Fulvio Di Nocera, il cui nome d’arte è Scapestro, è uno dei musicisti campani più apprezzati degli ultimi anni, con il suo basso ha accompagnato alcuni dei maggiori artisti all’ombra del Vesuvio e non solo. Adesso ha deciso di metterci la faccia, imbracciando anche la chitarra ed una penna con la quale ha partorito il suo primo lavoro da solista “Shurhuq” in uscita con Soundfly. In occasione della presentazione del suo disco gli abbiamo fatto qualche domanda per capire cosa si cela dietro questo vento che soffia sul Mediterraneo.
1) Da dove nasce l’idea del titolo, e che pensieri genera in te questo vento tali da scriverci un disco?
Da subito mi è piaciuta la musicalità di questa parola e la forza che ne racchiude. Il vento è una metafora per quelli che sono stati i miei stati d’animo e che hanno trovato nello “scirocco” la chiave per uscire al di fuori del mio mondo interiore.
2) Come sono nate le collaborazioni presenti all’interno dei vari brani? 
Ho avuto la fortuna negli anni di collaborare con diversi musicisti, e nel momento in cui ho deciso di intraprendere le registrazioni del mio primo disco da cantautore , alcuni tra i tanti mi hanno aiutato  nel trovare il giusto vestito alle canzoni. Avevo ben chiaro già prima di iniziare le possibili sonorità che avrei ricevuto da loro . La scelta di alcune voci tra cui quella di Ilaria Graziano in ” Shurhuq “e di Denise Galdo in “Essere di luce ” hanno impreziosito ancor di più questo primo lavoro discografico.
3) A proposito di collaborazioni tu hai una lunga carriera che ti ha visto esibirti con molti dei nomi più importanti della musica in Campania ma non solo, penso ai 24 Grana, Daniele Sepe solo per citarne un paio. Qual è la collaborazione che ti ha arricchito di più?
Ognuna ha aggiunto un piccolo tassello al mosaico , quindi reputo tutte le mie collaborazioni preziose. Tra le tante , quella con i Bisca è stata la più duratura , mi ha visto impegnato in tour e in alcune loro produzioni discografiche dal 2000 al 2008. Diciamo che ho tante “famiglie” e tutte insieme siamo una bella famiglia allargata 🙂
4) Come e quando è avvenuta la decisione di passare dal ruolo di esecutore a quello di autore?
Non è stata una vera e propria decisione , quanto un ‘ esigenza. Mi sono da sempre dedicato alla scrittura , ma spesso le idee restavano nel mio cassetto , poi ho iniziato a scrivere per altri fino a quando ho sentito la necessità di dare la mia voce a quelle storie .
5) Che cosa si prova a metterci la faccia, la penna ed i sentimenti rischiando in proprio?
Non si rischia nulla!  Quello che ho provato nel riascoltarmi è davvero prezioso . Rappresenta una finestra che si affaccia nel nostro intimo , quando c’è verità si sente ed arriva anche agli altri. Per me è stato un processo creativo e di guarigione .
6) Per questo album hai avuto riferimenti musicali particolari che ti hanno ispirato più di altri?
Ho ascoltato tanta musica e tanto diversa , quindi non è semplice trovare un unico riferimento . Ma ci sono stati artisti come Beck ed in particolare il disco morning phase oppure la voce di Lhasa de Sela ad essere tra gli ascolti più frequenti prima della realizzazione di Shurhùq.
7) Lo Scirocco è un vento che soffia sul Mediterraneo ormai diventato quasi un campo di battaglia. Quanto hanno influito sulla tua musica gli avvenimenti che riguardano il tema delle migrazioni e dell’incontro di culture?
La scelta del nome è dovuta anche al conflitto di cui parli.ecco perché credo nella forza di questa parola . Racchiude per me una inquietudine interiore e collettiva. La risposta a questa domanda si trova nel ritornello del brano Shurhùq contenuto nel disco ..se domani passerai di qui porta quiete e pace..
8) Da dove viene la scelta del tuo nome d’arte?
Il mio nome d’arte è un gioco. Scapestro è un alter ego. Ricorda lo scapestrato, ma è più come lo vedono gli altri, in realtà è un piccolo eroe che difende i suoi sogni in un epoca in cui sembra non poterselo più permettere!