SACRANE (Stefano Pellegrino) presenta il nuovo singolo FALLIN’, fuori oggi in radio e su
tutte le piattaforme digitali. Fallin’ (scritto da Stefano Pellegrino, Cristian Labelli, Simone Di Leonardo e prodotto da
Stefano Pellegrino) è uno struggente brano pop dalle influenze celtiche, folk e soul che fanno da tappeto a delle intense lyric in Inglese, ed è il nuovo estratto dall’album di debutto in arrivo in primavera.
Sacrane racconta: «Questo brano è stato scritto ricordando le sensazioni provate in uno dei momenti chiave della mia vita. A un certo punto accade qualcosa a qualcuno di noi, qualcosa che arriva a far credere che l’unico modo che si avrebbe per potersi sentire davvero liberi sarebbe quello di volare, lanciarsi e prendere il volo per sempre. Tutto quello che serve, e di cui si ha bisogno per sentirsi veramente vivi, è quell’ultima danza nell’aria.
In quel momento non si vede soluzione, si vorrebbe solo abbandonare quella continua lotta, ed egoisticamente non pensare alle conseguenze che quel gesto avrebbe: un percorso pieno di ostacoli che sembra non arrivare mai al suo giro finale. Ma, per qualche ragione, qualcuno di noi arriva a non farlo, forse per un colpo di fortuna, o perché semplicemente non era una cosa scritta nel proprio destino, ritrovandosi ad avere una forza ed una consapevolezza di sé stessi tale da riuscire a dire
“Nessuno mi toglierà mai l’esser fiero di quello che sono”.
Proprio in quell’attimo, in cui si sceglie di lottare per un secondo in più, si cambia il proprio destino, e ci si permette così di diventare quello che in quel momento non si può riuscire ancora a vedere. Questo brano è dedicato a tutte quelle persone che hanno combattuto, o combattono ancora, questo demone in battaglia, coraggiose a tal punto da non arrendersi e
lasciarsi sconfiggere.
Questa canzone è per te, che come me stai continuando a lottare.»
Con queste premesse, che ci hanno molto incuriosito, abbiamo deciso di fare qualche domanda direttamente a Sacrane su questo suo ultimo lavoro, e l’intervista qui sotto è il risultato.
INTERVISTA A SACRANE
Il tuo nuovo singolo “Fallin'” è stato descritto come uno struggente brano pop con influenze celtiche,
folk e soul. Puoi raccontarci di più sul processo creativo dietro questo brano e su come hai incorporato
queste diverse influenze nella tua musica?
Il processo creativo di questa canzone è una delle cose più particolari che abbia mai vissuto e a cui abbia mai
assistito: era come se una parte di me si fosse staccata dal mio corpo e guardasse tutto quanto dall’alto.
Sentivamo il bisogno che questa canzone parlasse quasi in un’altra lingua e di un’altra epoca: mi sono
immaginato al centro di un cerchio di persone appartenenti a un immaginario primordiale, dove ognuna di
esse teneva sulle gambe e suonava uno strumento che permetteva al mio corpo di abbandonarsi a
movimenti mistici. Questo ha influenzato la nostra immaginazione attraverso danze e sonorità tribali, che si
sono rivelate poi capaci di esprimere la drammaticità e al tempo stesso la delicatezza di questo brano. Ci
siamo divertiti molto a ricercare diversi strumenti che richiamassero le atmosfere rituali, come se stessimo
raccontando la storia di un sacrificio in una foresta da parte di una popolazione indigena: alla fine del brano,
si sente la vampata di un fuoco che infiamma e brucia tutto, e una voce che esprime tutta la debolezza, e
allo stesso tempo la forza, di questa canzone.
“Fallin'” è stato scritto ricordando un momento chiave della tua vita. Come sei riuscito a trasformare
quelle sensazioni in un brano così emotivamente coinvolgente?
Il giorno in cui abbiamo registrato la voce, Cristian (uno dei due produttori che hanno lavorato insieme a me
all’intero progetto) ha subito cercato di mettermi totalmente a mio agio, capendo che la canzone avesse
bisogno di esprimere un’intimità e una vulnerabilità che non ero abituato a fare uscire attraverso la voce. La
maggior parte del brano, così come nel caso di un’altra sorprendente ballad contenuta nell’album, è stata
registrata mentre ero sdraiato su un divano, in un’atmosfera di luci soffuse: una cosa abbastanza inusuale,
ma che ci è servita a catturare delle frequenze basse che non riuscivamo a tirare fuori, tentando così di
rievocare e convogliare tutte le emozioni provate in passato, ovvero nel reale momento in cui questa
canzone è effettivamente “nata”, in un qualcosa che andasse a esorcizzare e sostituire del tutto il ricordo
dell’esperienza negativa che ha permesso a questo brano di esistere. La scrittura del testo è stata molto
stravolta nel tempo, infatti qualche anno fa era qualcosa di completamente diverso: avevo bisogno di
raccontare la profonda paura di sentirmi come fossi senza ossigeno, guardandomi dall’alto, impotente.
Solamente dopo essere riuscito a scrivere e aver dato il giusto tono anche attraverso la voce, mi sono
accorto di aver superato il trauma: ricordo infatti di aver aperto gli occhi e visto Cristian che mi guardava
sorridendo. Lì, sono scoppiato in lacrime. Ce l’avevamo.
Un album di debutto in arrivo in primavera. Cosa possiamo aspettarci da questo album e come si
differenzierà dai tuoi lavori precedenti, come ad esempio “Black Wings” e “END (The Complete
Experience)”?
Libertà. Senza ombra di dubbio. Così come il suo titolo, il mio nuovo progetto “FREE” parlerà sicuramente di
essere e sentirsi liberi, e lo fa in un modo finora per me inesplorato. In studio, insieme a Cristian e Simone
che mi hanno accompagnato in questo viaggio, mi sentivo libero di piangere, ridere, ballare, raccontare
storie e rompere le scatole su come volevo che suonassero determinate cose. Una canzone contenuta
nell’album, che reputiamo essere la più potente, parlerà dell’effettivo viaggio che ho compiuto uscendo da
quella “caverna”, dopo averci trascorso del tempo in “Fallin’“ e averci imparato a ballare dentro con
“Demonio”; solo alla fine del brano ci si può permettere di uscire all’esterno, guardando e ammirando un
nuovo orizzonte, fino ad arrivare finalmente a correre per non fermarsi più. Nei testi di questo progetto,
ritorna tante volte il concetto di “libertà”, e viene affrontato sotto molteplici aspetti differenti che hanno tutti
qualcosa in comune, andando dalle ballad, che nascondono influenze electro pop, fino alle ritmiche latinoamericane.
In questo processo, ho potuto finalmente fare pace con me stesso, accorgendomi di star
lavorando per la prima volta a qualcosa di vivo: un progetto consapevole e completo che non suonerebbe in
questo modo senza tutto quello che mi è successo negli anni precedenti. “Black Wings” e poi “Run With the
Devil” e “Damn” (contenuti nell’EP “END”), sono stati capitoli bellissimi che andavano però chiusi, al fine di
riscoprire qualcosa di decisamente più profondo. Sono anni che definisco come “quelli in cui ho imparato”,
sbagliando tante cose, ma che mi hanno portato tutte a questo punto, e ne sono estremamente orgoglioso.
Ascoltare dall’inizio alla fine le canzoni di questo progetto sarà come fare un bellissimo viaggio nei ricordi,
non vedo l’ora!
La tua musica sembra toccare temi profondi e personali, come evidenziato da brani come “Demonio”.
Come scegli i temi e le esperienze da esplorare nei tuoi testi e come ti influenzano come artista?
Scrivere questi testi mi ha aiutato a fare i conti con degli aspetti della mia adolescenza, ed entrata nell’età
adulta, a cui non riuscivo davvero a mettere un punto. “Demonio” è il brano che porterò sempre nel mio
cuore: anche se molto cupo, è riuscito a farmi tornare la speranza in un momento in cui stava venendo a
mancare. Lì, mi sono detto: “forse grazie alla musica posso modificare quel brutto ricordo e trasformarlo in
qualcos’altro”, e l’ho fatto fin quando non ho trovato la pace. In realtà i temi non vengono propriamente
scelti, a volte qualcosa ti scatta dentro e devi permetterti di ascoltare quella voce che ti sta parlando perché
vuol dire solamente che c’è qualcosa di irrisolto che sta lottando per uscire. Anche se bisogna cercare di
restare sempre positivi, non si devono soffocare i momenti di buio, perché sono quelli che possono
insegnarci sempre qualcosa. In qualità prima di persona e poi di artista, ne sono uscito più consapevole, ma
soprattutto decisamente più coraggioso.
Hai recentemente debuttato su VEVO con il video musicale di “Demonio”. Quanto ritieni importante il
supporto visivo per accompagnare la tua musica?
Grazie al video musicale di “Demonio”, girato e montato per conto mio, ho capito quanto ci si possa divertire
a creare una storia da guardare mentre si sta ascoltando una canzone. Per rispondere a questa domanda,
sapevo, per esempio, che per “The Villain” non sarebbe bastato ascoltare semplicemente ciò che abbiamo
creato in studio (perché alcuni elementi per me sono pura follia): avevo bisogno di sentirmi parte della vita
di questo brano tramite una storia caratterizzata da immagini forti, celebrando soprattutto il lavoro fatto
insieme ai miei due angeli portandoli sul set e integrandoli nella storia della canzone. È stato molto
emozionante perché, ogni volta che guarderò questo video, penserò sempre a come cavolo ci sono finito a
lavorare a un progetto così bello, fatto di incontri puramente causali che devono essere celebrati. E perché
non farlo se non con un video musicale che rimarrà lì per sempre? E ti dirò di più: se non ci fossero stati i
video (“The Villain” e visual per “Fallin’”) non esisterebbero le attuali copertine di questi due brani.
Il tuo percorso artistico ha attraversato diverse fasi, dal singolo “Body Shop” nel 2018 a “The Villain”
nel 2023. Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
Le difficoltà esistono anche a supporto dell’arte. Senza queste, non saremmo consapevoli di molte cose, e io
me ne sono riuscito a servire, attraverso i testi, per analizzare e sfogare diversi strati di frustrazione, ansia e
paura. Fortunatamente a volte, come nella vita quotidiana, ci sono anche gli eventi positivi che influenzano
e trasformano quella che è una brutta esperienza, quindi ti direi che è un’interessante fusione di queste due
facce. Prima di scrivere “Demonio” ero fondamentalmente un bambino che non sapeva come farsi strada su
questo percorso e continuare a camminare: ho capito che se volevo provare ad andare avanti, dovevo
parlare della mia parte più intima e che più mi faceva paura, realizzando successivamente che la
consapevolezza permette di fare le cose in maniera decisamente diversa. Per il lato musicale, le mie fonti di
ispirazione sono svariate e quasi tutte internazionali e ti citerei quelle che hanno influito di più sulle sonorità
di questo progetto: Panic! At the Disco, Cher, Lady Gaga e molti altri che se elencassi tutti non basterebbero
dieci righe. Anche se non ha ispirato questo album in particolare, il Mengoni audace e provocatorio ha
sicuramente influenzato una parte di me che mi accompagna ancora oggi.
Nel raccontare la storia di “Fallin'”, hai menzionato il tema della lotta e della resilienza. Cosa vorresti
dire ai tuoi fan che potrebbero trovarsi in situazioni difficili, ispirandoli a continuare a lottare come hai
fatto tu?
Direi loro di avere il coraggio di parlare e pretendere di essere ascoltati, da una persona fidata o da un
familiare. E se non si dovesse trovare nessuna figura di riferimento, di non aver paura di scavare a fondo
dentro sé per trovare la forza di risalire, perché alla fine ci si riesce. A volte é proprio il coraggio che manca,
e non é sicuramente facile ritrovarlo, ma aggrapparsi ad almeno una cosa, che sia una passione o un
semplice pensiero, che può far stare bene anche solo per un piccolo istante può davvero salvare la vita. La
musica é stata la mia, e lo sarà sempre.

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)