Samuel Romano: ho studiato l’ordine dei brani con una sensibilità da DJ

di Paola Pagni

Di Brigata Bianca, l’ultimo , bellissimo , album di Samuel Romano, voce dei Subsonica, avevamo già parlato sulle nostre pagine con un’ impeccabile recensione a cura di Leslie Fadlon , che trovate QUI.

Ma fondamentalmente non ci è bastato: se per diversi giorni consecutivi continui ad ascoltare 15 brani a ripetizione , senza segno di cendimento, significa che in quel lavoro c’è qualcosa di speciale, che ha colpito nel segno.

L’avvicendarsi così perfettamente bilanciato delle situazioni, l’equilibrio stilistico che ne risulta alla fine, nonostante l’eterogeneità dei brani, rivelano quanto Samuel Romano abbia messo in gioco la maestria acquisita negli anni nel creare storie sonore.

E’ stato proprio lui a dircelo , durante la nostra intervista: a voi la lettura.

Intervista a Samuel Romano

Ciao Samuel, solista ma non troppo, infatti hai un sacco di collaborazioni in questo album: ti è piaciuto questo scambio di energie?

Beh sicuramente quando collabori con altri artisti è un momento in cui ci si lascia delle cose a vicenda. In realtà il disco lo avevo pensato e realizzato durante il primo lockdown, quindi era un disco solitario, fatto in studio. Così per reazione ho voluto farlo ascoltare anche ad amici, produttori ed artisti, che si sono inseriti naturalmente, forse perché anche loro uscivano da un momento di solitudine, e quindi avevano la mia stessa voglia di fare. In pratica loro si sono trovati con un amico che aveva un disco pronto, con degli spazi inutilizzati, così sono entrati a far parte dell’album. Il nome dell’album infatti l’ho preso da questo: l’empatia creativa che si è creata tra di noi mi ha molto toccato, e siamo diventati una specie di brigata. Siamo persone che si stimano, che si conoscono e decidono di fare delle cose insieme, in un momento così, molto particolare.

Tra queste canzoni, nate con così tante interazioni diverse tra loro, cosa c’è che le lega?

Il filo conduttore è la mia scrittura fondamentalmente, perché sono tutti brani che ho scritto io dall’inizio, poi successivamente è arrivata la “Brigata”. La mia matrice di scrittura però è quello che unisce tutto, e poi la mia voce ovviamente, che è sempre riconoscibile e che in lavori scritti da me trova ancora di più il suo luogo.

Devo dire che nel momento in cui mi sono trovato ad avere un disco in mano, molto eterogeneo come questo, ho pensato di lavorare molto sulla costruzione di un percorso sonoro: ho lavorato molto proprio sulla scaletta, su come posizionare i brani. Questa cosa mi ha aiutato tantissimo a rendere l’ascolto quasi come un viaggio.

Un viaggio nei contenuti dei testi o nella musica?

Io sono DJ quindi mentirei se non dicessi che seguo più l’istinto sonoro. Per esempio, il primo brano è un inno alla leggerezza, ed in questo momento qua è ovvio che mi sia venuto in mente quel tipo di stimolo per primo. Poi però tutto viaggia con una sensibilità da DJ, quindi coi dpm, le armonie, ho fatto molti esperimenti proprio mixando i brani come se fossi in una serata, che poi comunque è la stessa cosa che facciamo anche con i Subsonica. Perché noi siamo artisti che arrivano dai mondi in cui è naturale costruire delle scalette che si possono suonare in un certo tipo di serata, anche se poi i brani sono anche da ascolto.

Questa Brigata Bianca sembra averti riportato all’elettronica, ai tuoi sound originali: il modo di realizzare questa musica , per te , è cambiato?

Sono tornato all’elettronica per ovvi motivi, perché come ti dicevo questo disco l’ho generato in studio, da solo, con i miei strumenti, che sono quelli che uso con i Motel Connection e con i Subsonica. In più c’era l’idea di ritornare un po’ a me stesso: col primo album volevo sottolineare la rottura, creare rumore, lanciare un sasso nell’acqua che facesse più onde possibili, e così è stato, c’è addirittura chi ha urlato (ride)

In questo lavoro invece volevo rassicurare tutti sul fatto che quell’esperimento non m’avesse cambiato. Sai, a volte si ha la necessita di fare dei viaggi anche in luoghi a gli altri non congeniali, proprio per vedere cose diverse e imparare cose nuove. In questo album torno in me, con un bagaglio diverso, e questo incrocio di cose secondo me ha generato un’evoluzione ulteriore.

Cocoricò ha fatto da apripista a Brigata Bianca, ma anche Nemmeno la luce mi riporta proprio a situazioni da fine millennio: sono atmosfere perdute secondo te?

Non perdute, ma cambiate notevolmente, perché ovviamente quel luogo in cui spopolava la techno, quel tempo in cui la musica Pop si sporcava e interagiva con i linguaggi della techno, è un po’ finito.

Oggi non avrebbe più senso farlo con la stessa formula, si è tornati un po’ a ricercare la matrice di ogni cosa. I generi sono ben definiti e ben strutturati: il crossover è un po’ un fastidio per l’ascoltatore fondamentalmente.

Però soprattutto Nemmeno la Luce, a cui sono molto affezionato, racconta molto della mia vitalità legata proprio all’elettronica: è uno dei brani nato integralmente durante il lockdown, e fa quasi tenerezza l’idea di questa persona chiusa in uno studio che immagina di essere ad un after dopo un rave.

Più che altro è il tipo di scrittura che a parer mio è molto emozionante.

Un brano sicuramente molto evocativo. Riguardo alla polemica su Sanremo invece? Sorvoliamo?

Ma no, diciamo solo che a me non stupisce più di tanto: Sanremo è sempre stato anticipato da qualche polemica, quest’anno c’è questa. È il meccanismo che utilizza da sempre la manifestazione stessa, e se è così va bene.

Comunque è l’unico festival al mondo in cui 20 e più artisti si sfidano con le loro composizioni accettando la classifica, accettando anche il fatto di arrivare ultimi: è una gara che non ha eguali al mondo e quindi secondo me va protetta.

È una nostra fortuna, un nostro tesoro e secondo me va fatto, ovviamente rispettando le regole che ci sono adesso. Comunque è uno spettacolo televisivo: abbiamo visto che dalla Russia ci imitano addirittura per questo, quindi conviene tenercelo caro!

Beh a questo punto spero soprattutto di sentirti al più presto dal vivo, perché questa Brigata Bianca lo merita davvero

Lo farai, perché stiamo lavorando proprio per questo.

Ottima notizia con cui chiudere un’intervista

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