Quando siamo di fronte a Simone Cristicchi abbiamo la percezione di avere davanti non solo un colto cantautore, ma anche un narratore di storie, un attore e testimone di eventi. Un illustre oratore che ha fatto della sua umanità e della sua empatia la chiave per il successo (che non si quantifica necessariamente con i numeri di vendite).

Sarà in gara tra i big al prossimo Festival di Sanremo (dal 5 al 9 febbraio 2019), Simone Cristicchi. Una competizione che quest’anno vedrà in scena una schiera di vincitori passati della kermesse, da Arisa a Francesco Renga, compreso il cantautore romano. Con una sensibilità unica, Simone ha sempre avuto dalla sua la capacità innata di raccontare storie vere, dando voce e speranze agli ultimi. In lui ritroviamo il sarcasmo tagliente di Rino Gaetano, l’efficacia del cantautorato puro alla Guccini o alla Endrigo, ma anche l’esagerazione, l’innovazione e la teatralità di Enzo Jannacci. Un artista sorprendente e poliedrico che va ad inserirsi in quel prezioso filone della musica italiana composto da giganti del calibro di Fabi, Gazzé, Bersani e Silvestri. Nell’attesa di rivederlo sul palco dell’Ariston, ripercorriamo la carriera artistica di Cristicchi attraverso una biosong.

Trainato dal “tormentone” estivo Vorrei cantare come Biagio Antonacci, nel 2005 esce il primo album di Simone Cristicchi registrato in studio. “Fabbricante di Sogni” è un progetto satirico, completo e curato nei minimi dettagli. Troviamo sia la divertente Ombrelloni che la struggente Questo è amore cantata con Sergio Endrigo. Nel disco è presente anche Studentessa universitaria, secondo singolo estratto, bocciato al Festival di Sanremo nel 2003. Un brano che molto probabilmente è frutto della sue breve esperienza accademica, e senza dubbio è una provocazione che snocciola una verità scomoda ma pregnante.

Il 2007 è il suo anno. L’anno in cui l’Italia conosce ufficialmente Simone Cristicchi, il cantastorie dall’animo buono. Con una lettera disperata e tormentata scritta tra le mura di un manicomio, che racconta le ultime speranze di Antonio che si rivolge alla sua amata Margherita, Cristicchi trionfa al Festival di Sanremo, conquistando anche il Premio della Critica Mia Martini e il Premio Sala Stampa Radio-Tv. Ti regalerò una rosa, scritta alla luce di un’esperienza reale nella cittadina di Girifalco, in Calabria, dove sorge un imponente manicomio, è un brano struggente che solleva una questione sociale delicata, quella della malattia mentale. Una canzone sussurrata dolcemente e con una naturalezza da far accapponare la pelle, recitata in maniera penetrante, come se stesse parlando ad ognuno di noi direttamente. Una capacità empatica e comunicativa sensazionale quella dimostrata da un ispirato Simone Cristicchi. Ti regalerò una rosa è commovente, tocca le corde più profonde dell’anima e ti smuove sentimenti nascosti, un po’ come ha fatto lo scorso Sanremo Mirkoeilcane con Stiamo tutti bene e La Zero con Nina è brava durante Sanremo Giovani quest’anno (se non le avete ascoltate vi invito a farlo).

Il secondo album dell’artista capitolino, “Dall’altra parte del cancello”, non presenta solamente Ti regalerò una rosa, ma anche moltissimi altri brani di spessore unico. Mi permetto di affermare che è il disco più bello, con temi che hanno un peso imponente, accompagnato da un intenso documentario realizzato in diversi istituti di igiene mentale d’Italia che Cristicchi ha girato per dar vita a questo progetto, atto a sensibilizzare la collettività sulla dura realtà dei centri psichiatrici. Al suo interno troviamo Laureata precaria, che rappresenta il secondo capitolo di Studentessa universitaria, e soprattutto L’Italia di Piero, che poco ha a che fare con il Piero cantato da Fabrizio De André. Una ballata tragicomica e acidamente ironica che sembra invece uscita dalla penna del mio amato Rino Gaetano.

Nella nostra biosong non potevamo eludere l’ennesimo capolavoro cristicchiano. Stiamo parlando de L’ultimo valzer, brano dal sapore intramontabile, presente nell’album “Grand Hotel Cristicchi” del 2010, il più eterogeneo firmato da Simone Cristicchi che parla di temi più disparati: dai fatti del G8 di Genova alle sempre più frequenti meteore. La canzone racconta la dolcissima storia d’amore tra due anziani e dalla voglia di non arrendersi al tempo che passa e continuare a volersi bene.

A chiudere il cerchio è lo swing de La prima volta (che sono morto), brano geniale ed esorcizzante, presentato al Festival di Sanremo nel 2013, in cui Simone Cristicchi racconta in maniera originale, del tutto personale e al quanto immaginaria una ipotetica “vita” nel Paradiso. Un viaggio ironico quello in cui ci conduce l’artista romano, dove “il pomeriggio passeggio con Chaplin / poi gioco a briscola con Pertini / e stasera si va tutti al cinema, c’è il nuovo film di Pasolini”.