Sleeping Eyes, vengono poste durante un periodo trascorso fra le montagne del Trentino: e l’aria che si respira è quella fresca, pura, delle montagne incontaminate. Le cinque tracce, tutte ben congeniate, si snodano fra le rocce come un torrente di montagne: si trascinano gioiosamente a valle, ridendo.

Sleeping Eyes dei The Wingman ci porta dunque verso lidi abbastanza incontaminati dalla musica italiana moderna, se si eccettua il romano Wrongonyou: quelli del folk rock, ma con sonorità un po’ indie. Indie in senso lato del termine, essendo oramai una parola ombrello che ha ben poco significato. Parlo dell’indie degli Of Monsters and Men, dei The Lumineers, dei Mumford And Sons: di quelle band in grado di creare, con pochi strumenti tradizionali e pochi accordi, brani godibilissimi, evocativi; quelle canzoni da falò, in mezzo ai boschi, o sulla spiaggia, mentre ci si racconta le storie della propria vita. Quando ci si trova ondeggianti fra molteplici emozioni, in una saudade non desiderata, improvvisa, ma non del tutto sgradevole. Utilizzando terminologie in prestito dalla lingua tedesca, ricca di hapax, Sleeping Eyes può dunque dirsi in grado di evocare fernweh (la nostalgia per luoghi mai visitati) e waldeinsamkeit (la sensazione di trovarsi da soli in una foresta).

Andiamo dunque ad analizzare le cinque tracce di Sleeping Eyes (This is Core) dei The Wingman.

the wingman

01 Bash
02 Desolate Heart
03 Smells Like Alcohol
04 Sweetest Dream
05 Karpathos

 

 

 

 

 

Cominciamo con Bash, brano composto da Alessandro De Marchi, dotato di un curatissimo giro di basso e della gradevole fusione di chitarra elettrica ed acustica. Potrebbe avere la capacità di diventare una hit, grazie alla bella ritmica presente nel refrain, che, a detta dalla band “ tratta del trovare una soluzione positiva alla fuga dalla routine”, ed è un po’ il mood di tutto l’EP. Si continua con Desolate Heart, brano dall’ispirazione country, un po’ una Oh! Susanna in chiave indie; apprezzabilissima qui la vocalità di Umberto ed i chorus.

Torniamo su lidi prettamente indie rock con Smells like Alcohol, brano che fa da collante fra le due parti dell’ep: bella accelerazione rock a metà strofa, per un brano melody driven ma dotato di pregevoli cambi di ritmo e tonalità: un paragone con le più recenti produzioni dei Fun. è spontaneo. Sweetest Dream parte, poi, con synth atmosferici, onirici, la stessa fernweh di Bash, su cui si innesta un arpeggio di chitarra acustica, che diviene, poi, di chitarra elettrica; su tutto, la linea vocale detta i tempi della narrazione musicale, in un brano, che, forse, è leggermente inferiori agli altri per quanto concerne l’ispirazione compositiva, di cui va, però, apprezzato l’assolo centrale di chitarra cui segue il bridge.

Il brano finale di Sleeping Eyes dei The Wingman è Karpathos, che viene introdotta da un giro di basso blueseggiante, che evolve in un brano che è una bella fusione fra Radiohead e folk rock: il migliore dell’album, grazie anche al pregevole cambio di ritmo a metà canzone. Karpathos è un’isola greca, una fuga dalla realtà: fernweh in musica. Falò sulla spiaggia, birra, risate e nodo in gola. Eppure, sensazioni irraggiungibili, quasi impossibili da provare: emozioni per cui è più intensa la promessa di provarne, che loro, nella propria essenza. La protagonista trova sé stessa di nuovo, nella sabbia bianca di quell’isola greca: possiamo dire che i The Wingman, per quanto giovanissimi, abbiano già un’identità musicale definita, ricca, che prende il meglio dalle ispirazioni che il genere più offrire, e che sono in grado di rielaborare in un EP di sole cinque tracce, ma in grado di dire molto sul talento dei musicisti che lo hanno prodotto.

 

Giulia-della-pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-10-04T23:10:21+00:00 18 settembre 2018|Sottotraccia|0 Commenti