La finale del 69° Festival di Sanremo: il vincitore è Mahmood

di InsideMusic
Il 10 febbraio 2019 si svolge la finale del 69° Festival di Sanremo, che vede Ultimo e Il Volo fra i superfavoriti. Vincitore è risultato essere Mahmood, vincitore di Sanremo Giovani, mentre secondo posto per Ultimo e terzo gradino del podio per Il Volo. I premi delle sale stampa e dell’orchestra vanno a Daniele Silvestri & Rancore e a Simone Cristicchi.

Siamo alle battute finali, dopo tutte le serate trascorse (prima, seconda, terza, quarta). E Claudio Baglioni, dittatore, dirottatore, nonché direttore artistico, è di bianco vestito, Virginia Raffaele sfoggia uno splendido abito rosso, Claudio Bisio impeccabile in smoking. Si svolgono i saluti di rito, le promesse per il prossimo anno, l’augurio di aver creato una kermesse comparabile con l’anno scorso, come già anticipato a Rai 1 da Baglioni a Vincenzo Mollica. Cogliamo l’occasione per salutare ed augurare tutto il meglio al giornalista Rai.

Pochi secondi di empasse, ed ecco che salgono sul palco gli artisti interpreti di una delle canzoni più discusse, e già accusati di denigrare la scuola: Daniele Silvestri e Rancore, con la loro Argento Vivo. Performance impeccabile, che lascia il segno come sempre.

Segue poi immediatamente le bella Anna Tatangelo, con la sua Le Nostre Anime di Notte: curioso siparietto fra Claudio Bisio e Virginia Raffaele. Arriva poi, trionfante nel suo originale outfit simil tuta da lavoro, Ghemon, con Rose Viola, stonando in svariati punti, ma ci siamo ormai abituati. Ed ecco, subito, i Negrita: Pau e Soci, con la loro I Ragazzi Stanno Bene, che stasera sembra avere una marcia in più, con un arrangiamento più energico ed una linea vocale più dinamica.

Fra bicipiti mai cresciuti a Claudio Baglioni ed una Virginia che sembra essersi, finalmente, sciolta, sale il grande favorito, ormai, della serata: erede di Fabrizio Moro con cui ha duettato nella quarta serata, Ultimo, con I tuoi particolari. Un semplice arpeggio al pianoforte, e l’Ariston in delirio già alla seconda strofa, nonostante l’evidente fatica vocale del giovane cantautore romano. Quattro festival in venticinque anni per Nek, algido e che non sembra invecchiare mai, cantore dell’amore più sincero con Mi Farò Trovare Pronto.

Throwback moment per l’avanspettacolo in ricordo del Trio Lescano: anni perduti di una cultura musicale che è purtroppo sparita, per il trio di conduttori e doccia in diretta per Claudio Bisio, bagnato come un pulcino spennacchiato. Divertente gag dal sapore vintage con lo scopo di far conoscere ai giovani la tv del passato.

Primi super ospiti della serata: ecco che arrivano Lo Stato Sociale, reduci dai loro primi successi con la loro prima graphic novel, Andrea. Ospite degli ospiti, Renato Pozzetto. Come, dunque, non interpretare la storica E la vita, la vita di Cochi e Renato, proprio davanti all’ingresso dell’Ariston? Peccato per le facce tremebonde dello Stato Sociale, escluso il gioviale Lodo Guenzi. E con lo shampoo consegnato a Bisio da Pozzetto, ci rendiamo conto che le battute sui calvi non passeranno mai di moda, un po’ come quelle sui carabinieri.

Abituè dell’ariston è uno dei più famosi cantautori italiani all’estero: Eros Ramazzotti. Vita ce N’è precede l’emozionante duetto con Baglioni da occhi lucidi con Adesso Tu, e l’Ariston mima gli accendini con gli smartphone: tempi andati che non torneranno più. Sul palco sale poi anche la star di Despacito, Luis Fonsi, e con Ramazzotti si lancia nel duetto della loro canzone in featuring, Per le Strade una Canzone. Hit estiva 100%, ricordatevene! L’Ariston balla e noi con loro. Già la sabbia fresca delle festone in spiaggia.

Loredana Bertè alias Fata Turchina si tuffa, scosciatissima, sul palco, e parte col suo inno Che Cosa Vuoi da Me. Voce invidiabile e grande energia: prima standing ovation e bacio sulle labbra fra Baglioni e Lory. Segue Francesco Renga, travolto dalle polemiche riguardo le sue affermazioni sulle quote femminili in questo Sanremo, con Aspetto che torni. Romanticone. La bella e brava Elena Sofia Ricci, assieme a Claudio Bisio, introduce Mahmood, con Soldi, vincitore di Sanremo Giovani condotto da Pippo Baudo. E primo problema tecnico, per il bello della diretta: non si sente la voce.

Cambio d’abito per Virginia Raffaele, ora in elegante e semplice tubino nero, e primo sprazzo d’indie italiano con gli Ex Otago, per l’occasione in completo candido, e la loro Solo una canzone, orecchiabile come non mai. Invasione di palco ad abbracciare il vocalist per una sentitissima performance. Ed ecco gli altri favoriti: il Volo, Musica che Resta. Si sente da morire la mancanza di Alessandro Quarta, estroso violinista presente la scorsa serata, nonostante gli outfit belle epoque/steampunk.

Virginia Raffaele Show con un medley di Come Foglie di Malika Ayane, Patty Pravo, Giusy Ferreri, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni. La tonicissima Paola Turci si esibisce poi con l’Ultimo Ostacolo, pur peccando negli acuti.

Per fortuna ci sono gli Zen Circus, con L’Amore è una dittatura, xilophono, e linea vocale alla Giorgio Gaber per Appino: impeccabile, incazzata, bellissima. I timpani suonati da performer vestiti da soldati di regime – ma coi cuori – è una trovata geniale. Appare Serena Dandini, storica giornalista e conduttrice, ad interagire con la dama del festival: Patty Pravo, assieme a Briga, abbandonato in attesa di iniziare la performance.

Metà gara e siparietto dei conduttori famiglia Addams. Anticamera per l’ospite più attesa: Elisa, con Anche Fragile. Sono passati 19 anni da Luce, ormai.  Commovente il ricordo della scuola genovese di cantautori, nel duetto Elisa-Baglioni in onore di Luigi Tenco, Vedrai Vedrai, con pregevoli vocalizzi finali. Standing ovation dell’Ariston.

Arriva Arisa e la sua “doppia canzone”, futura hit, Mi Sento Bene, in evidente affanno vocale: pare abbia una bruttissima influenza. Claudia Pandolfi presenta poi Irama, e la sua La ragazza col Cuore di Latta. Stupenda coreografia per il giovane cantante, carillon e gospel. Segue poi il contestatissimo Achille Lauro, con Rolls Royce, Tapiro rifiutato e chitarrista col ciuccio.

Torniamo nei ranghi del classico per l’accoppiata Nino d’Angelo e Livio Cori – che in molti dicono essere il misterioso Liberato – con Un’altra luce, seguiti da Federica Carta & Shade con Senza Farlo Apposta, per il momento “l’amore ai tempi di Whatsapp”, eppure la prima totalmente priva di stonature per un’interprete femminile. La nuvola di capelli di Simone Cristicchi è inconfondibile e parte Abbi cura di me, bellissima poesia in musica: standing ovation, per la quinta volta di fila. Il classicista Enrico Nigiotti, nonché vincitore del premio Lunezia, segue poi con Nonno Hollywood, toccante e sincera, come le lacrime di Enrico e l’applauso dell’Ariston. Tuffo salentino e danzereccio nel mondo dei Boomdabash con Per un milione, e l’effetto è lo stesso di Ramazzotti e Fonsi: sabbia sotto ai piedi.

Il giovane e gagliardo Einar sale poi sul palco con Parole Nuove, per un romanticismo d’altri tempi, nonostante i synth dance in sottofondo.

E siamo quasi alla fine. Al vincitore del premio per i duetti, dalla giuria d’Onore, Motta, è affidata l’ultima canzone in gara: Dov’è l’Italia, col suo neofolk rielaborato maestosamente grazie all’orchestra.

Stop al televoto, e Virginia Raffaele con Baglioni che si cimentano in duetto su Breve Amore di Mina. Ora bisogna cambiare formula: si passa a dare spazio ai ragazzi di Sanremo Giovani, che saranno in tour intorno al mondo per promuovere la musica italiana.

Ed ecco l’annuncio delle ultime 24 posizioni: c’è una pioggia di fischi.

E Baglioni cerca di placare l’Ariston furibondo, mentre Ultimo, Mahmood, e Il Volo i tre finalisti per l’ultima sessione del televoto. La situazione scema nel ridicolo, dove i conduttori tentano di giustificare le scelte della giuria e la classifica ottenuta. La sensazione è che Loredana Bertè sia stata in qualche modo derubata di una posizione che le spettava di diritto.

Attimi di sacro delirio all’Ariston, con tanto di voci fuori campo e fischi a Virginia Raffaele, che sovrasta le urla del teatro ad inneggiare la Bertè nel tentativo di annunciare il Mago Forrest, direttamente da Zelig, per un siparietto comico di tarda notte, riutilizzando la tecnica delle battute contro Claudio Bisio. L’atmosfera si stempera, finalmente, fra giochini di carte. Finalmente si torna a cantare Vengo anche, no tu no con Baglioni e un ensemble di conduttori: Bisio,  Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Melissa Greta Marchetto.

Ecco l’annuncio per il premio Mia Martina, e il premio Lucio Dalla: per entrambi c’è Daniele Silvestri e Rancore con Argentovivo, meritatissimo. Daniele sospira un “Finalmente”, e se ne va. Per il premio Sergio Endrigo c’è Simone Cristicchi con Abbi cura di me. Il premio Bardotti per il miglior testo della giuria d’onore è invece, ancora, di Daniele Silvestri.  Il premio Giancarlo Bigazzi, per la miglior composizione musicale assegnato dall’orchestra, va, di nuovo, a Simone Cristicchi. Infine, il brano Tim Music (per il brano più ascoltato sulla piattaforma), consegnato direttamente da Fulvio Conti, presidente di Tim, è di Ultimo, con I tuoi Particolari.

La tensione sale: entrano i tre finalisti. E’ ormai l’una e mezza di notte. E fra la sorpresa generale, eccolo: Mahmood, con Soldi, timido ed emozionatissimo, risulta vincitore, mentre seguono Ultimo e Il Volo. Artista italo egiziano, le parole gli mancano ed il suo sorriso è così sincero da far commuovere. Un grande riscatto, una storia di gioia e di talento.

 

Buonanotte all’Italia.

 

 

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