The Third Secret dei Fifth Angel: un graditissimo tuffo nel metal di qualità [RECENSIONE]

Il 26 ottobre è uscito per Nuclear Blast il terzo album dei Fifth Angel, intitolato The Third Secret: la band non rilasciava alcun album da trent’anni.

Fifth Angel.

Nome che dirà ben poco ai neofiti o ai giovanissimi (ai quali forse ricorderà Ramiel, il quinto distruttivo angelo di Neon Genesis Evangelion), ma che per un patito del metal è un grande rimpianto. Promettentissima band heavy metal statunitense, nacque e morì negli anni ’80: 1983-1989, per la precisione. Rumors di rinascita si sono susseguiti per tutti i decenni successivi, concretizzandosi solo nel 2017: The Third Secret, quello di Fatima. Prima di questo, solo due album: l’omonimo Fifth Angel ed il seguente Time Will Tell. Da sempre riconducibili al christian metal, i Fifth Angel sono la dimostraziione che qualunque sia l’ispirazione – anche per i metaller più accaniti – si può produrre qualcosa di bellissimo (ndr: consigli per gli ascolti: i Divine Fire).

Scoprire che costoro – Kendall Bechtel, voce e chitarra solista; John Macko, basso; Ken Mary, batteria; Ed Archer, chitarra ritmica – si erano dunque riuniti per un grandioso album è stata una sorpresa. Non più dei giovinetti, tutti attorno ai cinquanta anni, durante l’assenza dei Fifth Angel notevoli cose sono successe nel rock: c’è stato il grunge, ci sono stati gli ultimi scampoli di new wave; si è assistito all’ascesa e morte di power e symphonic metal; alla nuova ondata di prog ultra tecnico cui i Tool aprirono la strada; ed, infine, ad un gradito ritorno (per i puristi) al classico. Death SS, italiani, e Ghost, svedesi: stesso gusto per il roboante. Scarseggiano le notizie su tutti i membri della band meno che per il batterista Ken Mary, amorevolmente accolto da Alice Cooper.

Mancava, dunque, un ritorno per l’heavy più puro. Genere che comunque è stato sempre perseguito dagli Iron Maiden, e, dunque, mai realmente morto. The Third Secret si configura, dunque, come una promessa.

Artwork e tracklist di The Third Secret dei Fifth Angel

The Third Secret fifth angel

01. Stars Are Falling
02. We Will Rise
03. Queen Of Thieves
04. Dust To Dust
05. Can You Hear Me
06. This Is War
07. Fatima
08. Third Secret
09. Shame On You
10. Hearts Of Stone

 

 

Promessa, che parte bene sin dal suo incipit. Stars are Falling è infatti un classicone del genere, doppia cassa e chorus trascinante, con un esplosivo intermezzo chitarristico di Bechtel, che regge benissimo il confronto con l’originale voce di Ted Pilot. Si continua su elevate altitudini con We Will Rise, che vanta alcuni geniali giri di chitarra intervallati ad arpeggi, in grado di creare (assieme alla voce ottimamente modulata, tanto da nascondere anche la comprensibile incapacità di raggiungere determinati acuti) un brano estremamente dinamico quanto impegnato tecnicamente. Queen of Thieves risulta, invece, drammatica, nel senso maideniano del termine; Bechtel ruba un po’ della tecnica acquisita da Dickinson invecchiando, e la band intera segue questo trend. I contrappunti chitarristici ed il tappeto di percussioni offerto da Ken Mary ne fanno un’altra traccia estremamente pregevole.

È incredibile come in The Third Secret si continui a salire. Dust to Dust vede chitarre roboanti, come tuoni in lontananza, che si incrociano poi, schizofreniche come argento vivo, ed un’ottima costruzione del brano in generale, incui ogni strumento si incasella con gli altri spiccando senza prevalere. Progressive, i Fifth Angel hanno appreso qualcosa dai Dream Theater e forgiano una linea vocale indipendente dal brano in sé, che va poi ad esplodere nel finale.

Rallentiamo, finalmente, per la romantica Can you hear me: chitarra acustica. Chi l’avrebbe mai detto. Ballata marcatamente prog, la batteria e la voce si incasellano perfettamente, tanto che il suono dei tamburi e dei piatti risulta incredibilmente morbido; il refrain è sorprendente poiché a tale concept si aggiungono anche chitarra solista e ritmica. Il cantato di Bechtel è incredibilmente toccante e si rifa al Dickinson di Brave New World: Can you hear me è, dunque, l’attualizzazione dell’inno heavy metal, che fonde elementi tecnici insostituibili, oramai, nel terzo millennio, con l’easy listening degli anni ’80.

This is War. No, non il singolo dei Thirty Second to Mars, ma una martellante doppia cassa. Brano musicalmente appuntito, ricco di spigoli, quasi impenetrabile e granitico, chitarra ritmica e solista che seguono lo stesso percorso, che va a dividersi nel chorus, che ripete This is War. Il vocalizzo nel bridge è di una bravura tecnica impressionante, e quasi si immagina le vene del collo dal cantante andarsi a gonfiare per lo sforzo. A This is War segue il core dell’album, la doppietta Fatima e The Third Secret. La prima è dedicata appunto a Lucia, la pastorella di Fatima in Portogallo cui la Madonna si dice rivelò i tre segreti, cui il terzo recita:

«Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo, indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo (“qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti”), in una luce immensa che è Dio, un vescovo vestito di bianco (“abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”), altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi, come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce, venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli, ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.»

Laddove nel primo si parlava dell’Inferno e nel secondo fu predetta la Seconda Guerra Mondiale. Fatima, brano guidato da chitarra acustica, è una toccante ballad, cui segue dunque The Third Secret. La vetta più elevata dell’album, parla, semplicemente, dell’apocalisse. Cori di diavolo introducono il brano, accordi diminuiti conferiscono un tremendo senso di angoscia, che, unito alla ripetitività ossessiva delle stesse note e della stessa frase musicale e verbale (“The Third Secret”) lo rendono marziale, come i tamburi di orde di diavoli che calcano la terra, cavalieri furenti su cavalli scheletrici e angeli piangenti e sanguinanti. Numerosi sono i cambi di ritmo nel brano, ciascuno che narra differenti momenti dell’Apocalisse stessa, aggiungendo man mano strumenti orchestrali, come distanti pad atmosferici di archi. Fra pioggie di sangue e grida disperate, ci avviciniamo al finale dell’album.

the third secret fifth angel recensione

Allegoria dell’apocalisse di Joseph Heintz il giovane

Shame on You, penultimo brano, è una lunga penitenza in musica. Grandissimo lavoro da parte della band tutta, suona come un unico corpo, ed ha la stessa potenza di un ariete.

La conclusiva Heart of Stone è, assieme a The Third Secret e Can you hear me, uno dei migliori brani del ritorno dei Fifth Angel. Ricchissimo di controcori, stop & go, pausa forzate: accordi maggiori, ariosi ma descritti con riff sincopati. Quegli stessi riff di Yngwie Malmsteen, ossia ispirati alla musica classica di Bach, di Vivaldi. Sebbene Bechtel e Archer non siano guitar hero, riescono ottimamente nell’impresa di citare il metal neoclassico del grande chitarrista svedese.

The Third Secret si chiude dunque così, ed è un gran piacere. Si tratta, in conclusione, di un graditissimo ritorno, di una perla di qualità rilucente, in grado di bilanciare momenti melodici con grande qualità tecnica senza scadere nell’eccessivo manierismo; un album che sa essere epico ed evocativo senza esagerare con effetti elettronici e rimanendo aderente al concetto di musica fisica, suonata. Speriamo, dunque, che i non più ragazzi di Seattle ricevano il successo che per tanto tempo si sono negati.

Giulia-della-pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-10-30T16:59:39+00:00 30 ottobre 2018|Recensioni|0 Commenti