Il cantautore Piero Sidoti torna con il nuovo singolo “Sposa”, pubblicato in occasione della Festa della Donna.
Con il suo stile ironico e teatrale, il brano ribalta gli stereotipi della favola romantica, raccontando la storia di una donna che smaschera il proprio “principe azzurro” e rivendica la propria indipendenza.
Tra teatro-canzone, narrazione e grande attenzione alla parola, Sidoti costruisce un racconto contemporaneo che mette in discussione gesti e dinamiche tradizionalmente associati alla galanteria.
Cantautore, attore e insegnante di scienze, vincitore della Targa Tenco nel 2010 con l’album “Genteinattesa”, nel corso della sua carriera ha saputo fondere musica, teatro e pensiero scientifico in un percorso artistico originale.
In questa intervista racconta la genesi di “Sposa”, il significato del videoclip e il modo in cui arte e riflessione sociale continuano a intrecciarsi nella sua musica.
INTERVISTA
Il tuo nuovo brano “Sposa” è uscito in occasione della Festa della Donna. Quanto è stato importante questo contesto per il messaggio della canzone?
La Festa Internazionale della Donna dovrebbe celebrare la parità di genere e l’emancipazione femminile. Proprio per questo mi è sembrato significativo pubblicare “Sposa” in quella data: il brano analizza, con tono ironico, l’idea che il “principe azzurro” possa rappresentare un ideale romantico che, in alcuni casi, si trasforma in un ostacolo più che in un’opportunità di emancipazione.
Senza nulla togliere alla bellezza dell’amore e della dimensione romantica, che resta fondamentale, credo sia importante interrogarsi su certi modelli: a volte, ciò che sembra una promessa può rivelarsi una trappola.
In “Sposa” racconti una donna che smaschera il suo “principe azzurro”, ribaltando la favola romantica tradizionale. Da dove nasce questa idea narrativa?
L’idea è nata tempo fa, in occasione di una convention sulla parità di genere. In quel contesto ho iniziato a riflettere su come alcuni archetipi tradizionali possano influenzare la nostra visione delle relazioni.
Ho immaginato quindi una fiaba capovolta, in cui il “principe azzurro” si trova di fronte a una situazione imprevista: invece di essere lui a conquistare, è la donna a ribaltare i ruoli, accogliendo il corteggiamento con un sorriso ma rivendicando la propria autonomia.
Ne emerge il contrasto tra una figura maschile ancorata a schemi del passato e una donna moderna, consapevole e indipendente.
Il brano usa ironia e situazioni volutamente grottesche per parlare di dinamiche di possesso e paternalismo. Quanto è importante per te l’ironia quando affronti temi sociali?
L’ironia è fondamentale, non solo nel lavoro artistico ma nella vita quotidiana. È uno strumento che alleggerisce e, allo stesso tempo, permette di mettere in discussione ciò che spesso diamo per scontato.
Affrontare temi complessi con leggerezza non significa banalizzarli, ma renderli più accessibili e incisivi. Per me l’ironia è un mezzo essenziale sia per riflettere sulle dinamiche sociali sia per elaborare esperienze personali.
Le sonorità del pezzo richiamano il teatro-canzone. In che modo il tuo percorso teatrale influenza il modo in cui scrivi e interpreti le tue canzoni?
Spesso i personaggi delle mie canzoni sembrano voler uscire dai confini del brano e trovare spazio anche sul palco. Da qui nasce l’esigenza di affiancare alla musica una dimensione teatrale.
È un equilibrio complesso, ma estremamente stimolante: musica e narrazione si influenzano a vicenda e dialogano costantemente, arricchendo il mio percorso creativo.
Nel videoclip in bianco e nero la protagonista attraversa epoche diverse in un viaggio simbolico verso l’indipendenza. Cosa rappresenta questo percorso?
Il videoclip è stato uno degli aspetti più divertenti del progetto. L’idea iniziale era quella di utilizzare frammenti di film degli anni Quaranta, ma per questioni legate ai diritti ho scelto di sperimentare con l’intelligenza artificiale.
I risultati sono stati sorprendenti: sono riuscito a ottenere immagini coerenti con ciò che avevo in mente, costruendo una sequenza visiva fatta di brevi frammenti.
Credo che l’intelligenza artificiale possa essere uno strumento interessante anche in ambito artistico, capace di trasformare in immagini ciò che nasce nell’immaginazione. È stata un’esperienza che mi ha aperto nuove possibilità espressive.
Nel 2010 hai ricevuto la Targa Tenco per l’album “Genteinattesa”. Quanto ha inciso questo riconoscimento sul tuo percorso artistico?
È stato un momento molto importante. I riconoscimenti danno visibilità, ma soprattutto rappresentano un attestato di credibilità.
È stata una sorpresa, ma anche una grande soddisfazione, che porto con me ancora oggi.
Nel tuo lavoro convivono musica, teatro e formazione scientifica. Come dialogano tra loro questi mondi nel tuo processo creativo?
Attualmente sto lavorando a un nuovo disco, mentre prosegue la collaborazione con lo scienziato Mauro Ferrari, pioniere della nanomedicina.
Insieme abbiamo sviluppato uno spettacolo dedicato alla scienza, che unisce divulgazione e racconto teatrale. Parallelamente, porto avanti progetti di teatro scientifico rivolti anche ai più giovani.
Questi ambiti non sono separati: al contrario, si contaminano continuamente, arricchendo il mio modo di raccontare e di fare musica.
Dopo “Sposa”, su quali progetti stai lavorando e cosa possiamo aspettarci dal tuo prossimo capitolo artistico?
Sto lavorando alla registrazione del disco legato allo spettacolo “Riconoscenza” e, parallelamente, mi piacerebbe continuare a sperimentare con il linguaggio visivo, anche attraverso l’intelligenza artificiale.
Ho già diverse idee e immagini in mente, quindi ci saranno sicuramente nuovi sviluppi in questa direzione.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)