“Synchronizer” dei Piqued Jacks: la recensione

di Leslie Fadlon

A cura di Federico Ciandrini

È uscito il 19 marzo 2021 il nuovo album dei Piqued Jacks dal titolo Synchronizer. I Piqued Jacks sono una band indie di origine Toscana, il loro nome ormai è conosciuto non solo in Italia ma anche nel Regno Unito, Stati Uniti e Canada. Nato nel 2006 a Buggiano, il gruppo alt/funk-rock non solo ha sfondato in Italia ma è riuscito a fare concerti un po’ in tutto il mondo.Tra il 2010 e il 2011 escono i loro primi 2 EP, successivamente nel 2012 su invito del produttore Brian Lanese, incidono a Los Angeles il loro terzo album chiamato “Just a Machine”. Nel 2013 il loro percorso ha un risvolto col primo concerto in Texas a cui se ne susseguiranno altri 17 tra il 2014 e il 2015. La loro fama è sempre più forte, arrivando anche sulle home page di case abbastanza note. Rientrati dalla frenesia delle varie esibizioni completano il primo LP “Climb Like Ivy Does” che uscirà nel 2015. La band viene subito richiamata per un tour di 3 mesi che comprende 12 stati e 45 concerti. Nello stesso momento il video di “Romantic Soldier” viene presentato su MTV. Tornati in Italia sono ingaggiati per un’apertura agli Interpol dove i fan chiedono “C.L.I.D.” in acustico. Nel 2016 su Rockit, “Aerial Roots” è il disco del giorno. A maggio la band ha un momento di gloria poiché viene definita la “Best Arezzo Wave Band Toscana”, allo stesso tempo il membro della band ThEd0g decide di lasciare la band. Il suo posto viene preso da Damiano Beritelli. Fortunatamente nel 2017 la band si ricompatta e HolyHargot è il nuovo batterista. Vengono poi chiamati a rappresentare l’Italia durante il 12 Global Festival a Londra. La band nel corso del tempo vince parecchi riconoscimenti come “Miglior Videoclip” al Roma Videoclip, Indie Week Canada, Pasadena Film e Social World Film Festival. Nel 2019 Majic-o prende in mano la chitarra. Dopo vari riconoscimenti il gruppo riesce a raggiungere famosi palchi tra cui quello dell’Hard Rock Cafè London e Sofar Sounds, esibendosi anche nei vari college americani e su Rai 2, Radio 1.

“Synchronizer”

L’album “Synchronizer” è il terzo dei Piqued Jacks ed è nato nel 2019 dove la band cerca una chimica che si adatta anche al nuovo chitarrista. Il gruppo passa ore ed ore a comporre e a registrare in studio fino a quando nel 2020 arriva il lockdown che obbliga i membri a stare a casa, cosa che però non fa rinunciare a scrivere nuovi testi e arrangiamenti per i loro brani. Il nome deriva dalla “magia degli stormi in volo” che secondo la band è come un elemento che riequilibra lo stato della persona. La copertina viene rappresentata dalla band che è rivolta verso l’orizzonte, le caratteristiche principali sono i colori sgargianti e i personaggi senza testa che appunto rappresentano il fatto che la band voglia riequilibrare il loro stato mentale. L’EP è formato da 11 canzoni: al primo posto troviamo “Golden Mine” un pezzo dall’inizio potente e dalla voce forte, di seguito abbiamo “Every Day Special”, dai toni accesi che coinvolgono totalmente che l’ascolta. La terza canzone è “Spin My Boy” in cui la voce del cantante sembra provenire direttamente da una cattedrale, più la canzone va avanti più si evolve nelle melodie. Segue “Mysterious Equations”, ricca di passione, la voce del cantante unita alla “voce” degli strumenti crea un mix che ti fa sentire dentro la canzone. “Elephant” è il quinto brano, calmo all’inizio ma che con il ritornello esplode in una sinfonia originale e piena di energia. Dietro si trova “Call My Name”, totalmente diversa dalle precedenti, la voce del cantante risalta sul tono calmo. “Dancers In Time” ha un potere liberatorio, infatti la melodia porta l’ascoltatore in un mondo tutto nuovo. All’ottavo posto c’è “Purgatory Law”, canzone né troppo accesa né troppo calma, un mix perfetto che arriva direttamente al cuore e alla testa dell’ascoltatore. Segue “Firebrigade”, brano spinto sia nella voce che nella musica, le parti calme si trasformano in ritornelli accesi e originali. “Hello?” è al decimo posto, la canzone ha alternanze tra acuti e bassi per poi sbocciare in un coro unico. Ultimo ma non per importanza troviamo “Lonely Hearts, Cozy Hut”, brano che si distingue dagli altri, si può quasi percepire la malinconia che il gruppo ha trasformato in qualcosa di piacevole, fresco e originale.
In conclusione questo album ha talmente tanti generi diversi ma mescolati alla perfezione che troverete sicuramente qualcosa per voi. Il successo che la band ha ottenuto è più che meritato e sarà sicuramente duraturo.

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