Superbattito di Gazzelle: la recensione (semi)seria

All’alba dell’uscita del nuovo singolo Tutta la Vita, ripercorriamo la carriera di Gazzelle attraverso il suo precedente album: Superbattito.

Gazzelle.

No, purtroppo non i simpatici animali che saltellano nella savana e vengono divorate da leoni, ghepardi, iene, e altro. No: è lo pseudonomo di tale Flavio Pardini, romano di ventotto anni, nato e cresciuto a Prati. Afferma che il suo bel nickname deriva dal “bel suono” della parola e, appunto, dall’amore per i documentari con gli animali. Piero Angela docet. Gazzelle si è dunque andato ad inscrivere in quella corrente, si è tuffato in quel calderone, denominata indie italiano. Campo di difficile definizione, in cui crescono piantine da semi eterogenei, fornisce poche certezze: fra tutte, il tentativo, più o meno goffo, di porsi come alternativa alla musica italiana cantautorale, fatta dai vari Max Gazzè, Carmen Consoli, Niccolò Fabi e così via: si propongono, dunque, di essere i nuovi Faber e i nuovi Battiato. Altra caratteristica imprescindibile del genere è farsi cantori di temi inerenti al quotidiano. Questa è una regola non scritta ma fondamentale per comprendere il carattere molto “slice of life” dei prodotti in questione.

Recentemente, fra l’altro, il ragazzo Gazzelle ha annunciato il suo secondo album, ancora innominato, precorso dal singolo Tutta la Vita.

Fatta la doverosa premessa sull’identità dell’autore, ed il mini-vademecum sull’indie, partiamo col conoscerlo col materiale che ha già rilasciato e che gli ha valso una discreta, indiscutibile, fama : Superbattito. L’artwork vede la presenza di cosce femminili e slip violetti-senza-cuciture- calati all’altezza delle ginocchia.

Superbattito di Gazzelle (Maciste dischi): Artwork e tracklist

superbattito gazzelle

 

  1. Non sei tu
  2. Quella te
  3. Zucchero filato
  4. Meltinpot
  5. Balena
  6. Démodé
  7. NMRPM
  8. Greta

 

Gazzelle nasce, suppongo, come tastierista o quantomeno amante e fruitore di Cubase, poiché l’utilizzo che fa di effetti elettronici molto free e filtri vocali è decisamente abbondante. Ciò si avverte già dalla prima traccia Non sei tu, un brano soft rock, che parte con la stessa sequenza di accordi di Hello di Adele, ma synth invece di pianoforte. Il testo (credo) che parli di un uomo che sente la mancanza della donna di cui è innamorato, e ricorda i momenti felici trascorsi con lei, un po’ Il Mondo Prima dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ma con l’aggiunta dell’ittero: Ma che ne sanno gli altri di quando ci mescolavamo gli occhi e diventavano gialli?. Proseguiamo in questo throwback album con Quella Te, ambientata in un mondo in cui piovono i lunedì ed è sempre il 2003 (anno in cui Gazzelle aveva 12 anni, così, per dire, e dubito che fosse sconvolto di sabato mattina). Carini gli effetti elettronici molto matrimonio anni ’80, le stesse campanelle utilizzate in Heaven di Bryan Adams; scontatissima quanto orecchiabile è la linea vocale, in cui la scarsezza tecnica di Gazzelle è ben nascosta dai dei synth davvero gradevoli.

Ci spostiamo nei vapori di saccarosio di Zucchero Filato, in cui bei synth eighties (sprecati) danno l’inizio ad un brano che purtroppo non è molto diverso da Fiji di Young Signorino, dal momento che le uniche liriche sono appunto parole a caso, in un flusso di coscienza in cui lo zucchero filato è il leit motif che dà inizio alla rimembranza, come la madeleine di Proust. Ho riso malissimo quando “andremo sopra a un monte e costruiremo per noi la notte che vuoi”: Ehy Charlie, do you want to join us at the Candy Mountain?

Siamo a metà album, e Meltin Pot (senza apostrofo) inizia. Soliti synth, ma qui c’è anche una vaghissima parvenza di chitarra acustica. Gazzelle ha ormai istinti suicidi (da elicotteri e attici rosa superbattito) durante un trip con un allucinogeno probabilmente non nocivo (tipo il DMT): immagina una certa Marta che in realtà è solo un inganno nella sua testa, e ciò viene dedotto dal fatto che, nonostante bruci le foto di costei, lei non l’abbia mai neppure salutato. Il brano è una serie di meravigliosi clichè indie italiani: le polaroid, i risvoltini, le droghe leggere, l’amore disincantato, il darsi fuoco in diretta TV, il cantare male, ma le canzonette gradevoli ben ritmate dalla drum machine.

Balena sembra essere un netto viraggio verso lidi più malinconici. I synth sono rubati dalla techno tedesca: peccato che si finisca per parlare di rimorsi a colazione e cose così, analogie di un certo livello. Torna il lunedì: ora non piove, ma sembra che sia una deadline otlre la quale “crollerà anche il pavimento”. Il refrain è poi orecchiabilissimo, e finisce in una bella fuga di synth e drum machine. Brano privo di bridge, si perde in una serie di ripetizioni che sembra un ouroboros infinito di montagne, altalene, pance di balene. Terzultimo album è Demodè, e che c’è di più indie? I synth sono distorti più o meno bene, ed è un brano che parla di come le vecchie abitudini, tipo la discoteca, siamo ormai superate e demodè. La struttura è la stessa delle canzoni precedenti, Gazzelle canta male come sempre e si lancia in allegorie di difficile comprensione (Il tramonto ci fa stare bene ma non basterà, non abbiamo più le All Star): si invecchia perché invece di andare a ballare/drogarsi si va alle spa e si compra casa. Eh vabbè. Stacce, direbbe un romano.

superbattito gazzelle

Un esemplare di impala maschio, una specie di gazzella africana.

Nmrpm vede un’introduzione pianistica che, sfortunatamente, è la stessa di Lost in Paradise degli Evanescence. Ora, io non vorrei insinuar nulla, ma siamo già a due. Si tratta di una ballata, forse il brano migliore (musicalmente) dell’intero Superbattito: l’apogeo del throwback album, viole campionate a far accenni qua e là, cantato su un leggerissimo tappeto di synth. Il problema è che il testo non ha senso. La scrivente non è riuscita a comprendere un qualsivoglia significato o a individuare il significante. Mi dispiace. Credo solo che il titolo stia per Non mi ricordi più il mare. Credo.

Greta è la brevissima traccia finale. Si recuperano i synth anni ’80 e gli accordi ariosi dell’inizio di Superbattito. Greta vuole essere, infine, la trasformazione di Gazzelle in Appino degli Zen Circus. È una delicata quanto cinica dedica a Greta, una ragazza a quanto pare molto ingenua e un po’ spaventata, con cui Gazzelle ha una relazione. Abbiamo perso troppo tempo, dice.

Ecco, Superbattito è finito. Se si vuol dare un giudizio finale a tale opera, direi che è facile capire perché Gazzelle sia così amato: canzonette semplici, unitarie, che raccolgono una serie di luoghi comuni e creano un romanticismo molto semplicistico quanto desolante, ma accompagnate da una buona ritmica e dei synth gradevoli e ballabili. La nota dolente è il cantato: Gazzelle non ha idea di quanto brutti siano i portamenti o di come si debba mantenere un volume vocale. Forse è per via dell’ittero, chissà. E chissà come sarà il nuovo album, percjè, a questo punto, sono curiosa di entrare in un mondo dove sono i martedì a piovere e dove, forse, si raggiungerà il 2004.

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-09-15T08:51:52+00:00 14 settembre 2018|Recensioni|0 Commenti