SGRÒ : essere nudi non vuol dire essere indifesi-Intervista-

di Paola Pagni

Nel mese di Marzo, ancora nell’incertezza su come si sarebbe evoluta questa situazione, Francesco Sgrò , in arte SGRÒ , ha fatto uscire il suo primo singolo: un atto di coraggio, non solo per il momento in sé, ma perché, come ci dirà dopo, per lui si tratta di una scelta profondamente ragionata.

Francesco Sgrò si può definire un emergente con esperienza, in quanto scrive e canta canzoni dai 13 anni, ma ha deciso di venire allo scoperto solo adesso.

SGRÒ, si definisce infatti “cantautore domestico” perché, è tra le mura di casa che trova rifugio e che hanno origine le sue ispirazioni e il suo percorso di scoperta di sé e degli altri.

Di questa sua originale definizione, e di molto altro, ne abbiamo parlato con lui in questa intervista.

Ciao Francesco, benvenuto su Insidemusic. Mi ha incuriosito molto la tua definizione di “Cantautore Domestico “: perché ti definisci così?

È una definizione autoironica, che mi ha dato un caro amico e che io ho fatto mia; io credo molto nell’auto ironia, penso sia un’arma vincente.

Ovviamente come tutte le cose autoironiche, c’è un elemento di verità, perché dice qualcosa del mio rapportarmi alle canzoni ed ai sentimenti.

Per me la casa infatti non è intesa come abitazione, ma è un luogo simbolico, uno spazio intimo, che tutti abbiamo, dove si accumulano tutte le emozioni ogni giorno.

Per questo ho deciso di scrivere canzoni abitando quello spazio, quel luogo intimo e simbolico.

Poi però dovevo sdrammatizzare in qualche modo, altrimenti non sarei riuscito ad esprimermi, e così ho accettato questa definizione.

Quindi non si riferisce ad un isolamento sociale o qualcosa del genere?

No, non è proprio quello. Certo c’è da dire che io non sono proprio un animale sociale, però in questo caso è più una cosa simbolica che altro.

Quindi ti stai trovando a tuo agio in questo periodo di limitazione sociale?

Guarda, mi son reso conto grazie a questa quarantena che un virus invisibile ha reso visibili un sacco di cose.

Una di queste cose è che la casa, nel senso che dicevamo prima, la associo sempre ad un verbo specifico che è il verbo TORNARE.

La mia ricerca della casa rifugio emotivo, si fa quando sono fuori e devo tornare: questa quarantena mi priva di questa sensazione, e quindi rende questo luogo intimo meno creativo.

Quell’azione del tornare e quei sentimenti che vi si associano,  mi mancano.

Quando hai iniziato a fare musica?

Il mio è un percorso un po’ anomalo visto che a 30 anni faccio il primo singolo.

In realtà fino a pochi mesi fa, molti dei miei amici non mi avevano mai sentito cantare, perché i miei desideri per me sono veramente sacri, e li tengo segreti per il rispetto che ne ho.

Io ho desiderato fare canzoni da quando avevo 13 anni, ed ho iniziato chiaramente a scriverle come capita a tanti;

quindi io per tutta la vita, fino ad ora ho sempre scritto.

Non ho mai fatto ascoltare niente a nessuno, fino a quando, tre quattro anni fa non ho conosciuto un produttore artistico, Andrea Ciacchini, e da lì ho iniziato a farmi sentire.

Ma mi è costato veramente tanto.

Come mai? Non ci credevi o non ti sentivi all’altezza forse?

Diciamo che mettersi a nudo non è mai facile.

Ricordo quando ho chiamato per primo un mio amico per fargli ascoltare le mie canzoni:

è stato praticamente un rito.

L’ho fatto venire ad un certo orario, prima abbiamo parlato, gli ho fatto tutta un’introduzione…effettivamente una cosa noiosissima direi che è proprio un vero amico per aver sopportato tutto questo! (ridiamo n.d.r.)

Insomma, alla fine di tutto , lui mi disse: ricorda che si può restare nudi senza per questo essere indifesi.

Questa è una frase per me è stata illuminante ed è quella che mi accompagna da 4 anni:

Io prima mi sentivo indifeso nelle mie canzoni mentre ora invece riesco a sdrammatizzare.

Le mie canzoni sono cariche di tantissimi significati; se non riuscissi a sdrammatizzare mi bloccherei e non riuscirei a cantare.

Insomma ci ho impiegato anni per arrivare a dire: ok, posso farmi sentire, proviamo.

“In Differita” ha un sound molto attuale ed anche la storia che narra è una situazione in cui molti si possono riconoscere: è autobiografico?

cover in differita

Quando l’ho scritta mi interessava soprattutto  mettermi in quella posizione, quella tra un prima e un dopo di una storia, e quindi tra una scelta.

Così mi sono messo ad osservare questo momento relazionale.

Elementi autobiografici ci sono, ma l’idea era quella di una riflessione più ampia.

Ad esempio, mi è piaciuto che nel videoclip non ci comparissi io:

l’idea è stata quella di fare un video con animazione, in cui i protagonisti fossero un cowboy e una dama, quindi proprio totalmente slegati dalla quotidianità,

che non fossero identificabili con qualcuno in particolare ma che valessero per tutti

Che poi sono anche i protagonisti di questo mini-game che hai messo sul tuo sito web : come è nata l’ idea di fare introdurre il tuo brano da un videogioco?

Come dicevo nasce sempre dall’idea di sdrammatizzare, però da qualcosa di vero.

Addirittura inizialmente la mia idea era quella di fare un sito di incontri ,così che in qualche modo l’utente accedesse al primo incontro con Sgrò.(ride n.d.r.)

Poi per diversi motivi questo non è stato possibile, ed abbiamo optato per un mini-game relazionale dove uno deve provare a conquistare l’altro ,

ma che in tutte le versioni non va a finire bene.

Diciamo che era un modo ironico per dire : “Comunque fai sbagli” (ride, ma non ha tutti i torti ! n.d.r.), o meglio “azioni e reazioni non sono mai così scontate

Dicevamo che il tuo è un sound molto attuale: quali sono le tue ispirazioni a livello musicale ?

Diciamo che il mio lavoro è frutto di varie contaminazioni diverse, che arrivano dai vari membri del mio gruppo  :

io ho una formazione da nerd della canzone d’autore, Andrea, il mio bassista ha un altro groove dentro, Stefano il batterista è un Jazzista,  Leonardo invece è più per la musica elettronica.

 Se però devo dirti un artista che ho sempre in testa è Battisti.

Hai già pensato a prossimi progetti per il futuro?

 Sì, prima che scoppiasse tutto questo casino da coronavirus, sarebbe dovuto uscire a Maggio un secondo singolo che ora è stato posticipato.

Penso possa uscire a Giugno ma adesso dobbiamo un attimo capire come si evolve questa situazione.

Però ho già un disco pronto e penso che entro la fine del 2020 , inizio 2021 ,dovremmo riuscire a far tutto.

Una domanda che ti faccio per curiosità personale :  visto che ci hai pensato così tanto prima di far sentire la tua voce, adesso saresti pronto a buttarti nella mischia con un tour o con dei live?

Per sentirsi pronti non si è mai pronti , poi per come sono fatto io, ho capito che devo dire di sì a tutto e poi semmai pensarci dopo :

affrontare dopo il problema, perché se aspetto di sentirmi pronto rischio di fare il primo live a 40 anni.

Beh in effetti, sarebbe un sacco di tempo sprecato !

Ma noi siamo certi che ne sentiremo presto parlare , perché a giudicare dall’esordio, i presupposti ci sono tutti .

Volete provare anche voi il mini-game relazionale ? Cliccate QUI, e non dimenticate l’autoironia !

A presto

0

Potrebbe interessarti