Ad aprire la serata, una band fiorentina che sta bruciando le tappe più in fretta di quanto la scena se ne accorga: gli Spleen, freschi dell’esordio discografico GUSH (uscito lo scorso maggio), hanno preso possesso del palco della Fiera del Levante con la sicurezza di chi la data l’ha già sudata altrove.
Non è un caso che il gruppo sia stato scelto come special guest per due tappe italiane degli Skunk Anansie, oltre che come apertura per i Litfiba a Firenze nella stessa settimana: un doppio incarico che, nel giro di pochi giorni, li ha messi a confronto con due generazioni diverse di rock italiano e internazionale.
Sul palco di Bari gli Spleen non si sono limitati a scaldare il pubblico in attesa dell’headliner: hanno costruito un set compatto, con un’urgenza esecutiva che ha reso subito chiaro perché la band goda già della fiducia di realtà come il Locus Festival.
Per un gruppo giovane, aprire per un nome storico come quello degli Skunk Anansie non è solo una vetrina: è una prova di tenuta, superata con un piglio che lascia intuire un percorso live destinato a crescere ancora.
la gallery è di Fabrizio Orsini
Skunk Anansie, l’unica data al Sud: quasi due ore di rock senza compromessi
Cinquemila persone hanno riempito la Fiera del Levante di Bari per il concerto degli Skunk Anansie, uno degli appuntamenti di punta del Locus Festival 2026.
La band britannica guidata da Skin ha tenuto il palco per quasi due ore, ripercorrendo una ventina di brani che hanno attraversato l’intera carriera del gruppo, da This Means War a You’ll Follow Me Down, passando per Hedonism e Secretly.
Non un dettaglio da poco: quella barese era l’unica tappa del tour estivo 2026 prevista al Sud Italia, un elemento che ha spinto molti fan dell’area meridionale a raggiungere il capoluogo pugliese pur di non perdere l’occasione.
Lo show ha alternato i classici che hanno definito l’identità della band negli anni Novanta ai materiali più recenti, confermando come il repertorio degli Skunk Anansie regga il peso del tempo senza bisogno di operazioni nostalgia.
Il gruppo è da sempre un amalgama di alternative rock e musica di protesta, con testi politicizzati e influenze ibride tra funk, blues, punk rock, reggae e hip hop: una descrizione che a Bari ha trovato piena conferma, tanto sul piano sonoro quanto su quello dei contenuti.
A rendere la serata memorabile non sono stati solo i brani. Il concerto ha visto momenti di forte impatto simbolico, tra cui l’esecuzione di Bella Ciao e l’esposizione della bandiera della Palestina, in linea con la storica vocazione della band a mescolare rock e denuncia sociale.
Il concerto immortalato nelle foto di Fabrizio Orsini
