Si intitola “The Nothing“ il disco che segna il ritorno sulle scene dei KORN, pubblicato lo scorso venerdì 13 settembre per Roadrunner Records.

Il disco, dalla copertina – in tutti i sensi – contorta ed emblematica, è disponibile in streaming su Spotify.com  e si fregia della seguente tracklist: 01. The End Begins/02. Cold/03. You’ll Never Find Me/04. The Darkness is Revealing/05. Idiosyncrasy/06. The Seduction Of Indulgence/07. Finally Free/08. Can You Hear Me/09. The Ringmaster/10. Gravity Of Discomfort/11. H@rd3r/12. This Loss/13. Surrender To Failure.

Secondo il cantante della band, Jonathan Davis, il manuale per l’ascolto di questo nuovo lavoro prevede questo: ‘‘Turn off the lights. Just sit there. Listen, front to back.”

E quindi, a luci spente, vi consigliamo di ascoltare il tredicesimo album di una delle band più importanti della scena metal internazionale: ‘The Nothing’. Il disco ha un titolo che si traduce letteralmente con ”il niente” ed invece contiene moltissimo, lasciandosi ascoltare con la dovuta concentrazione. Si parla, scorrendo le sue tredici tracce, soprattutto di un senso di vuoto incombente, di un’oscurità meschina, di morte. Davis, con ‘The Nothing’ ha deciso di rappresentare, infatti, il dolore ed il vuoto legato alla perdita della moglie, avvenuta nell’agosto del 2018.

Putroppo, è proprio il niente che giace sotto le dita della Morte. E la devastazione che essa provoca si può percepire già dalle prime note, in brani che trattano appunto il tema della fine: “The End Begins” è una nenia funebre, un pezzo che lacera e che termina con un pianto che va a zittire del tutto chitarre, batterie, bassi, insomma a zittire la musica. Assume chiari contorni la scelta che i Korn hanno fatto di disegnare il lutto subito da Davis e di raccontarne le fasi plasmandoli in canzoni, facendo sì che ogni pezzo fosse dedicato al significato del perdere per sempre una persona amata.

E’ in questo senso che “Cold” si dimostra forte e ribelle, mentre a farsi le domande (cui non troverà risposta) è un brano come “The Darkness is Revealing”, per poi sfogarsi con la rabbia di “Idiosyncrasy,” con le urla del frontman della band che recitano pezzi come “God is making fun of me / He’s laughing out there / I can see.”

La tempesta di emozioni che caratterizzano i vari brani sono accomunati da un senso di fallimento, quello del non aver potuto evitare tanto dolore, dovendosi invece arrendere al suo scorrere. Esso viene esplicitato su “Surrender To Failure”, che tra il canto, il recitato ed il pianto, decide di porre fine ad un disco atroce come ”The Nothing”. Un disco che ci fa ricordare quanto si è piccoli di fronte all’incommensurabile sofferenza che porta la fine dell’esistenza. Che sia la nostra o quella dei nostri cari, la morte è qualcosa che non potremo mai sconfiggere e che, come l’amore, non può non mancare nelle nostre vite. Ma neanche nell’arte. Gli artisti, infatti, sono in questo senso più privilegiati degli altri: possono elaborare il lutto trasformandolo in qualcosa che rimarrà eterno.

Ed in questo caso, Jonathan Davis ha deciso di trasformarlo in un album che resterà per sempre nella storia dei Korn, la sua band, oltre che della sua vita.